Alessandro Tiberi si racconta tra carriera e vita privata: “La recitazione è un turbinio di emozioni”

Ospite della settima edizione del Castiglioni Film Festival, dove ha ricevuto un importante riconoscimento, Alessandro Tiberi ci ha raccontato e si è raccontato dagli esordi sino ai prossimi impegni.

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Presto lo rivedremo nel ruolo che lo ha reso popolare, quello di Seppia, lo stagista di Boris, nella quarta e attesissima stagione della serie cult le cui riprese inizieranno il prossimo settembre. Lui è Alessandro Tiberi, attore  e doppiatore capitolino con un curriculum di tutto rispetto tra cinema, tv e diverse incursioni in teatro. Lo abbiamo incontrato in occasione del premio a lui conferito nel corso settima edizione del Castiglioni Film Festival. E abbiamo approfittato per rivolgergli delle domande  sulla sua corriera e sui futuri impegni.

La nostra intervista all’attore Alessandro Tiberi

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Alessandro Tiberi riceve il premio al Castiglioni Film Festival 2021 (© Mara Giammattei)

Da figlio d’arte dell’attore e doppiatore Piero Tiberi, quanto il fare questo mestiere è stata una scelta realmente autonoma?

All’inizio era sicuramente il lavoro di papà, con il quale mi piaceva e divertiva cimentarmi. Mio padre non ha insistito nel convincermi a fare questo mestiere, al contrario mi metteva costantemente in guardia rispetto ai possibili rischi. Forse è stato bravo a non servirmi tutto su un piatto d’argento, rendendomi le cose un po’ più complicate nonostante io andassi avanti per la mia strada”.

Quando è maturata in te la decisione di diventare un attore? 

Non ricordo un momento preciso in cui ciò è accaduto. Molto semplicemente e banalmente è quando hanno iniziato a retribuirmi per farlo. Solo quando ti pagano si può parlare veramente di lavoro. A quel punto, indipendente dalla tua di volontà, sono gli altri che iniziano a decidere se puoi portarlo avanti oppure no, scegliendoti per interpretare dei ruoli. Purtroppo questo è un lavoro in cui tu puoi decidere delle cose, a differenza di tante altre che non dipendono da te”.   

Alessandro Tiberi: “I registi cercano in me un antieroe con problemi che non risolverà facilmente

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Alessandro Tiberi al Castiglioni Film Festival 2021 (© Mara Giammattei)

Qual è la caratteristica che spinge i registi e i produttori a puntare su di te?

Innanzitutto devono avere dei progetti dove il personaggio non è il figo di turno che risolve le situazioni complicate o arresta i latitanti. Piuttosto cercano in me quel tipo di antieroe che permette loro di raccontare quelle storie che nascono con un protagonista che ha dei problemi che non risolverà facilmente”.

E tu invece cosa cerchi nei copioni e nei personaggi che ti propongono?

Devo sentire che quel personaggio può vivere la temporaneità più che la contemporaneità. Essere una figura reale, di modo che io possa renderla verosimile. Quindi deve avere una verosimiglianza, perché la realtà nel cinema non esiste ed è sempre trasfigurata. Insomma, un uomo che può camminare sul marciapiede di una città con il passo giusto, perché da lì riesco a partire per costruire un personaggio che abbia un senso”.

Alessandro Tiberi: “Per un attore è importante confrontarsi con personaggi sempre diversi

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Alessandro Tiberi in “Boris – Il film”

Quando nella tua carriera e in quali personaggi che hai interpretato ciò si è verificato?

Credo fin ora in molti personaggi che ho interpretato. Prendo come esempio l’Alessandro di Boris o il Carlo di Tutto può succedere, che sono delle figure con dei problemi reali. Più problemi affrontano questi personaggi e più sono realistici. Magari è una cosa che il pubblico non sa, ma della quale è a conoscenza l’attore. Io devo essere pieno di problemi e il personaggio deve avere delle rogne da qualche parte. Più ne ha e meglio è. Se si tratta di un personaggio che risolve i problemi facilmente senza portarseli dietro, allora faccio molta più fatica”.

Hai mai avuto il timore che certi tipi di personaggi, così popolari, potessero in qualche modo indirizzare lo sguardo degli addetti ai lavori?

“Esiste sicuramente un pregiudizio di base. In Italia se hai avuto un successo in precedenza, tu addetto ai lavori proverai a sfruttarlo il più possibile. Possiamo vederci una mancanza di coraggio o di voler cambiare le cose. Invece il contrario è molto interessante, perché dare la possibilità di misurarsi con personaggi completamente diversi da quelli affrontati prima, per un attore è fondamentale. Ultimamente ho preso parte a un film che è molto lontano da quello che ho fatto sino ad oggi. Si tratta del thriller The Boat, diretto da Alessio Liguori, che è una pellicola di genere nella quale interpreto un personaggio assolutamente drammatico. È qualcosa che sento di avere dentro e che non devo andare a cercare chissà dove. Forse è anche perché sto crescendo e sto cambiando fisicamente al punto tale da non poter più vestire i panni di un tempo. Sento che le nuove generazioni di registi, diversamente da quelli del passato, questo lo hanno capito e fanno meno fatica a vedermi in ruoli agli antipodi. Sta quindi a me trovare il modo di promuovere la mia faccia per altri progetti”.   

Alessandro Tiberi: “Il cinema è un lavoro collettivo, che non fai mai individualmente anche quando sei il protagonista assoluto

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Alessandro Tiberi con Paolo Villaggio in Generazione 1000 Euro

La tua strada si è incrociata in più di un’occasione con quella di Stefano Chiantini, che ti ha scelto per progetti diversi l’uno dall’altro. A cosa si deve questa affinità elettiva?

Lui è stato uno di quelli che ha capito che ho diverse frecce da scoccare nel mio arco, tant’è vero che ho preso parte a diversi suoi lavori. Ci siamo incontrati tanti anni fa in occasione della sua opera prima, una commedia dal titolo Forse sì… forse no… Poi per il suo percorso artistico ha deciso di non fare più commedie, passando al dramma e all’interno di questo genere ha diretto alcune pellicole che mi hanno dato la possibilità di toccare corde differenti. Molto probabilmente perché mi conosce personalmente e sa che dentro di me ci sono lati tutt’altro che comici. Sono quelle strane alchimie che si vengono a creare e sono un misto di amicizia e professionalità. Non mi stancherò mai di dire che il cinema è un lavoro assolutamente collettivo, che non fai mai individualmente anche quando sei il protagonista assoluto. Quindi ci deve essere uno scambio continuo tra le parti”.                 

Tra i compiti di un attore c’è anche quello di emozionare ed emozionarsi. Qual è il sentimento o l’emozione sulla quale hai più difficoltà a lavorare?

La recitazione è un turbinio di emozioni. Più si cresce e più questo mix lo usi a tuo vantaggio. Quello che mi fa più paura e che al contempo mi attrae di più è parlare davanti a una folla e il giudizio di chi mi sta guardando. Mi rendo conto che per chi fa il mio mestiere, il confronto con il pubblico è una condizione necessaria. Ciononostante è una sensazione che non è mai cambiata e che non mi ha mai abbandonato”.

Alessandro Tiberi e la vita privata: “I figli mi hanno insegnato a scindere la vita dal lavoro

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Alessandro Tiberi in “Tutto può succedere”

La paternità ha cambiato in qualche modo il tuo essere attore e se si come?

Ha spostato il centro dell’attenzione da me ad altri essere viventi. Questo mi ha aiutato tantissimo. Il lavoro è una parte della vita, ma prima di diventare padre, il lavoro era la mia vita e non riuscivo a distinguerli. I figli mi hanno insegnato a scindere le due cose e questo paradossalmente ti rende più facile il lavoro. Non significa metterlo in secondo piano o trascurarlo, ma cambiano le proporzioni, con l’attenzione che adesso rivolgo anche ad altro, che ha sicuramente la precedenza. In generale mi ha fatto maturare e reso tutto più leggero, come se qualcuno mi avesse tolto uno zaino pesante dalle spalle”.       

Sempre più attori decidono di passare dietro la macchina da presa. Nel tuo futuro c’è l’idea di compiere questo passo?

Un tempo ti avrei detto assolutamente no, perché ritenevo la regia qualcosa di lontano anni luce da me. Mentre ora più cresco, più aumenta il desiderio di provarci e di lavorare con degli attori che non sia io. Dare delle indicazioni a dei colleghi è una cosa che mi piacerebbe moltissimo. Forse per un attore che ha trascorso tanto tempo su un set, la curiosità di provare un’esperienza dietro la macchina da presa diventa quasi una esigenza. Non penso che sia un passo necessario, ma se c’è un urgenza di raccontare una storia perché no”.   

Alessandro Tiberi: “Mi sento in una fase intermedia della carriera, ma al contempo all’inizio di una nuova fase

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Alessandro Tiberi nella suggestiva location del Castiglioni Film Festival 2021 (© Mara Giammattei)

A che punto della carriera ti senti?

La carriera di un attore è lunga quanto la sua vita e quindi ci sono varie fasi. Adesso mi sento in una fase intermedia, ma al contempo all’inizio di una nuova”.

E se ti guardi indietro cosa manca all’appello?

Moltissime cose, ma fa parte del gioco, nel senso che ci sono stati errori, inciampi e anche cose che particolarmente riuscite. Questo per dire che tutto è frutto del caso, anche se poi di casuale c’è poco. Il caso però ci ha messo lo zampino tante volte, penso ai vari sliding doors della mia vita che mi hanno portato a fare un film piuttosto che un altro. In generale penso di essere soddisfatto di quello che ho fatto sino a questo momento, al netto degli errori di valutazione e di altri cose venute particolarmente bene”.

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