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Christian De Sica torna alla regia. Torna alla risata, quella slegata dal connubio con Massimo Boldi, che lo scorso anno lo voleva in un ritorno di fiamma con quel partner di tanti Natali per Amici come prima. Torna a misurarsi con il concetto di famiglia, chiamando nella sua impresa filmica il “fratello minore” Gian Marco Tognazzi e rivivendo una figura paterna che porta dietro tanto nella memoria quanto nella sua fisionomia. E, infine, torna definitivamente al cinema, quello che nella sua carriera si è presentato saltuariamente nel corso degli ultimi anni, ma che sta spingendo per farsi di nuovo spazio nelle pieghe della sua capacità di attore.

Perché Sono solo fantasmi, nona opera da quel debutto registico del 1991 (di cui, dal ritorno con Amici come prima, si sente pressante la mano del figlio Brando, presto regista certificato al primo film tutto suo), è una sfida che il mattatore romano prende con sé e rimaneggia fino a farla diventare materia per gli spettatori, pur dovendo agire in maniera filtrata per mantenere la propria presa su fan e appassionati. È, infatti, una horror comedy che l’interprete va delineando, che seppur intenta nell’esplorazione di un universo orrorifico estraneo tanto alla filmografia di De Sica, quanto alle recenti produzioni italiane (esclusi ovviamente i casi più rilevanti, quali il riuscitissimo The Nest – Il Nido di Roberto De Feo e Il Signor Diavolo di Pupi Avati solo nell’ultimo anno), viene smussata delle sue parti più agghiaccianti, per tenersi stretto quel bacino di pubblico che si augura ancora di poter godere delle abilità cialtronesche dell’attore.

Sono solo fantasmi – Quel soggetto già conosciuto e quelle utopie che prendono formasono solo fantasmi, cinematographe

Si attua così una commistione di generi che vede nell’unione del buffo trio Christin De Sica, Gian Marco Tognazzi e Carlo Buccirosso gli assi per una commedia che ha il sapore dell’arditezza, che scivola certo su cliché i quali, proprio a causa di quel suddetto gruppo di affezionati, non permette a un’icona come De Sica di svincolarsi del tutto dalla proprio ruolo nell’immaginario popolare, ma che ne cerca però di limare i contorni per aprirla a contesti fino ad adesso ignorati. Si parte, prima di tutto, dall’idea del soggetto. Che un terzetto di uomini si unisca per formare una società di acchiappafantasmi non è poi qualcosa di così insolito, ma è comunque da considerare l’influenza di un autore come Nicola Guaglianone, insieme al fumettista Menotti, che, nel panorama nostrano, è tra i pochi – o forse l’unico – ad avere il coraggio di sdoganare le ritrosie fantasmatiche e immaginifiche del cinema italiano, tentando di spostarlo ogni volta in nuovi territori e non permettergli di ripetersi in modo costante e sfiduciato.

Per questo, dall’intuizione che ebbero Dan Aykroyd e Harold Ramis, Guaglianone trae per sfruttare la superstizione di una città come Napoli, per riempirla di spiriti e di leggende che fanno tremare per le loro mortali conseguenze, con una maledizione che potrebbe colpire la terra partenopea e ridurla alle fiamme. E, su questa storia di anime rimaste imprigionate, costruire il ricordo di un padre, che si reitera nelle vite di figli d’arte come Christian De Sica e Gian Marco Tognazzi e così anche nei racconti che portano nel loro lavoro di interpretati. Le utopie prendono forma: un film come Sono solo fantasmi può realmente spaventare grazie a un compartimento tecnico di elevato livello, può far ridere senza scadere eccessivamente nel triviale, pur mantenendo quel pizzico di popolaresco che suona tante volte stantio e usurato (soprattutto in un’incursione in particolare, dove anche i fantasmi sembrano avere delle turbolenze intestinali con cui punire i vivi).

Sono solo fantasmi – Dalla commedia all’horror, dai padri ai figlisono solo fantasmi, cinematographe

E può anche affrontare questioni del passato, confrontarsi con una tradizione famigliare, integrare alla commedia e all’horror quel lato affettivo con cui scendere a patti, diventando una storia di proiezioni, di padri che rivivono attraverso i propri figli, di fantasmi che vengono riprodotti e che, seppur in minima parte, possono soddisfare il desiderio che da una vita muove Christian De Sica nel veder portata sullo schermo la storia del grande Vittorio.

Sono solo fantasmi non è un’opera completa sotto ogni suo aspetto, non mantiene costante il ritmo e l’attenzione del pubblico, sfibrandosi soprattutto nella sua seconda parte. Ma resta comunque un banco di prova, un esperimento più audace di quanto a volte, nel nostro cinema, si riesca anche solo a pensare. È, ad ogni modo, un film, senza la solita sequela di gag e battute che saturano la pellicola e lo spettatore, per un tentativo che potrà non cogliere a pieno il proprio risultato, ma che è un ulteriore passo in avanti nella ricerca di un cinema differente, tanto per l’industria italiana, quanto per un professionista come Christian De Sica.

Sono solo fantasmi, prodotto da Indiana Production in collaborazione con Miyagi Entertainment, sarà nelle nostre sale dal 14 novembre, distribuito da Medusa Film.

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