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La Festa del Cinema di Roma 2016 è cominciata e ad aprire le danze è l’ultimo film del regista statunitense Barry Jenkins (Medicine for Melancholy, A Woman’s Tale) alle prese con i drammi del bullismo, della solitudine e dell’omosessualità: Moonlight è la crescita problematica dell’ombroso Chiron, la voglia di lasciarsi trascinare in un pianto liberatorio che passa da poche lacrime fino a diventare un immenso mare dove potersi liberamente perdere.

Chiron è diverso dagli altri ragazzi del suo quartiere. Il linguaggio scurrile, l’uso della forza fisica, il bisogno di consumare violenza, tutte pratiche oscure ai modi e al comportamento dell’introverso Chiron, fin dalla giovane età perseguitato dai suoi demoni interiori e dagli insensibili compagni di scuola spinti da istinti brutali e rissosi.

Seguendo un percorso evolutivo e di maturazione segnato da un disastroso rapporto materno e dall’agognata ricerca di una tranquillità apparentemente irraggiungibile, sarà un incontro finale inatteso ad alleviare le pene profonde del vuoto Chiron, il risanamento di cicatrici che sembravano non poter rimarginarsi ed invece risanate grazie ad una persona cara.

Moonlight: tre capitoli per raccontare l’esistenza del protagonista

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Chiron si lascia cullare da piccolo sull’acqua

Un bambino che non sa chi è, un adolescente che cerca di perseguire le sue pulsioni, un adulto che nasconde dietro una statuaria massa di muscoli le più sofferte fragilità: queste le tappe chiave della difficile crescita di Chiron, tre capitoli i quali racchiudono i punti culminanti dell’esistenza del protagonista in un viaggio intospettivo sull’impossibilità di esprimere sé stessi, il triste teatro di aggressioni e molestie che formano irrimediabilmente la vita di un uomo.

Con una regia pretenziosamente presente, Barry Jenkins riprende i tormenti del suo personaggio principale lavorando molto, e purtroppo esageratamente, sulla presenza fisica della cinepresa, un voler ostentare la camera ed i virtuosismi da questa realizzati lasciando spazio più alle proprie abilità tecniche  che ai bisogni della storia.

Partendo dal soggetto di Tarell Alvin McCraney, sviluppatosi poi nella sceneggiatura asciutta e diretta del regista del film, Moonlight viva delle mute e travagliate interpretazioni di Alex R. Hibbert, Ashton Sanders e Trevante Rhodes nelle differenti fasi della vita del protagonista silenzioso, succube però di una narrazione che lo aggrava rendendolo a tratti insofferenze e, nella fattispecie, leggermente pesante.

Poiché Moonlight non gode certamente di una scorrevolezza fluida che concede allo spettatore una visione disimpegnata, ma è caricato del peso di evidenti pecche le quali non riescono a passare inosservate.
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Chiron adolescente con il suo amico Kevin

Eppure, anche con le sue insufficienze, la dolcezza velata dell’opera si mostra prepotente come un soffio di vento, celata a cuori poco allenati, ma visibile a chi capace di cogliere con sensibilità le sottigliezze dell’anima; un lavoro che avrebbe sicuramente richiesto maggiore attenzione nel momento della sua ideazione e al quale bisognerebbe togliere manierismi eccessivamente presenti.

È quindi un inizio a metà quello dell’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, zoppicante sulla linea di partenza, pur rimanendo cosciente di non esser stato testimone di una completa delusione. Chiara però è l’impronta decisamente inconsistente del prodotto, debole in molti suoi passaggi e dalla presa emozionale al di sotto delle aspettative. Un film del quale, amaramente, ci rimarrà ben poco.

Moonlight, diretto da Barry Jenkins, vede nel cast Trevante Rhodes, André Holland, Janelle Monáe, Naomie Harris, Mahershala Ali, Ashton Sanders, Jharrel Jerome.

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