Blonde: la storia vera di Marilyn Monroe e le differenze con il film

La storia vera dietro Blonde, controverso biopic su Marilyn Monroe che si prende molte libertà narrative nella ricostruzione della vita della Diva.

Cosa c’è di vero in Blonde? Quanto di ciò che viene raccontato è avvenuto realmente? Chi era Norma Jeane Mortenson e chi Marilyn Monroe? Sono queste le principali domande che balenano nella mente di uno spettatore che si appresta a vedere il film di Andrew Dominik. Tratto dal romanzo – controverso e strabordante – di Joyce Carol Yates, Blonde ne segue pedissequamente le fila e la narrazione, con l‘esplicito intento di creare non una biografia strutturata e fedele ma un flusso di coscienza lungo quasi tre ore, nel quale costruire e allo stesso tempo decostruire il mito “Monroe”, per raccontare cosa si celi dietro la maschera. Una versione romanzata di una storia privata divenuta collettiva, di cui tutti conservano un pezzetto nella propria memoria. Per questo diviene impossibile un confronto diretto e strutturato tra finzione e realtà – come se la fedeltà all’opera, o in questo caso, alla vita di partenza sia l’unico parametro con cui giudicare qualcosa “tratto da una storia vera” – ma diventa necessaria un‘analisi dei punti cardine dell’esistenza di Norma Jeane\Marilyn Monroe. Infanzia, relazioni con uomini incapaci di amare o di farsi amare e un rapporto conflittuale con la maternità. Sono questi i punti salienti del racconto, in grado di sconcertare e scandalizzare il pubblico proprio nella misura in cui vengono raccontati in tutta la loro crudezza. Scopriamo dunque cosa c’è di vero dietro alla narrazione di questi momenti.

Blonde – la storia vera di Marilyn Monroe

L’infanzia turbolenta di Norma Jeane

Blonde storia vera - Cinematographe.it

Blonde racconta l’infanzia di Marylin Monroe in maniera particolarmente turbolenta. Figlia di una madre alcolista e di un padre assente, Norma entra in scena come una bambina vittima di violenze fisiche, che lotta per mantenere un rapporto con la madre mentalmente instabile. Dopo una serie di crisi del genitore – dovute proprio ai suoi problemi mentali – la futura Marilyn viene data in affido, finendo poi in un orfanotrofio mentre la madre è ricoverata in un ospedale psichiatrico. L’incipit della pellicola è, purtroppo, accurato e corrispondente alla realtà. Norma non ha mai conosciuto suo padre e, in seguito al crollo di sua madre nel 1934 – la donna soffriva di schizofrenia paranoide, – è stata portata in un orfanotrofio e successivamente accolta in alcune famiglie affidatarie. Nel 1942, a soli sedici anni, Norma sposò l’agente di polizia James Dougherty per evitare di tornare in una struttura di accoglienza.

La controversa relazione con il Presidente John F. Kennedy

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Nessun iconico abito tempestato di diamanti, nessuna sensuale esibizione per il compleanno di JFK. In Blonde la presunta relazione fra Monroe e il Presidente degli Stati Uniti viene rappresentata in maniera brutale, in una delle scene più criticate del film. Dominik gira infatti una sequenza inquietante ed esplicita, nella quale Marylin viene condotta da Kennedy, che si sta riprendendo da un intervento alla schiena. JFK dapprima la costringe a praticare del sesso orale e successivamente abusa di lei. Prove a carico del presunto stupro non ne sono state mai trovate. Nella realtà, il rapporto fra la Diva e il Presidente si è sempre limitato a pettegolezzi e rumor, alimentati proprio da quel Happy Birthday cantato nel 1962.

Secondo alcuni storici le strade di Monroe e JFK si sono in realtà incrociate molto raramente. Teoria che si fonda sulla dichiarazione di Ralph Roberts, amico intimo dell’attrice. Roberts sostiene infatti che Marilyn gli abbia confidato che la fatidica sera del 24 marzo 1962 è stata l’unica volta che ha incontrato John F. Kennedy: “Molte persone hanno pensato, dopo quel fine settimana, che ci fosse di più. Ma Marilyn mi ha fatto intendere che non fosse un evento importante per nessuno dei due: è successo una volta, quel fine settimana, e basta”. Altre fonti sostengono invece che Monroe avesse un rapporto molto profondo con JFK e che quella relazione coinvolgesse anche suo fratello Robert: “Era abbastanza chiaro che Marilyn avesse avuto rapporti sessuali sia con Bobby che con Jack” – ha infatti affermato nel suo romanzo, Marilyn, il biografo James Spada.

Blonde – Marilyn Monroe ha abortito?

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Blonde ritrae Monroe in conflitto costante con l’idea di maternità, da lei sempre vissuta in maniera antitetica. Diventare madre era infatti allo stesso tempo il suo desiderio più grande e la sua più grande paura, dal momento che viveva con terrore costante l’idea di diventare come sua madre e di poter trasmettere a suo figlio la malattia mentale che aveva colpito non solo sua madre ma anche sua nonna. Timore che, nella pellicola, si trasforma nello spirito del feto da lei abortito. Le altre sue due gravidanze, sempre nel film, terminano poi con un aborto spontaneo. Anche in questo caso non ci sono prove di un aborto di Marilyn Monroe, la quale ha però subito tre aborti spontanei durante il suo matrimonio con Arthur Miller. L’interruzione così brusca di ben tre gravidanza ebbe poi ripercussioni sulla già fragile psiche dell’attrice, che viveva la mancata maternità come un tentativo del suo stesso corpo di impedire che lei diventasse come sua madre.

Marilyn Monroe e la relazione a tre con Cass Chaplin Jr. e Eddy G. Robinson Jr.

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Andrew Dominik, come già accennato, si prende molte libertà nel raccontare la vita di Marilyn Monroe, nel tentativo di rendere tangibile il suo dolore, la sua sofferenza e il suo essere oggetto costante di attenzione da parte dei media. Uno dei punti salienti della pellicola, inventato però totalmente dal regista, è la relazione a tre di Marilyn Monroe con Charlie “Cass” Chaplin Jr. ed Edward “Eddy” G. Robinson Jr. In Blonde, i tre attori si conoscono ad un corso di recitazione e ben presto decidono di intraprendere una relazione a tre, che diventa immediatamente oggetto di pettegolezzo in tutta la città. L’agenzia di Monroe le intima di troncare il rapporto, che finisce, però, solamente nel momento in cui l’attrice rimane incinta ed abortisce. Monroe e Chaplin Jr., in realtà, ebbero una fugace relazione, raccontata dallo stesso Chaplin Jr. nella sua autobiografia del 1960, intitolata My Father, Charlie Chaplin. La relazione viene anche citata nel libro del giornalista Anthony Summers, Goddess: The Secret Lives of Marilyn Monroe. Secondo Summers, Chaplin Jr. avrebbe persino presentato l’attrice alla sua famiglia, durante un pranzo organizzato nel 1947.

Quale che sia la verità e fin dove Andrew Dominik abbia spinto la finzione narrativa, in fondo, non si scoprirà mai completamente. Ciò che è certo è che Blonde – disponibile su Netflix dal 28 settembre – ha contribuito a modificare il concetto classico di biopic, attraverso una visione romanzata, cruda ed esplicita di una vita divenuta pubblica nel momento esatto in cui si è compiuta. E per questo continuerà a far parlare di se molto a lungo.

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