Secret Window: recensione del film con Johnny Depp

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Secret Window è un thriller del 2004 scritto e diretto da David Koepp, con protagonisti Johnny Depp, John Turturro e Maria Bello. Il film è basato sul racconto Finestra segreta, giardino segreto di Stephen King, contenuto nella raccolta Quattro dopo mezzanotte. Al momento dell’uscita in sala, Secret Window ottenne un discreto successo di pubblico, portando a casa circa 93 milioni di dollari in tutto il mondo, a fronte di un budget stimato di 40.

Secret Window

Mort Rainey (Johnny Depp) è uno scrittore che dopo essersi separato dalla moglie Amy (Maria Bello) vive in un’isolata casa di montagna con la sola compagnia del suo cane. Il protagonista non ha ancora superato lo shock di essere stato tradito e lasciato dalla moglie per il suo nuovo compagno Ted (Timothy Hutton), e vive in uno stato di perenne confusione e depressione, alternando lunghe dormite a poche e infruttuose sessioni di scrittura. La vita di Mort viene improvvisamente scombussolata dall’arrivo di John Shooter (John Turturro), un altro scrittore che sostiene che un racconto del protagonista sia un plagio di un altro da lui pubblicato. Fra Mort e Shooter comincia un duro scontro verbale e psicologico, che trascinerà i due in una spirale di violenza, paranoia e ossessione.

Secret Window: un soggetto potenzialmente esplosivo fiaccato da una regia scialba e scolastica

Secret Window

I romanzi e i racconti di Stephen King sono saccheggiati ormai da anni dall’industria cinematografica, che li ha presi e manipolati realizzando spesso pellicole sontuose (si pensi a Shining, Stand by Me, Il miglio verde, Le ali della libertà) e altrettanto frequentemente dei film mediocri e decisamente dimenticabili. Le potenzialità per realizzare un cult c’erano tutte: uno degli interpreti più talentuosi degli ultimi decenni come protagonista (Johnny Depp), due ottime spalle (John Turturro e Maria Bello) e un regista e soprattutto sceneggiatore come David Koepp, la mente dietro a pietre miliari del cinema come Carlito’s Way e Jurassic Park. Nonostante alcuni indiscutibili pregi, Secret Window purtroppo non rientra nella cerchia delle migliori trasposizioni del Re, principalmente a causa di una regia piatta e scolastica, adatta più a un prodotto televisivo di bassa lega che a un film con legittime ambizioni come questo.

Secret Window presenta diverse tematiche familiari ai lettori di Stephen King: uno scrittore tormentato da turbamenti e psicosi, un complesso e ben approfondito rapporto fra moglie e marito e la volontà di addentrarsi nei baratri più sudici e profondi della mente umana. Grazie anche alle ottime prove degli attori, e soprattutto da parte di Johnny Depp, che riesce a evitare il forte rischio di andare troppo sopra le righe nella sua interpretazione, il background del film funziona a dovere, riuscendo nell’intento di coinvolgere lo spettatore e di creare empatia verso l’affascinante e al tempo stesso inquietante protagonista.

Difficile non prevedere il principale colpo di scena di Secret Window già a metà film

Dove Secret Window perde vistosamente colpi e intensità è proprio nel suo risvolto narrativo principale, ovvero l’aspro scontro fra Mort e il misterioso John Shooter. David Koepp sembra quasi cercare di anticipare consapevolmente i principali risvolti narrativi allo spettatore, soffermandosi su indizi e dialoghi che rendono davvero difficile non capire (o almeno intuire) quello che dovrebbe essere il principale colpo di scena già a metà film. Come se ciò non bastasse, lo stesso Koepp conferma di essere molto più a suo agio nella scrittura che dietro la macchina da presa, girando senza il minimo guizzo e con diverse cadute di stile (davvero pessimi i flashback sul passato di Mort ed Amy), accentuate da una fotografia scialba e mai convincente. La tangibile sensazione che si ha durante la visione è che un materiale simile affidato a una regista di maggiore spessore (qualcuno ha detto David Fincher?) avrebbe davvero fatto scintille.

Secret Window

Secret Window si rivela un prodotto incompiuto, pieno di spunti potenzialmente interessanti ma non sfruttati a dovere. Inevitabilmente, la parte finale (diversa da quella più soprannaturale del racconto di King) gioca un ruolo fondamentale per il gradimento del film, rendendolo avvincente per i pochi che non la prevederanno con largo anticipo e purtroppo non completamente soddisfacente per tutti gli altri.

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