Ai tempi di J’ai Tuè ma Mère (primo film del regista, n.d.r.), sentivo di voler punire mia madre. Da allora sono passati solo cinque anni, e credo che per mezzo di Mommy, stia cercando di farla vendicare. Non chiedetemi altro.

Con questa criptica nota di regia, Xavier Dolan, professione regista e “enfant prodige” classe 1989, ci introduce nel mondo del suo indimenticabile ultimo lavoro: Mommy.

Un mondo luminoso e colorato, con una fotografia che incornicia perfettamente la bellezza di una realtà girata in formato 1:1, una realtà in cui c’è spazio solo per le persone ed il loro prezioso e complesso mondo interiore ed in cui tante domande resteranno volutamente senza risposta perché, a detta di Dolan, quando si “parla” delle cose c’è sempre il rischio inevitabile di dire delle scemenze.

E infatti niente di ciò che vedrete e sentirete in Mommy vi sembrerà forzato o superfluo, niente sarà minimamente inverosimile in questo racconto di una realtà che schiaccia e fa vibrare di vitalità allo stesso tempo, come solo la vita vera sa fare, una realtà nella quale questa giovane e straordinaria risorsa del cinema internazionale si rifiuta di dipingere i protagonisti sulla base dei loro fallimenti, ma in cui ogni essere umano occupa la sola dimensione dei propri sentimenti e dei propri sogni, uno spazio in cui ogni essere umano è un indiscusso vincente, qualunque cosa accada.

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Anne Dorval e Xavier Dolan durante le riprese di Mommy

Tutto questo a soli 25 anni e attraverso un film praticamente perfetto, che fonde una regia da professionista navigato con la freschezza di una fiaba moderna fatta di dialoghi esilaranti e situazioni drammatiche che riescono comunque a strappare un sorriso (seppur amaro), perché la vita non è sempre tutta bianca o tutta nera ed è –  non solo possibile –  ma necessario cogliere il lato positivo delle avversità. Pena affondare e soccombere.

Steve, il nostro protagonista interpretato da Antoine-Olivier Pilon, è un esuberante e carismatico ragazzino di 15 anni, affetto (che brutta parola) da una sindrome da deficit dell’attenzione, un disturbo oppositivo-provocatorio ed un non meglio definito problema di “attaccamento”, una bella lista di etichette preconfezionate che poco servono ad aiutare lui e le persone che gli stanno accanto a vivere meglio, ma per mezzo delle quali una società arida e spaventata si difende dal pericolo del “diverso”.

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Steve in una scena del film

Più probabilmente Steve assomiglia alla mamma (Anne Dorval), una scorbutica, impulsiva ed adorabile 46enne che si rifiuta di trattare il figlio da “handicappato”, non riuscendo quasi mai ad evitare o contenere pericolose crisi di nervi ma che dimostra di amare il proprio figlio sopra ad ogni cosa. Dal canto suo, anche Steve ama tantissimo la propria mamma, nonostante la sua difficoltà a contenere ed incanalare le emozioni – unita alla sofferenza per la recente perdita del padre – siano un enorme ostacolo ad una relazione sana con lei e con il resto del mondo.

Mommy racconta il viaggio di questa famiglia zoppa e dissestata attraverso l’ostilità delle istituzioni, nella speranza che l’amore e il fortuito aiuto di un’ enigmatica insegnante in anno sabbatico e con problemi di balbuzie (Suzanne Clèment), possano far tornare il sereno e rimettere Steve in carreggiata.

Allo spettatore non resta altro che lasciarsi coinvolgere e travolgere da questo uragano di emozioni, sostenuto da una colonna sonora tanto commerciale quanto potente a livello di impatto emotivo (si spazia da White Flag di Dido a Wonderwall degli Oasis, passando per Colorblind dei Counting Crows) e dall’incanto di scene che inquadrano e cristallizzano significati profondi attraverso delicate ma efficaci immagini metaforiche (l’immagine del manifesto ufficiale – riproposta all’inizio dell’articolo-  ne è un esempio).

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I tre protagonisti di Mommy in una scena del film

Premiato a Cannes con il prestigioso Premio della Giuria, Mommy si guadagna lo statuto di favorito alla corsa agli Oscar come Miglior Film Straniero: quasi una certezza. In attesa che arrivi al cinema il 4 dicembre, vi proponiamo di seguito un paio di clip per entrare nel vivo di questa piccola grande opera d’arte:

 

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