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Alla 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia è il giorno di The Sisters Brothers, film scritto e diretto da Jacques Audiard sulla base dell’omonimo romanzo di Patrick deWitt. Un western cupo e sanguinolento, ma al tempo stesso intriso di grande umanità e di un efficace dark humour, interpretato da John C. ReillyJoaquin PhoenixJake GyllenhaalRiz Ahmed.

The Sisters Brothers: il western intimo e familiare di Jacques Audiard

The Sisters Brothers

Nell’Oregon della metà del diciannovesimo secolo, i fratelli Eli (John C. Reilly) e Charlie (Joaquin Phoenix) Sisters vengono ingaggiati dal temibile Commodoro (Rutger Hauer) per dare la caccia al chimico Hermann Kermit Warm (Riz Ahmed), che dopo aver scoperto una formula per trovare l’oro ha un conto in sospeso con il capo dei fratelli. Sulle tracce del chimico c’è anche John Morris (Jake Gyllenhaal), mandato in avanscoperta dai fratelli Sisters ma pronto a stringere con la sua preda un’improvvisata alleanza. Comincia così un lungo e duro viaggio dei personaggi dall’Oregon alla California, alla ricerca dell’oro ma anche della loro umanità perduta.

The Sisters Brothers

Su quella che ormai non esitiamo a definire la piazza più prestigiosa dell’industria cinematografica, il cineasta francese Jacques Audiard (già dietro la macchina da presa per Il profeta, Un sapore di ruggine e ossaDheepan – Una nuova vita) dimostra ancora una volta il suo eclettismo e la sua originalità, mettendosi alla prova con un genere inflazionato e in declino rispetto a un tempo come quello del western e dando vita a un’opera di sorprendente umanità e di insperata freschezza, esaltata dalle intense prove dei 4 protagonisti. Un western più di personaggi che di storia, dove l’inseguimento e la ricerca diventano un pretesto per fare emergere e scontrare i tratti caratteristici delle personalità dei protagonisti e per mettere contemporaneamente in scena una sottile ma tangibile critica alla violenza e alla spietata corsa all’arricchimento.

The Sisters Brothers: un western più di personaggi che di racconto

The Sisters Brothers gioca con gli stereotipi e le convenzioni del genere, riuscendo nel non facile intento di portare sempre lo spettatore nella direzione opposta a quella in cui avrebbe creduto di andare. Il nucleo della storia è certamente composto dai personaggi impersonati da John C. Reilly e Joaquin Phoenix, che duellano in bravura nel dare vita all’affresco di due criminali con un proprio personalissimo codice morale, con il maggiore (Eli) ormai logorato dalla vita da fuorilegge, in cerca di un’esistenza il più possibile pacifica e serena e quasi protettivo nei confronti di Charlie, più incline a continuare una strada fatta di vizio, trasgressione e violenza. Una fratellanza vera, dura, sanguigna, fatta di contrasto e opposizione e di indomito amore, magistralmente reso da due dei migliori interpreti su piazza, che scavano dentro ai rispettivi personaggi con una profondità e un’intensità più uniche che rare.

Nel loro affetto castigato dal loro modo di vivere, ma visibile in ogni piccolo gesto, dalla necessità di aiutarsi nei momenti di difficoltà alla reciproca condiscendenza verso i rispettivi difetti, sta il cuore di un racconto intimo e mai banale, che nobilita e riporta alla ribalta il western d’autore, già galvanizzato dai Coen con il loro The Ballad of Buster Scruggs, anch’esso in concorso al Lido. Meno viscerale, ma non meno importante, è il legame fra i personaggi di Riz AhmedJake Gyllenhaal, estremamente efficaci pur con un minutaggio inferiore rispetto ai colleghi. Un contrasto più concettuale che umano, fra l’idealismo del primo e la scaltrezza del secondo, che costituisce un perfetto contraltare sociale alla vicenda dei fratelli.

The Sisters Brothers: fra umanità e ossessiva ricerca della ricchezza

I quattro personaggi si cercano e si inseguono, fra risse e sparatorie, fra agguati e (dis)avventure con i ragni, avvicinandosi lentamente a quello che appare come uno scontato incontro/scontro finale. Jacques Audiard invece ci stupisce nuovamente, dando a  The Sisters Brothers un’appendice fatta di una sincera, seppur forzata dagli eventi, fratellanza e da un’ossessiva ricerca della ricchezza, anche a discapito delle conseguenze fisiche, che diventa una toccante metafora della tendenza umana a sacrificare se stessa e il prossimo nella ricerca di un fatuo benessere e di un passeggero successo.

Il percorso concettuale di ritrovata, seppur fallace, umanità ci trascina poi verso un toccante finale, che riesce nell’impresa di fare sentire allo spettatore dei sentimenti difficilmente esprimibili su schermo, come la serenità e la più travolgente felicità familiare. Cardine di questo percorso diventa la porta aperta del nido familiare, la stessa che precludeva all’eroe senza macchia di John Wayne in Sentieri selvaggi una vita ordinaria, e che nello splendido The Sisters Brothers diventa invece il traguardo per mettersi alle spalle il passato in nome di qualcosa di più ordinario e meno avventuroso, come una casa e una famiglia da ritrovare.

The Sisters Brothers: una delle vette del western contemporaneo

A completare il successo The Sisters Brothers le musiche di Alexandre Desplat e le splendide e incontaminate location, con le prime che sostengono il ritmo della narrazione pur essendo lontane dalle tipiche epiche melodie del western e le seconde che diventano il perfetto teatro della vicenda, nonostante appartengano a territori come la Spagna e la Romania, distanti migliaia di chilometri dall’ambientazione della storia.

The Sisters Brothers

In conclusione, con The Sisters Brothers ci troviamo davanti a uno dei migliori film della Mostra di quest’anno e a uno dei più grandi risultati del western contemporaneo, capace di fare rivivere le sfumature e i canoni di questo glorioso genere grazie alla rielaborazione del tutto personale di Jacques Audiard. Una pellicola che riesce a riscaldare il cuore e la mente e a riconnetterci con l’idea di un cinema bigger than life, in grado di raccontare vizi e virtù dell’umanità attraverso la profondità dei personaggi e la forza della messa in scena.