Mona Lisa Smile: recensione del film con Julia Roberts

Siamo nei favolosi anni Cinquanta, all’alba del boom economico e dei cambiamenti sociali forse più importanti della storia moderna. Le donne sono mogli e madri in eleganti colori pastello, nulla di più. Persino l’istruzione secondaria, quel college prestigioso che dovrebbe formare i leader di domani, non fa altro che prepararle ad affrontare la vita casalinga e l’assistenza al marito, uomo in carriera. È la storia che viene raccontata in Mona Lisa Smile, film del 2003 diretto da Mike Newell con protagonista Julia Roberts.

Nel cast, tante giovani attrici: Kirsten Dunst (Melancholia), Maggie Gyllenhaal (Il cavaliere oscuro), Julia Stiles (la saga di Jason Bourne), Ginnifer Goodwin (La verità è che non gli piaci abbastanza) e, se guarderete attentamente, anche le allora sconosciute Krysten Ritter (Jessica Jones) e Lily Rabe (American Horror Story). Tra gli interpreti troviamo anche Dominic West (The Affair), Marcia Gay Harden (Mystic River), Topher Grace (Interstellar) e John Slattery (Mad Men).

Mona Lisa Smile recensione

Mona Lisa Smile (di cui QUI trovate la scheda completa) è ambientato nel 1953 e ruota attorno alla storia di Katherine Watson che viene assunta come docente di storia dell’arte nel prestigioso collegio femminile di Wellesley.

La donna, trentenne nubile e bohémien, si scontra con le rigide regole della scuola e con l’approccio poco interessato delle alunne, più attente a maritarsi che al proprio futuro personale. Katherine si rende conto che lo scopo del college è questo: preparare le sue studentesse a diventare mogli e madri perfette. La professoressa decide così di stimolare le ragazze con l’arte e le sue mille sfumature, nonostante le mille opposizioni del corpo docente e della direttrice.

Con quella di Katherine si incrociano anche le storie di quattro studentesse che rappresentano le problematiche che affliggevano le ragazze dell’epoca: Joan (Stiles) sogna di andare a Yale, ma sta anche per sposarsi con il suo fidanzato Tommy; Betty (Dunst) non desidera altro che essere una brava moglie; Giselle (Gyllenhaal) vive la sua sessualità in maniera libertina e Connie (Goodwin) teme che non troverà mai l’amore.

Il cast di Mona Lisa Smile è ben assortito: è quasi inutile, oggi, parlare della bravura e dell’espressività della sua protagonista Julia Roberts, qui perfettamente a suo agio in un ruolo che le sembra cucito addosso con quell’ironia e quella tenacia che hanno caratterizzato la sua carriera.

Mona Lisa Smile

Accanto a lei delle giovani attrici che non sorprendono e che confermano l’immagine che, negli anni si sono costruite. Kirsten Dunst è la perfettina poco simpatica in cerca di redenzione, Julia Stiles è la ragazza brillante, Maggie Gyllenhaal non è convenzionale e, per quanto sia perseguitata da quell’aria vaga di timidezza, dimostra poi l’esatto contrario. Ginnifer Goodwin, poi, è ancora la ragazza adorabile, un po’ impacciata e insicura. Spicca nel cast il talento di Marcia Gay Harden, qui una donna fragile che si è arresa alla vita.

La regia di Newell intreccia le storie collegandole l’una con l’altra, ma senza sforzarsi troppo di disegnare per bene gli archi narrativi (tanti) che ci vengono parati davanti in Mona Lisa Smile.

Capita più di una volta, nel corso del film, di pensare che qualcosa sia rimasto incompleto. Troppa carne al fuoco? Forse sì, forse il tentativo di raccontare una sceneggiatura complicata, ricca e con tanti elementi è rimasto un poco in sospeso.
L’intreccio delle protagoniste permette allo spettatore di dipingere davanti a sé uno scenario composto e delineato. Il panorama che ci si para davanti è la vita negli anni Cinquanta: gli obblighi, le regole, la normalità. La vita non sembra essere guidata dai desideri personali, bensì da “ciò che si conviene”.

Mona Lisa Smile

Le problematiche profondamente femministe, però, rischiano di cadere dello stereotipo opposto: se una donna desidera, senza imposizioni, di vivere la sua vita da moglie e madre, allora vale meno di chi, invece, si è costruita una carriera. La pellicola tenta di evitare questo stereotipo, ma forse non è abbastanza. Il preconcetto, però, sta fino alla fine negli occhi di chi guarda.

Mona Lisa Smile è un film che ispira. Ispira a fare grandi cose. Ispira ad essere se stessi, nonostante tutto e tutti. Ispira a inseguire i propri sogni. Ispira a non voltarsi indietro e a guardare ben oltre l’orizzonte nelle grandi decisioni della vita. Ispira anche, a fare ciò che si desidera, senza tener conto degli stereotipi, positivi o negativi poco importa, che ci circondano. Il grande ideale che accompagna l’intera narrazione, ci permette di ignorare per un momento quei difettucci stilistici che sembrava impossibile dimenticare, ma che purtroppo rimangono lì, indelebili come il sorriso della Gioconda.

 

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