voto del pubblico 3.0/5
voto finale 2.5/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Da qualche anno a questa parte la figura del cowboy di colore, che storicamente è stata in realtà assai presente nel vecchio West, ha trovato finalmente posto sul grande schermo. Dopo essere stata per decenni oscurata dal vergognoso revisionismo hollywoodiano (e non solo), che ha dato ai soli interpreti di pelle bianca la possibilità di vestirne i panni, il cinema western e i suoi derivati contemporanei ha iniziato ad allargare le sue vedute. A tal proposito bisognerebbe aprire un dibattito infinito sulle questioni razziali che hanno alimentato la suddetta visione, ma non è questa la sede opportuna. Anche se gli esempi si contano ancora sulle dita di una mano, qualcosa in tal senso si è mosso con pellicole come il Django Unchained di Quentin Tarantino prima e il remake de I magnifici 7 di Antoine Fuqua poi. Motivo per cui abbiamo accolto con piacere ed entusiasmo la notizia che il romanzo del 2011 di Greg Neri dal titolo Ghetto Cowboy sarebbe diventato un film. L’adattamento in questione ora è disponibile per gli abbonati di Netflix dallo scorso 2 aprile dopo le fugaci apparizioni festivaliere in quel di Toronto e Palm Springs.

Concrete Cowboy: alla scoperta della comunità delle “stalle di Fletcher Street” di Philadelphia

Concrete Cowboy cinematographe.it

Battezzata Concrete Cowboy, l’opera d’esordio dello sceneggiatore e attore Ricky Staub ha due meriti che prescindono dal livello di gradimento raggiunto o dal risultato ottenuto: da una parte l’avere dato un seguito al western afroamericano, dall’altra l’avere permesso allo spettatore di entrare in contatto con una realtà a stelle e strisce poco conosciuta e mai frequentata dalla Settima Arte come quella delle “stalle di Fletcher Street”, un’organizzazione no profit di black cowboy radicata nella periferia di Philadelphia dedita da almeno cento anni alla monta urbana, che ha fatto la scelta atipica di porre il proprio rapporto con i cavalli al centro dell’esistenza, nonostante i disagi logistici, igienici ed economici che ciò comporta. Le stalle, infatti, sono ricavate in palazzine fatiscenti, con gli abitanti che vivono a strettissimo contatto con gli animali che custodiscono. Il ché è mal digerito e sopportato dal resto della Società, quella che spinge per il suo sradicamento, dietro il quale si nascondono i tentacoli del dilagante processo di urbanizzazione che punta sulle riqualificazioni dei quartieri. Proprio l’immersione in questa comunità anacronistica fuori dal tempo, al “credo” che da decenni l’alimenta e al suo tentativo di resistere agli attacchi di chi la vuole cancellare, che per certi versi ricorda quella raccontata da Chloé Zhao in The Rider, rappresenta l’elemento più affascinante del progetto.

Concrete Cowboy: un western urbano che mescola all’epica il romanzo di formazione e il dramma familiare e sociale

Concrete Cowboy cinematographe.it

Così facendo Staub con la complicità delle pagine del libro di Neri prende due piccioni con una fava, raccontando una vicenda familiare calata in un microcosmo suburbano nel quale si respira libertà e sacralità. La storia al centro di Concrete Cowboy è quella di un adolescente di Detroit dal temperamento difficile, affidato da una madre ormai esausta all’educazione severa e rigorosa dell’ex marito che da anni vive in quel di Fletcher Street. Il giovane protagonista dovrà imparare a rispettare le regole di quei luoghi, tenendosi lontano dalle tentazioni e dai rischi della città e al contempo ricostruire il rapporto interrotto con il padre. Stratificazioni narrative e drammaturgiche che disegnano le traiettorie di un racconto che mescola senza soluzione di continuità il western metropolitano contemporaneo, il romanzo di formazione, il dramma familiare e quello sociale. Un bel po’ di carne al fuoco, forse troppo da gestire.

E infatti solo una parte viene cotta a dovere, con la restante che rimane sospesa nel vorrei ma non posso. La questione razziale legata alle lotte delle comunità afroamericane e alle violazioni dei loro diritti è da anni al centro di opere che hanno saputo meglio argomentare (vedi Moonlight, Se la strada potesse parlare o Detroit), non viene argomentata a dovere, ma in maniera piuttosto superficiale. La stessa mancanza che si avverte anche nel modo in cui la scrittura e la sua trasposizione si approcciano alla componente generazionale e al confronto padre-figlio, entrambi presi e gettati nel calderone per dare ulteriore sostanza al racconto.

Concrete Cowboy: un’opera prima che lavora per accumulo, mettendo troppa carne al fuoco

Netflix - Concrete Cowboy

La sensazione è quella di un’opera che lavora per accumulo nella speranza di lasciare più tracce possibili del suo passaggio. Ciò che merita di essere conservato dallo spettatore è però solo la metà del cospicuo carico di temi, emozioni e dinamiche offerto, legato per lo più al viaggio del giovane protagonista alla scoperta della comunità che lo ha accolto, oltre alle intense interpretazioni della coppia formata da Caleb McLaughlin e Idris Elba.