Al cinema dal 13 giugno, Climax è il quinto lungometraggio di Gaspar Noé. Presentato nella Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2018, è una conferma dello stile, dei temi e – in generale – della poetica di Noé, un cacciatore instancabile dell’estetica dell’eccesso e dello scandalo. Il sesso, il corpo umano martoriato dalla violenza, la maternità, gli effetti della droga sulla psiche e sulle relazioni, sono elementi che ricorrono nell’immaginario proposto da Noé, e che ritornano in questo film in maniera più che riconoscibile.

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Ancora una volta, questo autore controverso privilegia l’immagine sulla narrazione, puntando a spiazzare il pubblico e a portare alle estreme conseguenze il potenziale del cast e del plot. Il risultato è un thriller che colpisce dritto allo stomaco, non risparmiando niente e nessuno. Sicuramente un’esperienza difficilmente replicabile e rintracciabile in altri autori contemporanei. Gaspar Noé è unico. Per fortuna.

La risposta del pubblico a Climax

Climax non è esattamente quello che si definirebbe un prodotto mainstream. Riservato a una nicchia specifica, che segue fedelmente il regista per amarlo e/o disprezzarlo, non è un film che può essere distribuito e proiettato a cuor leggero. Per questo motivo, oltre alla (prevedibile) restrizione che non consentirà l’ingresso in sala di un pubblico minore di 18 anni, ci si poteva aspettare un incasso esiguo per il primo weekend. Si parla di 11.300 euro per i giorni di debutto nei cinema italiani, da dividere su 28 sale in tutto il Paese, con una media per sala di circa 403 euro. Non eccezionale, ma – è il caso di ricordare – non si tratta di una pellicola che punta al botteghino, quanto, piuttosto, a una ristretta cerchia di spettatori, oltre che alla critica. O, forse, neanche a quelli.

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La reazione degli esercenti italiani alla censura per il pubblico minorenne è stata decisamente dura. Secondo i proprietari delle sale, infatti, è il veto a limitare i potenziali incassi di Climax che (sempre secondo la loro opinione) non avrebbe nulla che un ragazzo o una ragazza con meno di 18 anni non possano vedere. Al di là dell’alzamento del tenore di violenza e di scene sessualmente esplicite all’ordine del giorno in prodotti audiovisivi su cui la censura ha poco o nessun effetto – tipo le serie tv, normalmente fruibili in streaming o in televisione – va detto che Climax è un film altamente disturbante e che la censura è – se non condivisibile – assolutamente prevedibile. Il regista sembra aver preso con maggiore filosofia la restrizione, dichiarando che il V.M. 18 non ha mai fermato i ragazzini che vogliono vedere un film, anzi.

Un film da vedere in sala

Climax Gaspar Noé, Cinematographe.it

Se c’è qualcosa con cui non si può che essere d’accordo con gli esercenti, è la necessità di vedere Climax in sala. Così come si può dire di un altro film di Noé, Enter the void, la linea narrativa non sarebbe altrettanto efficace se seguita sul piccolo schermo. Sono film che basano gran parte della loro suggestione sull’effetto ipnotico delle immagini, sull’uso personale della camera e sull’ambiente che il suono riesce a ricreare nel buio della sala. Se il principio secondo il quale l’habitat naturale e ideale di ogni film è il grande schermo può essere applicato a ogni prodotto, questo è particolarmente vero per Climax e – in generale – per il cinema di Gaspar Noé.

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A farla da padrona per tutta la durata della pellicola, la colonna sonora che batte forte e incessante dall’inizio alla fine. Il muro del suono che si crea in sala si unisce alle immagini al neon e al movimento continuo, vorticoso, ipnotico, estenuante dei ballerini protagonisti del film. Il risultato è la riproduzione di un’esperienza psichedelica che lo spettatore riesce a raggiungere senza bisogno di assumere sostanza psicotrope – a differenza dei personaggi che vivono (e muoiono) sul grande schermo. Nel bene e nel male, è decisamente improbabile che lo stesso effetto si ricrei durante una visione meno concentrata e immersiva, come quella sullo schermo del pc o della televisione.

Climax, un altro esercizio di stile di Gaspar Noé

Climax Cinematographe.it

Ripercorrendo la carriera del regista, che ha eletto sua patria d’adozione la Francia e in Francia ha trovato la sua fortuna, si può individuare in Climax un ultimo tassello coerente e in continuità col passato. Dal primo mediometraggio con cui Noé si è fatto conoscere dal pubblico dei festival – Carne del 1991, prequel del lungo Solo contro tutti del 1998 – all’infinita sequenza di stupro che l’ha consacrato come regista crudo e provocatore di Irréversible (2002), fino al già citato Enter the void (2010) e al pluri-censurato Love (2015), il suo è un percorso di esplorazione di tematiche ben chiare e ben note.

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Ricorrente, per esempio, la sua riflessione sulla maternità e sulla scelta (decisamente non serena) alla sua rinuncia. Era stata la gravidanza dell’amante a incastrare Murphy in una relazione in cui ripone scarso interesse e a dividerlo dal suo grande amore Electra (in Love), era stata la maternità della proprietaria del bar a legare il macellaio a una vita che detestava e a separarlo dal grande amore (incestuoso) per la figlia (in Carne). La maternità sembra essere un’arma della donna contro l’uomo, uno strumento di persone deboli e calcolatrici per rovinare la vita al prossimo. Mettere al mondo un figlio diventa atto di puro egoismo, secondo lo sguardo impietoso del regista argentino. In Climax la maternità e la sua interruzione diventano oggetto di isterie condivise, in cui sempre la donna – la diabolica creatura che terrorizza la mente di Noé – esprime tutta la sua atroce inaffidabilità.

Così come la maternità, anche l’alterazione psicofisica data dagli stupefacenti trova il suo posto d’onore. In Climax, e in Enter the void, la droga e i suoi effetti sono il primo motore immobile di tutta l’azione: qui diventano la causa della perdita di controllo collettiva che porta i ballerini a massacrarsi a vicenda. La liberazione degli istinti più bassi (o più alti?) mette in luce la vera natura dell’Uomo, una bestia sublime che – qualunque cosa accada – non smette mai di danzare e scopare. Sesso e droga sono intrinsecamente legati in un doppio binario di resistenza e di liberazione: sono chiavi per salvaguardare la natura umana dall’imposizione di una società rigida, schematica, fredda e triste. Morte e amore, Eros e Thanatos, sono i capisaldi di tanta, tantissima letteratura e – sicuramente – tra gli interessi principali di Gaspar Noé.

La distruzione della bellezza in Climax di Gaspar Noé

Gaspar Noé

La chiacchierata scena dello stupro nel sottopassaggio parigino che ha messo alla dura prova Monica Bellucci in Irréversible è emblematica del rapporto di Noé con la bellezza. Il regista riesce in maniera assolutamente efficace a mostrare il rapido deperimento della perfezione e il gusto umano della distruzione di tutto ciò che è bello e puro. Il sesso come arma è, d’altra parte, centrale anche in Carne, in cui il protagonista penetra con odio e con sdegno la compagna, dandosi motivazione e carica col pensiero della figlia adolescente. Climax è un vaso di bellissimi fiori freschi che si osserva marcire in un rapido time lapse, è il teschio che accompagna le fanciulle prosperose delle tante Vanitas della pittura, è un monito a non considerare la bellezza come valore imperituro.

Proprio per rendere più drammatica la sua distruzione, Noé ha scelto una bellezza davvero incantevole. L’unica attrice professionista – e già famosa – è la protagonista Selva, interpretata da Sophie Boutella (che ha preso parte a grandi produzioni internazionali come Star Trek Beyond, La Mummia e Atomica Bionda). Il resto del cast è composto da ballerini professionisti e un dj molto popolare in Francia (sopratutto nella scena LGBQTI) – Kiddy Smile – che Noé lascia parlare in maniera spontanea sulla base di un canovaccio, evitando quell’effetto-recitato che avrebbe sicuramente guastato il film.

Climax è il canto di libertà di un regista che sembra più interessato ad esprimere se stesso che a comunicare col pubblico. D’altra parte, la cosiddetta Settima Arte è così malleabile che non è mai giusta o sbagliata: sicuramente la poetica di Noé ha il merito di elevare alla massima potenza le intenzioni dell’autore, scrollandogli di dosso ogni responsabilità o costrizione di mercato. Proprio perché non pensato per piacere, a molti potrà addirittura disgustare, indignare, far arrabbiare. Ma lasciare indifferenti, quello no.

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