Due giorni, una notte; recensione

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Due giorni, una notte è il nuovo film dei fratelli Dardenne, applaudito a Cannes per 15 minuti, con una fragile e incantevole Marion Cotillard. Il film è candidato agli Oscar come miglior film straniero.

Due giorni, una notte racconta la storia di Sandra che sta per perdere il lavoro. Il suo licenziamento equivale ad un bonus di mille euro che riceveranno i suoi colleghi. Aiutata dal marito (Fabrizio Rongione), la donna dedica il fine settimana a convincere i suoi colleghi a rinunciare al premio di produzione affinché lei possa mantenere il posto di lavoro e provvedere alla famiglia.

Incentrato sulla crisi economica che colpisce più di tutti le classi medie, Due giorni, una notte è un racconto asciutto, delicato e crudele che mette in primo piano tanto la disperazione quanto il sostegno delle persone, non privo di ostacoli.

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La crisi finanziaria e la lotta stremante di tenere il proprio posto di lavoro è solo una delle facce di questo film. La reale e concreta lotta della protagonista è combattere contro la depressione che la rende vulnerabile e fortemente emotiva. Proprio nell’arco di due giorni e una notte, riuscirà a trovare la forza per andare avanti. La solidarietà verrà data da alcuni colleghi, ma soprattutto avrà il sostegno del marito e dei figli che comprendono perfettamente lo stato di malessere di Sandra.

Umiliata da chi la colpevolizza, afflitta da chi non può proprio rinunciare a quel bonus e rincuorata da chi l’appoggia, Sandra è una donna che si può incontrare uscendo di casa ogni giorno.

Il patimento che sente lei lo si vede negli occhi non truccati, dall’andamento nevrotico, dalle sue continue lacrime che bagnano il viso scarno e spossato. Tutti potremmo indossare i suoi panni, ma anche quelli dei colleghi che si trovano ad un faccia a faccia disgraziato e tormentato.

Marion Cotillard in una scena del film
Marion Cotillard in una scena del film

Il brano La nuit n’en finit plus di Petula Clark, che fa parte di una esile colonna sonora, fortifica l’opera dando senso a ciò che volevano mostrare i fratelli Dardenne. Due giorni, una notte sfoggia la forma di uno dei tanti mali creatosi e calcificatosi nei secoli: la frustrazione che ha il volto di una struggente Marion Cotillard, emotivamente attraente, che riesce a ritrovare se stessa. Meravigliosa!

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