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Il male è l’unico vero motore di ogni racconto. Non l’innocente, né la vittima, a finire sotto i riflettori è il cattivo, perché in fondo è grazie a lui che la storia esiste e La ragazza nella nebbia ne è la prova concreta. Un thriller noir in cui la quarta parete vitrea non viene mai oltrepassata, ogni personaggio è una maschera che si aggira tra i tunnel di un labirinto fatto di viali, case, alberi, usanze e circoli mentali obsoleti nel cui merito entrano la religione, le credenze popolari e la fiducia reciproca apparentemente incrollabile.

Pescando a piene mani dai film del passato e scavando nella parte più cinematografica del suo romanzo, Donato Carrisi regala al pubblico un’opera sfaccettata, innescando una catena di verità solo apparenti in cui la scomparsa della giovanissima Anna Lou è solo un pretesto per mettere in atto una giostra mediatica arzigogolata e feroce quanto una tigre, un palcoscenico in cui ognuno, come meglio può, cerca di giocare il suo ruolo e di trarne dei vantaggi. Il cinico e pittoresco agente Vogel, interpretato da un sempre impeccabile Toni Servillo, altro non è che la punta dell’iceberg di una colossale montagna ghiacciata nella quale i sentimenti umani, quelli nobili e belli, sono praticamente ibernati; a prevalere sono invece la vanità e l’avarizia.

Si, perché questo sono gli uomini di carta creati da Carrisi, sono esseri dalle mille entità, disposti a muoversi unicamente per il dio danaro. Lo sceneggiatore e regista dell’opera funge da ago per trapassare tutti gli strati del racconto e noi spettatori, con la nostra logica, le aspettative e la perenne battaglia interiore tra bene e male, altro non siamo che un filo, un semplice filo!

La ragazza nella nebbia: il crimine va in scena nel primo film diretto da Donato Carrisi

Servendosi di un’impalcatura solida, appresa grazie ad anni di lavoro sul set e dall’ammirazione per capolavori come Il silenzio degli innocenti (ma anche i noir anni ’60), La ragazza nella nebbia si manifesta in tutta la sua purezza come il graduale passaggio dall’interno all’esterno, in un’esplorazione che coinvolge tanto la psiche umana quanto l’aspetto geografico di Avechot. Tant’è che tutto parte dalla mente turbata di Vogel, del quale facciamo conoscenza in una notte di nebbia nello studio dello psichiatra Flores (Jean Reno).

Vogel ha infatti avuto un incidente automobilistico, ha il volto conturbato e la camicia sporca di sangue. Il suo arrivo in quello sperduto paesino di montagna è dovuto alla misteriosa scomparsa di Anna Lou (Ekaterina Buscemi), ma l’agente non sembra essere intenzionato a indagare sul caso poiché sa già che la ragazzina è morta: uscita per recarsi alla confraternita, è scomparsa in un tragitto di 300 metri; nessun nemico, fidanzato, compagnia sbagliata o accennata ribellione verso la famiglia; ha sicuramente seguito qualcuno di cui si fidava e che l’ha tradita, magari attirandola con uno di quei gatti che amava tanto.

la ragazza nella nebbia

Insomma, non è questo il momento di capire la verità perché in fondo a chi interessa sapere dove si trova Anna Lou se non alla famiglia? I media bramano per avere notizie succulente da sbattere in tv e sulla prima pagina del giornale, i commercianti del luogo non possono che giovare di tutta quella massiccia presenza, l’avvocato Levi (Antonio Gerardi) si arricchirà gettando fango su Vogel e difendendo il malcapitato, la giornalista Stella Honer (Galatea Ranzi) è all’apice di tutta quella macchina mediatica e il professore Loris Martini (Alessio Boni) magari estinguerà i debiti. Eppure un diavolo c’è e manipola tutto e tutti, un diavolo che non pecca di vanità e che sa le mosse da compiere per uscirne pulito.

La ragazza nella nebbia percorre il filo di rasoio della debole natura umana per regalarci un film autentico in cui il male viene scandagliato in ogni sua particella

La ragazza nella nebbia: recensione del film di Donato Carrisi

Donato Carrisi si serve di un luogo tutto sommato anonimo come di una tela bianca, in cui stendere adagio i colori e mettere sotto la lente d’ingrandimento l’enorme macchina mediatica che si ingrossa ed esplode dando il suo spettacolo da fiction e macinando attenzioni e adulazioni. Anche chi è apparentemente insospettabile riserva degli scheletri nell’armadio e tale dualità si riversa fotograficamente (per opera del direttore della fotografia Federico Masiero) nella contrapposizione di luci e ombre che, se da una parte portano alla mente le calde atmosfere dei paesi di montagna nel periodo natalizio, dall’altra non possono che rievocare lo stile pittoresco di Caravaggio che proprio col sapiente uso di luci e ombre dà vita nelle sue opere anche alla lotta tra bene e male.

Anche la colonna sonora, dal canto suo, cesella gli attimi che si susseguono sul grande schermo alzando la tensione tanto quanto basta e non tralasciando assolutamente nulla, neanche lo squillo del telefono!

Un thriller dalla perfezione geometrica che ci fa calare perfettamente tra i meandri banali del male, che sa lasciare squarci, porre domande, intrecciare la giustizia all’ipocrisia e creare mostri; che sa farci odiare, sospettare ma soprattutto sa come far vacillare i punti cardine dell’esistenza umana. Se le favole ci hanno insegnato che si uccide per un motivo, qui l’unica cosa che muove tutto sono i soldi, forse anche la noia, forse l’immaginazione umana che volente o nolente si canalizza verso il male.

La vita è una giostra, gli esseri umani solo maschere e la giustizia un escamotage per lucrare ancora e ancora sul dolore. E non esiste un’unica verità, perché ognuno può vedere ciò che vuole e le prove sono superflue davanti all’enorme macchina da guerra messa in azione dai media.

Tutto questo e molto altro è La ragazza nella nebbia, in uscita nelle sale dal 26 ottobre con Medusa e Colorado Film.

 

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