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Il Dio del tuono più conosciuto nell’universo è tornato. Mai stato così colorato, fracassone, derisorio, il terzo capitolo sull’aitante figlio di Odino, intitolato Thor: Ragnarok (qui il trailer del film) e in uscita nelle sale italiane dal 25 ottobre, è la svolta parodistica del genere sui supereroi, il quale propone come ultimo articolo del proprio catalogo uno sfrontato film che sempre più ricerca l’ironia e l’ammiccamento all’interno del suo stesso filone, tralasciando una sostanziale parte della costruzione solida di una storia che sarebbe stata comunque eclissata dal susseguirsi continuo di situazioni al limite dell’assurdo.

L’ormai famoso appartenente degli Avengers Thor (Chris Hemsworth) e il suo ancora subdolo, ma meno distruttivo, fratello Loki (Tom Hiddleston) devono proteggere il loro dorato regno di Asgard dalla sconosciuta e quanto mai letale sorella Hela (Cate Blanchett), dea della morte e pronta a rivendicare quel trono su cui crede di dover sedere di diritto. Precipitati lontani dalla loro terra, lasciando indifeso il proprio popolo, Thor cercherà di sfuggire dai giochi goliardici del Gran Maestro (Jeff Goldblum), mentre Loki tenterà al suo solito di trovare il miglior modo per sopravvivere attraverso sotterfugi e inganni. Una permanenza sul pianeta Sakaar tumultuosa, all’insegna della fuga e di ritrovamenti tra vecchi amici.

Thor: Ragnarok – Il Dio del tuono perde i capelli ed acquista ironia

Il biondo Thor perde i lunghi capelli, ma invece di piegarsi come il mitologico Sansone acquista irriverenza, comicità e sfrontatezza per intraprendere la sua nuova scanzonata avventura nel film di Taika WaititiThor: Ragnarok. Se nel 2011 con il primo Thor si assisteva all’introduzione del supereroe dall’invincibile martello, incapace di cogliere qualsiasi barlume di ironia e del tutto impreparato sul fronte dell’eloquente botta e risposta, il sovrano di Asgard sembra oramai aver appreso il dono della parlantina mostrandosi come un personaggio che, attraverso le diverse fasi passate nell’universo cinematografico Marvel, si trova a tutt’altro punto d’arrivo rispetto a quello da cui era partito.

Diretto seguito delle vicende consumatesi durante Avengers: Age of Ultron (2015), Thor: Ragnarok si distacca visibilmente dal suo predecessore in linea diretta, Thor: The Dark World (2013), mostrando questa volta di oscuro veramente poco e concedendo uno spazio spropositato a risate che assolutamente non temono di cadere nel demenziale. Gli sceneggiatori Eric Pearson, Craig Kyle e Christopher Yost costruiscono una baracca di sketch, siparietti umoristici e trovate sempliciotte su di uno script totalmente assemblato per consequenzialità di eventi non necessariamente motivati da logica o credibilità – quella legata naturalmente al concetto di sospensione dell’incredulità di fronte a un prodotto spiccatamente fantastico –, spiazzando lo spettatore per la disorientante scelta di stile sia narrativo che visivo, in un folle circo messo in moto da dei, valchirie, Hulk e antagonisti.

Thor: Ragnarok – Quando i supereroi perdono l’eroismo per poter intrattenere

thor ragnarokIl film non mostra alcuna remora nel voler gettare al vento il concetto di infallibile supereroe intorno al fino ad ora prode Thor e ne dà conferma creando una sorta di anti-poetica eroica che per nulla ci si aspetterebbe da un simile protagonista, avvicinandosi sempre più a quella conformità di marchio Marvel Studios legato non necessariamente alla spettacolarità dei combattimenti, al confronto manicheo tra bene e male, ma al far divertire il pubblico, a volte anche con i più facili trucchetti. Una rinascita del Thor di Chris Hemsworth che è insieme, per quanto irragionevole possa sembrare, la sua forza e la sua debolezza: il voler suscitare vivamente l’ilarità del pubblico, rischiando però di rivelarsi soltanto un procedimento macchinoso e rasente il fastidio.

Irrilevanti le prestazioni recitative degli attori in Thor: Ragnarok pur contando il film un cast dalle grandi capacità interpretative. La stessa Cate Blanchett, nell’aderente tuta della sua Hela, si presta ad una lotta di potere totalmente trascurabile e che fa da magro scheletro alla giostra di battute e stramberie del cinecomic, al pari del suo collega Jeff Goldblum, Gran Maestro del pianeta Sakaar e della sua arena, regnante di un improbabile connubio tra le dinamiche e le atmosfere de Il Gladiatore e Hunger Games. Se Thor: Ragnarok sia il marcato inizio di una tipologia di racconto dei supereroi più comico anziché più strutturato non possiamo ancora saperlo, per il momento una sola cosa è certa: la famiglia di Odino non riuscirà mai a stare lontana da vendicativi e irrisolti legami familiari.