Venezia 76 – J’accuse (L’ufficiale e la spia): la presentazione del film di Roman Polanski

Durante Venezia 76 è stato presentato alla stampa J'accuse (L'ufficiale e la spia), film di Roman Polanski sul famoso caso Dreyfuss.

J’accuse (L’ufficiale e la spia) come noto arriva sull’onda delle polemiche che a questa 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia hanno interessato Lucrecia Martel, Presidente di Giuria, e Roman Polanski, criticato dalla regista argentina per i suoi noti trascorsi giudiziari. Le scuse della Martel paiono aver appianato la situazione, ed ora il film del regista polacco, dedicato al celebre “Caso Dreyfus”, è stato finalmente mostrato alla Biennale, ad un pubblico e critica che erano in vera e propria trepidazione per l’attesa.

Ad aprire le danze è stato, durante la conferenza stampa, Luca Barbareschi, attore ma soprattutto produttore del film dedicato alla terribile persecuzione giudiziaria che l’ufficiale francese di origine ebraica subì a partire dal 1894 al 1906, che ha da subito chiarito che nessuno del cast voleva rispondere a domande inerenti alla polemica tra Martel e Polanski (blocco che qualche “collega” del Belpaese ha cercato inutilmente di forzare) e ha voluto sottolineare quanto J’accuse (L’ufficiale e la spia) sia un film incredibilmente attuale e prezioso:

Ringrazio Dio per aver avuto l’opportunità di lavorare con Polanski, in un film così importante, in un momento così delicato. Purtroppo l’Europa ha perso le proprie radici moderate, il proprio centro multiculturale, in favore di un estremismo sempre più preoccupante e dilagante.

J'accuse (L'ufficiale e la spia) cinematographe.it

Alain Goldman (l’altro produttore assieme a Barbareschi e Paolo Del Brocco) ha aggiunto che in un mondo, in una Francia così dilaniata dal risveglio di un antisemitismo dilagante (un aumento del 70% nell’ultimo anno per ciò che riguarda attacchi agli ebrei) “J’Accuse si pone come simbolo di una cultura, di una conoscenza, che sono il perfetto antidoto all’estremismo, all’ignoranza che si nasconde dietro il razzismo, dietro ogni forma di intolleranza. Soprattutto le nuove generazioni devono conoscere queste vicende”.

Sia Goldman che Barbareschi hanno voluto sottolineare come il progetto (partito diversi anni fa) abbia incontrato moltissimi ostacoli dal punto di vista economico, dal momento che “ogni volta che vuole fare un film intelligente, con tematiche importanti” ha sarcasticamente aggiunto Barbareschi “pare che i soldi non si trovino mai!”.

La presentazione di J’accuse (L’ufficiale e la spia) di Roman Polanski a Venezia 76

Presenti alla conferenza stampa anche Louis Garrel (che interpreta lo sfortunato Dreyfus), Jean Dujardin (nei panni dell’eroico Capitano Georges Piquart), Emmanuelle Seigner e il compositore Alexandre Desplat, accolto dalla platea con grande calore. Proprio Garel ha voluto sottolineare quanto lo abbia colpito la vicenda umana di Dreyfus, i cui figli tra l’altro furono deportati durante le persecuzioni naziste, ed il rispetto che nutre per un uomo che affrontò le sue avversità con coraggio e determinazione. “Nel film” ha voluto precisare il 36enne attore e regista francese “tutto ciò che vedete è vero. Certo, il romanzo di Robert Harris del 2013 è stato importante, ma J’Accuse ha voluto essere una cronaca minuziosa di quel dramma, dell’alto momento che la stampa francese visse grazie al famosissimo J’Accuse di Emile Zola.

J'accuse (L'ufficiale e la spia) cinematographe.it

Emmanuelle Seigner (30 anni oggi affianco di Roman Polanski) ha aggiunto quanto J’accuse (L’ufficiale e la spia) sia anche un film sull’isolamento, sull’alienazione nella società, e che “il racconto è stato curato minuziosamente in ogni aspetto, Roman cura ogni dettaglio, sa sempre quale direzione prendere, cosa vuole ottenere…”.

“Roman è un regista molto esigente” ha confermato Dujardin “che non si stanca mai, capace di ripetere all’infinito la singola scena finché non ottiene ciò che è deciso a creare. Il mio personaggio sicuramente si erge a simbolo di ciò che, anche in tempi oscuri e pericolosi, l’uomo sa e può fare per arrestare la barbarie. Credo che il film possa rivendicare una potenza di messaggio e un’attualità assolutamente centrali”.

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