Overlord Cinematographe.it

Piomba nei cinema come i suoi soldati americani sulla Francia invasa dai nazisti Overlord. Il nuovo film della Fox intreccia horror, action e war movie con puntatine non da poco su reminiscenze zombie. La Seconda Guerra Mondiale sta volgendo al termine. Gli americani preparano lo sbarco ma un manipolo di ragazzi viene paracadutato al di là delle linee nemiche per spianare la strada agli Alleati. In questo piccolo excursus dovremo fare inevitabilmente qualche spoiler sul film, ma saranno light. Promesso. Ci ritroviamo in un paesino francese alla Bastardi senza gloria. Una scena di nascondiglio dentro una casa dall’ufficiale nazista di turno ricorda tanto la sequenza iniziale del film di Quentin Tarantino. C’è pure una nuova Shosanna, non la nascosta Melanie Laurant ma la nasconditrice Mathilde Ollivier. Il regista australiano Julius Avery capovolge la scena di Tarantino. Così chi si cela dai nazi non è sotto un pavimento ma sopra un soffitto, mentre dalla fuga lontana di Bastardi, Overlord passa a un sequestro.

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Overlord. Guardando Quentin

Se il profumo di Tarantino si sente fortemente lungo tutta la narrazione, ad esso si accorpano situazioni da zombie movie, ritorni dalla morte e iniezioni di sostanze “rivitalizzanti” alla Re-Animator. Fantastiche a proposito le corpose siringhe di vetro e acciaio. Addirittura c’è un’altra idea che si “aggancia” a niente poco di meno che Cobra. Ricordate il cult anni ottanta con Sly Stallone? Quello che ha visto nascere l’amore tra lui e Brigitte Nielsen dietro le quinte. Nel finale, dopo una solenne scazzottata all’ultimo sangue, non con la Nielsen ma col suo aguzzino, l’eroe in jeans e occhialoni a specchio appendeva a un gancio il cattivone del caso. Addome infilzato da parte a parte e l’impossibilità di uscirne… vivo. Succede qualcosa di simile nel lavoro di Avery, durante lo scontro tra un nazista e un soldato americano ringalluzziti dal siero della vita post mortem. Però in questo caso sfilarsi potrebbe anche riuscire, chissà. A prescindere, si vede che certi ganci, narrativi e non, non passano facilmente di moda.

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Overlord. Un occhiolino a Del Toro, Marvel e Brad Pitt

Poi abbiamo questa figura nazi di un ufficiale con una faccetta buffa, per così dire, un po’ alla Due Facce sulla sponda DC Comics e un po’ alla Red Skull di Captain America su quella Marvel. “Nulla si crea, tutto si riscrive”, potremmo dire. Il pastiche prodotto da J.J. Abrams funziona nel suo modo di gigioneggiare tra morti ammazzati e violenze in varie salse. Se i proiettili sibilano e producono linee bianche come raggi laser, effetto già visto nel Fury con Brad Pitt, l’intrattenimento fila tra machismi action dal grilletto facile e war movie con la voglia di rinnovarsi fantasticando sui famigerati esperimenti dei nazisti sul corpo umano per ottenere il soldato perfetto. Nel film l’avvento di questi superuomini viene chiamato “reich millenario”. Sempre rimanendo in casa Marvel, il pensiero non può non andare all’Hellboy di Guillermo Del Toro. Lì addirittura la fusione tra nazisti e Rasputin spumeggiava tra le fantasie più pindariche, invece qui la costruzione del soldato immortale ha basi ben radicate su un siero, a quanto pare composto da misteriose raffinazioni organiche del catrame. E noi che pensavamo che foderasse le strade o inquinasse soltanto.

Overlord, Spielberg e i commilitoni poco originali

Infine una citazione molto più seria, realmente drammatica, è la caduta di uno dei soldati colpito da un proiettile tedesco. Intorno a lui i commilitoni cercano di mantenerlo in vita come possono, ostruendogli le ferite persino con le mani. Andò così, seppure con toni molto più drammatici, Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg. Lì le pallottole perforavano Giovanni Ribisi, caratterista formidabile che eclissò per un po’ il protagonista Tom Hanks. Overlord gioca con questi rimandi camerateschi, li ribalta sia nella struttura che negli esiti, li manipola assemblando un insieme di cose già viste con uno scheletro di novità in quanto iperbole narrativa. Confeziona un prodotto sfacciato, aggressivo sul mercato dell’audiovisivo e di anima profondamente pop nel modo di rimodulare e rinverdire idee non più inedite.

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