Il Favoloso Mondo di Amélie: recensione

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Se fate parte di coloro ai quali non è andata giù l’esclusione di opere come Mommy, Il Capitale Umano o Due giorni, Una Notte dalla corsa all’ Oscar come miglior film straniero, per consolarvi definitivamente non vi resta che pensare che, nell’ormai lontano 2002, nemmeno un capolavoro come Il Favoloso Mondo di Amélie ce l’ha fatta… nonostante ben 5 nominations, tutte peraltro meritatissime, l’incantevole fiaba di Jean-Pierre Jeunet non si è aggiudicata nessun premio ma, a dispetto dell’autorevole parere dell’Academy, ha riscosso un enorme successo popolare, classificandosi – giusto per fare un esempio – al secondo posto nella classifica “The 100 Best Films of World Cinema” della rivista cinematografica Empire o guadagnandosi la 46esima posizione della lista Top 250 IMDb, con una media dei voti degli utenti di 8,5.

Film più visto dell’anno (2001) nella madrepatria Francia, nei cui cinema ha attirato 8 milioni di spettatori, ai botteghini del nostro Paese Il Favoloso Mondo di Amélie ha incassato la bellezza di oltre 8 milioni di euro, una cifra non di troppo superiore a quella prodotta nel resto dei Paesi europei ma inferiore alla cifra tedesca, circa 18 milioni. In America, oltre al grandissimo successo riscosso dalla critica, è divenuto il quinto film straniero più visto negli USA.

Quale il segreto di questa  – tutto sommato piccola – produzione francese?

Il Favoloso Mondo di Amélie ha il pregio più unico che raro di riportare a galla sentimenti trascurati ma sempre vivi in ognuno di noi, raccontando, attraverso la magia della storia di questa Fatina dei tempi moderni, non solo il percorso di una ragazza speciale verso la felicità ma svelando, con la suggestione di sensazioni rese tangibili da immagini e colori, il senso profondo della felicità stessa: amare (e far amare) se stessi attraverso l’amore per il prossimo.

Amelie recensione
Amélie bambina e la sua fervida immaginazione

Una voce narrante onnisciente introduce lo spettatore nel mondo di Amélie: nata da genitori descritti lombrosianamente attraverso l’attribuzione di caratteristiche psicologiche a tratti fisici, è facile capire il problema principale di questa bimba introversa: una grande sensibilità non accolta ed una conseguente, profonda solitudine.

Cresciuta in casa ed istruita dalla madre per via di una presunta anomalia cardiaca ( erroneamente dedotta dal padre medico a causa della forte emozione suscitata dall’unico contatto fisico con lui: la visita periodica), Amélie si rifugia in un mondo di fantasia popolato da creature ed oggetti fantastici in cui trova conforto ed un’efficace difesa dalle inquietudini della vita vera. Trascorrendo le giornate dedicandosi alla ricerca  di quei piaceri sensoriali (staccare la colla dalle mani, mettere due ciliegie come orecchini o riempirsi la bocca di caramelle), comuni a tutti i bambini, ma purtroppo per lei non condivisibili, la fanciulla diventa una giovane donna, pronta ad essere indipendente ma non ancora ad abbandonare i suoi sogni ad occhi aperti ed affrontare la realtà.

La svolta arriverà casualmente il giorno dell’annuncio della tragica morte di Lady D, quando Amélie farà una scoperta tanto semplice quanto straordinaria per chi, come lei, vede nelle piccole cose la chiave per aprire porte di mondi inesplorati e straordinari… Nasce così il proposito di una missione privata: in attesa di riuscire ad affrontare la vita e trovare la propria strada, Amélie si dedicherà alla difesa dei più deboli e alla felicità degli altri…ma chi si occuperà di lei?

Amelie scena del fillm
Amélie ama far rimbalzare i sassi sull’acqua

Il Favoloso Mondo di Amélie è un film indimenticabile che obbliga lo spettatore a fermarsi e cambiare prospettiva insieme alla protagonista, scoprendo un mondo – appunto – favoloso ma alla portata di tutti: che bello sarebbe se, nei momenti di stand-by della vita, si sfruttasse quello spazio altrimenti buio per illuminare la speranza del prossimo…

Difficile scegliere quale sia l’aspetto migliore di un film del genere: c’è l’imbarazzo della scelta tra una fotografia onirica che regala scorci magici di una Parigi (ed in particolare del quartiere di  Montmartre) mozzafiato, a cavallo tra un dipinto ed un prodotto di animazione, i primi piani con sguardo dritto in camera della espressivissima (e bravissima) Audrey Tautou, una sceneggiatura in cui ogni frase ha il suo peso e che pullula di possibili citazioni, una colonna sonora i cui temi continuano ad essere riutilizzati e riproposti o una regia tanto stravagante quanto impeccabile?

A voi la scelta e l’obbligo – se ancora non lo aveste visto – di colmare questa lacuna, regalandovi due ore di puro divertimento, in cui fare il pieno di significati profondi e benessere per il cuore e lo spirito… capolavoro.

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