The OA: perché Netflix ha cancellato la serie dopo due stagioni?

Nonostante l’idea intrigante di base, The OA è stata ufficialmente cancellata da Netflix, lasciando la storia con un finale aperto e inconcludente. La domanda che in questo momento molti si stanno chiedendo è: perché Netflix ha provveduto alla cancellazione della serie dopo sole due stagioni e senza possibilità di scrivere almeno la parola fine alle vicende?

La notizia della cancellazione da parte di Netflix della serie fantasy The OA è arrivata come un fulmine a ciel sereno, smuovendo un polverone collettivo e generando un malcontento tra i fan che stavano aspettando con impazienza la notizia del rinnovo per una terza stagione. La serie ha avuto un’esistenza tumultuosa e tutt’altro che facile, ma grazie a un’idea totalmente fuori dagli schemi, era riuscita a crearsi il suo piccolo spazio all’interno dell’enorme offerta proposta dalla grande piattaforma di streaming e riuscendo anche a far emergere un discreto numero di seguaci, forse un po’ troppo silenziosi per i gusti di Netflix.

The OA – Stagione 2: spiegazione e significato della serie tv Netflix

Come ben sappiamo, tutte le serie prima o poi finiscono, ma le cancellazioni con finali aperti sono sempre le più difficili da superare, soprattutto se non si riesce a comprendere il motivo per cui alcuni prodotti, seppur di nicchia ma di particolare interesse, debbano finire nel dimenticatoio e nella lista nera di “serie da non iniziare” in quanto incomplete.

Ideata da Brit Marling e Zal Batmanglij, alla loro terza collaborazione insieme, The OA partì già con il piede sbagliato, richiedendo una gestazione più lunga del solito: i due sceneggiatori iniziarono a lavorare su questo concept nel dicembre 2012 e trascorsero i successivi due anni a mettere le basi del progetto per conto loro, prima di presentarsi agli studios e raccontare a voce alta l’idea che avevano buttato già per iscritto. Lavorando con la Plan B Entertainment di Brad Pitt e dopo una battaglia di offerte da più reti, la serie fu annunciata per la prima volta il 5 marzo 2015, riuscendo finalmente a ottenere il benestare da Netflix per otto episodi iniziali.

Dopo più di un anno, precisamente il 16 dicembre 2016, The OA era pronta a debuttare sul servizio on demand con Brit Marling che aveva assunto anche il ruolo della protagonista Prairie Johnson, una giovane ragazza cieca che scompare all’improvviso dalla sua cittadina per poi ritornare sette anni dopo con la vista incredibilmente intatta. Fantascienza, mistero e dramma sono i tratti fondamentali su cui la prima stagione ha fatto presa e che si sono trasportate anche negli otto episodi successivi annunciati da Netflix l’8 febbraio 2017.

Le peripezie della serie non erano finite qui, poiché ci vollero altri due anni prima dell’arrivo di The OA: parte II. Considerati i lunghi periodi di silenzio tra un annuncio e un altro, a nessuno è sembrato inusuale che Netflix non avesse ancora comunicato il rinnovo dei successivi episodi a mesi dalla distribuzione della seconda stagione. La verità è che la piattaforma stava semplicemente aspettando il momento propizio per sganciare la bomba della cancellazione.

The OA cinematographe.it

The OA: il motivo della cancellazione prematura da parte di Netflix

The OA poteva decisamente definirsi come una delle serie più eccentriche e contorte dell’attuale panorama seriale, sfruttando in maniera pazzesca il concetto del viaggio tra universi paralleli e dell’incontro tra mondi simili e contrari, che solo ora sta iniziando a dilagare a macchia d’olio all’interno dell’industria cinematografica: un caso che ha riscosso il consenso di critica e pubblico è stato recentemente quello di Spider-Man: Un Nuovo Universo ma anche il capitolo definitivo di Avengers: Endgame. Quando era ancora in fase di scrittura, l’idea di The OA era decisamente sopra le righe sotto forma di immagini in movimento e catturava facilmente l’attenzione di quegli spettatori alla ricerca di qualcosa di diverso o, meglio, di un concept già adoperato ma poco torchiato da cinema e serialità sempre più fotocopie di loro stessi.

Ma la delusione per la cancellazione non arriva solamente da un’occasione sprecata quanto, piuttosto, dalla consapevolezza che la storia era lungi dall’essersi conclusa e che il finale della seconda stagione non rappresentava nemmeno la metà del viaggio che eravamo destinati a percorrere con la serie. The OA, infatti, era stata pensata per dispiegare gli eventi nell’arco di cinque stagioni, ognuna composta da otto episodi. Netflix, quindi, non si è fermata cancellando semplicemente una singola stagione, bensì un cammino lungo e intricato che sarebbe progredito, stando ai trascorsi della serie, per i successivi cinque anni o forse più.

The OA – stagione 2: recensione della serie Netflix

Alla luce di questo, è chiaro come la piattaforma non avrebbe mai potuto reggere il gioco così a lungo per un prodotto di così limitata risonanza ed estremamente complesso dal punto di vista concettuale e produttivo ma, soprattutto, con una concorrenza tanto pressante che ottiene maggior profitto con minor sforzo. Una spiegazione facilmente intuitiva che è stata confermata al magazine Variety da parte dell’amministratore delegato di Netflix Reed Hastings, secondo cui le ultime cancellazioni della piattaforma sono state il risultato di un attento bilancio dei costi in rapporto alle visualizzazioni riscosse dagli utenti: “Abbiamo piccoli show che vanno molto bene, così come abbiamo grandi show che vanno altrettanto bene. L’unico caso in cui decidiamo per la cancellazione di una serie è quando lo show è molto costoso e non ottiene molte visualizzazioni da parte del pubblico”.

The OA cinematographe.it

La cancellazione di The OA: una decisione troppo affrettata?

Nel corso degli anni abbiamo visto come Netflix concedesse ben più di una possibilità prima di cancellare in maniera definitiva una serie ma perché con The OA ha preferito non dare una seconda chance? Agli inizi, la piattaforma aspettava almeno la terza stagione prima di annunciare la cancellazione della serie in questione ma, nell’ultimo periodo, sembra che essa stia diventando sempre più spietata nei confronti dei suoi prodotti. Il motivo può essere ricercato nella sempre più crescente competizione tra i vari colossi televisivi che stanno mettendo a dura prova il famoso servizio di streaming. In poco tempo, Netflix ha perso il suo primato di maggiore offerente nella richiesta di nuovi prodotti cinematografici e seriali.

In passato, la piattaforma poteva accettare show di basso rendimento in quanto era sicura che, prima o poi, sarebbero serviti per mantenere gli utenti fedeli al servizio e a continuare con il loro abbonamento. L’importante era avere una proposta che fosse la più vasta possibile, sia in termini di contenuti che di generi. Negli ultimi tempi, però, si sta facendo strana l’abitudine di iscriversi al servizio solo per un limitato periodo, così da recuperare le uniche serie di interesse, per poi disiscriversi subito dopo averle finite. Non c’è quindi più bisogno dei prodotti di nicchia che catturino l’attenzione, anche dopo mesi dalla loro effettiva distribuzione, con l’unico scopo di mantenere gli utenti legati al loro servizio. E serie poco conosciute dal grande pubblico come The OA non potevano certo aspirare a convincere le persone a registrarsi a Netflix solo per recuperare i 16 episodi già presenti sulla piattaforma. È chiaro come solo alcuni show, i più celebrati e pubblicizzati, avranno la possibilità di sopravvivere in questo algido futuro del mondo dello streaming.

Per concludere, il lato forse più amaro della vicenda riguarda il contratto di Netflix sui diritti dell’opera, il quale contiene una clausola che impedisce, in seguito a una cancellazione, la creazione di nuove stagioni da parte di altre reti per un periodo di tempo definito a seconda della serie. Nel caso di The OA, basandoci sul commento infranto della sceneggiatrice e attrice Brit Marling, risulta chiaro come Netflix terrà per sé i diritti per diversi anni e che, quindi, la possibilità che lo show veda la luce su un’altra rete è decisamente improbabile. Nonostante questo, i fan hanno già creato una petizione per salvare la serie e chissà che non riescano a compiere il miracolo come è avvenuto mesi fa per Lucifer, che ha ottenuto  un’ultima chance di finire la sua storia per non lasciarla all’immaginazione. L’unica domanda che manca da porsi è: The OA sarà altrettanto fortunato?

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