The Walking Dead 7×16: recensione dell’adrenalinico finale di stagione

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Non è facile essere fan di The Walking Dead. Lo show prosegue da 7 anni, tra momenti epici e altri infinitamente noiosi. Amiamo follemente e incondizionatamente Rick Grimes e compari, certo, ma cerchiamo disperatamente un epilogo che – secondo il produttore David Alpert, ma non solo – potrebbe arrivare tra anni. Questa settima stagione appena passata non ha migliorato la situazione e il finale – sebbene ce l’abbia messa tutta per riportare a sé i fan che, ormai, hanno perso interesse – non ha mai davvero ingranato la marcia giusta: The Walking Dead 7×16 è passato dalla prima alla quinta, poi ancora alla prima, senza mai scalare nel modo narrativamente corretto.

Sarà forse inutile dirlo, ma se non avete visto The Walking Dead 7×16, fermatevi ora: ci saranno moltissimi spoiler.

La settima stagione dello zombie show ispirato ai fumetti di Robert Kirkman si è conclusa con un’adrenalinica battaglia tra due fronti opposti che occupa circa metà dell’episodio: i sopravvissuti di Alexandria e il Regno di Ezekiel contro i Salvatori di Negan in combutta con gli Scanvegers, prevedibili voltafaccia. A condividere l’attenzione nel corso della puntata troviamo il lento e inesorabile percorso verso la morte di uno dei personaggi principali, Sasha. Lo sapevamo che sarebbe successo: l’attrice Sonequa Martin-Green – per altri impegni lavorativi – ha dovuto dire addio alla serie; si trattava solo di capire come e quando. Sasha se n’è andata mantenendo quella linea narrativa che l’aveva condizionata dall’inizio: si è sacrificata per salvare gli altri, per permettergli di avere una possibilità contro i più numerosi e meglio armati uomini di Negan.

The Walking Dead 7x16

L’addio di Sasha è stato senza dubbio toccante: andava salutata nel modo giusto e ciò è avvenuto. Ma è stato corretto caratterizzare tanto il personaggio con la sua breve (seppur intensa) storia con Abraham? Certo l’ha toccata nel profondo e tutte le sue azioni della settima stagione sono state condizionate dalla sua perdita, ma Sasha era molto di più. Ciò che più sorprende è che, viste le modalità con le quali è morta (trasformandosi e attaccando Negan e permettendo, di conseguenza, la difesa di Alexandria), questa importanza era ben percepita anche dagli sceneggiatori. Per questo risulta, poi, abbastanza ovvio che l’intento principale era commuovere e il risultato è per forza di cose meno efficace.

Insomma, buono l’intento, ma le modalità lasciano parecchio a desiderare. Questa frase sembra riassumere gli ultimi anni della serie e, più di tutto, The Walking Dead 7×16.

Gli showrunner sembrano ormai solo allungare il brodo con una serie che – se escludiamo qualche picco davvero degno di nota – ha perso l’interesse del grande pubblico dopo la terza stagione. A farne la forza è l’affezione, innegabile dei fan: gli ascolti calano, certo, ma rimangono altissimi. The Walking Dead è uno degli show più di successo del network che lo trasmette, AMC, e anche in Italia la fan-base è davvero dura a morire. Siamo teste dure, ormai affezionati ai personaggi e alle loro storie, più di tutto curiosi di scoprire come andrà a finire.

The Walking Dead 7x16

Nonostante ogni detrazione – che, ammettiamolo, rimane indubbiamente legittima – The Walking Dead 7×16 ci ha portati verso l’alba di un nuovo giorno. La settima stagione era iniziata nel peggiore dei modi, con l’addio violentissimo di due tra i personaggi preferiti dai fan: Glenn e Abraham. La serie, episodio dopo episodio, si è dedicata a guarire la ferita emotiva lasciata aperta e pulsante da Lucille. Ferita che forse, ormai, può dirsi cicatrizzata: sia quella dei fan, che quella dei protagonisti, messi a dura prova dall’arrivo del grande villain Negan (uno dei più complessi del panorama televisivo mondiale, tra l’altro).

Siamo pronti, ora, ad affrontare una nuova stagione che, con tutta probabilità, vedrà la sconfitta del cattivo, la vittoria dei buoni e qualche perdita, più o meno importante. La storia, dopo sette lunghi anni, l’abbiamo capita. Eppure, noi saremo ancora qui: emotivamente coinvolti come non mai, a gioire delle vittorie e con le lacrime non troppo nascoste per colpa delle sconfitte. Avanti il prossimo.

 

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