Dopo uno strepitoso esordio e dopo solo un anno, Ari Aster è ritornato al cinema con Midsommar – Il villaggio dei dannati, il suo secondo, terrificante, lungometraggio. Con Hereditary – Le Radici del male, il regista newyorkese si è imposto come nuova leva del thriller/horror autoriale, affiancando Jordan Peele (Noi) in una sorta di new wave del terrore  proveniente dagli States e che si distacca dai prodotti più commerciali e schematici del genere, per dar vita a film dalla forte connotazione stilistica, proponendo un nuovo interessante sguardo. Ari Aster ha dunque portato una sferzata rigenerante e disturbante nel panorama del genere, anche se le due opere fino ad ora prodotte non sono così etichettabii come la definizione “horror” potrebbe far credere.

Midsommar – Il villaggio dei dannati: il secondo film di Ari Aster esce dagli schemi dell’horror della grande distribuzione

In Midsommar, come per il suo film d’esordio, Aster torna a esplorare le tematiche dei rapporti familiari e di coppia, dell’elaborazione del lutto, delle etichette e convenzioni imposte dalla società in cui viviamo. Quello a cui assistiamo è una sorta di trip psicoanalitico, una follia visiva e drogata che coinvolge profondamente e il risultato è di sicuro un passo in avanti in quella che inizia a delinearsi come vera e propria poetica autoriale. La direzione è chiara: il regista conosce bene il genere horror e Midsommar – Il Villaggio dei dannati non nasconde di ispirarsi a un paio dei cult del genere, ovvero The Wiker Man del 1973 o a Picnic a Hanging Rock del 1975. Allo stesso tempo però decide di anteporsi dinanzi ad essi e tralasciare ritmo e originalità narrativa per dedicarsi ad un delirio visivo che tra alti e bassi offre scene potentissime.

Midsommar il villaggio dei dannati, cinematographe

La protagonista di questa storia è Dani, una ragazza che da poco ha perso l’intera famiglia e per sfuggire dalla depressione conseguente a questo evento decide di seguire il suo fidanzato e i suoi amici in un viaggio in Svezia per visitare un remoto villaggio dove vive una comune, ferma all’antichità, con regole particolari e dove si tiene un imperdibile festival che si svolge ogni 90 anni. Una volta lì i ragazzi si accorgeranno però di essere finiti in un posto dal quale non andranno mai più via, perché iniziano ad accadere delle cose terribili.

Midsommar – Il Villaggio dei dannati: una fotografia accecante e una distribuzione coraggiosa

Ari Aster Jordan Peele cinematographe.it
Ari Aster sul set di Midsommar

Se in The Wiker Man non sappiamo cosa sta per succedere ai protagonisti della storia, ed è quello il sale del racconto, in Midsommar – Il Villaggio dei dannati molti indizi ci mettono a conoscenza del fatto che tutti faranno una brutta fine. Infatti quello che affascina di questo film non è tanto la trama, a tratti prevedibile, ma sono la capacità registica di Ari Aster, che conferma di essere abilissimo a padroneggiare la macchina da presa offrendo angolature mai banali, e la scelta di dar vita ad ossessioni e incubi in modo unico. Già Kill List o Il rituale – solo per citare alcuni film che parlano di rituali ancestrali e trip psichedelici – avevano provato a raccontare atmosfere ancestrali inquietanti, ma Aster si supera, offrendo un’opera di difficile visione a causa del ritmo dilatato al massimo e per il disturbo che alcune tematiche e scene offrono.

Ad aggiungere valore il coraggio di scegliere una fotografia quasi accecante (eliminando l’incipit del film in cui c’è invece buio pesto), con effetti surreali, insoliti per film di genere horror, e un’ambientazione bucolica, da cui traspare serenità per i 3/4 del film. Il coraggio di questa scelta, come il montaggio lunghissimo, derivano di sicuro da A24 (casa di produzione del film ed etichetta distributiva che si è imposta nel mercato per aver scelto dei titoli di medio o piccolo budget), dimostrando audacia e soprattutto di avere fiuto su quello che il pubblico cerca. A24 ha distribuito già Hereditary, ma nel suo listino vanta un film Premio Oscar (Moonlight) e casi di genere come Ex Machina, o il super indie Spring Breakers o ancora il cinema autoriale come alcuni film di Yorgos Lanthimos (The lobster  e Il sacrificio del cervo sacro). Oltre a portare alla luce film che senza una distribuzione fresca e campagne pubblicitarie al passo con i tempi cadrebbero nel dimenticatoio, A24 è capace di creare hype intorno ai suoi titoli, proprio come per Midsommar, puntando a descrivere il film come imperdibile perché unico e pronto per divenire banco di confronto con i film horror che usciranno in futuro.

Anche il taglio di 2 ore e 20 di Midsommar – Il Villaggio dei dannati esce fuori dagli schemi

Midsommar - Il villaggio dei dannati, cinematographe

Eppure il pubblico è diviso tra chi ha adorato il secondo lavoro di Ari Aster e chi lo ha odiato, principalmente per l’illogicità e la lentezza. Il film però sta andando discretamente al box office, italiano e internazionale, incassando attualmente circa 30 milioni di dollari come guadagno totale, a fronte dei 9 milioni di budget. Il film però tornerà anche con un director’s cut se le 2 ore e 20 non fossero bastate. Aster, dopo aver dichiarato che il suo taglio originale era di 3 ore e 45 minuti, ha dichiarato che aggiungerà 30 minuti a Midsommar – Il Villaggio dei dannati, tra cui una scena di lotta tra Dani e il suo fidanzato. Anche in questo aspetto Aster e A 24 (la casa di produzione del film) rompono gli schemi, imponendo una durata anomala per un horror della grande distribuzione (il film è girato nei circuiti multisala) che di solito si aggira intorno ai 90 minuti.

Gli incassi sono positivi, ma Midsommar eguaglierà gli egregi risultati del suo predecessore?

Midsommar - Il villaggio dei dannati, cinematographe

Il film in Italia è distribuito da Eagle Pictures, titolo su cui la casa di distribuzione punta molto e che dopo l’apertura e la prima settimana di programmazione regge bene, dato il confronto con due enormi blockbuster come Men in Black: International (primo nella classifica italiana del 31 luglio) e Spider-Man: Far from home che continua ad incassare posizionandosi al secondo posto. Un buon risultato fino ad ora ma per raggiungere l’incasso di Hereditary – Le radici del male mancano all’appello circa 15 milioni e confrontando gli incassi giornalieri si evince che Midsommar – Il Villaggio dei dannati ha sicuramente avuto un’accoglienza più fredda, e il passaparola altalenante potrebbe scoraggiare qualche spettatore. In fondo anche se con qualche pecca – la dilatazione eccessiva in alcuni punti, su tutto, ma anche le interpretazioni che tendono al macchiettistico – il secondo film di Ari Aster lascia un’impronta.

“Parlarne bene o parlarne male non importa, purché se ne parli” diceva Oscar Wilde, forse Aster non sa che esprimendo tutta la sua creatività è riuscito ad aprire nuovamente un dibattito culturale intorno all’horror. Tutte le rivoluzioni hanno aspetti negativi e positivi, Midsommar – Il villaggio dei dannati resterà di certo uno di quei titoli con cui il cinema dell’orrore dovrà confrontarsi nel futuro prossimo.

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