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Dopo il clamoroso successo di Alien (QUI la nostra recensione) il compito di realizzare uno dei seguiti più attesi e proibitivi di sempre viene affidato nel 1986 al poco più che trentenne James Cameron, a sua volta reduce dal trionfo di Terminator. Il cineasta canadese centra con Aliens – Scontro finale il miglior sequel possibile alla seminale opera di Ridley Scott, riuscendo nel difficile intento di riprenderne gli aspetti migliori e allo stesso tempo di espanderne gli orizzonti, virando inoltre decisamente dal fantahorror all’azione pura, senza rinunciare alle claustrofobiche atmosfere del predecessore.

Il film ha avuto immediatamente un eccellente riscontro da parte di pubblico e critica, incassando più di 180 milioni di dollari in tutto il mondo e due premi Oscar per i migliori effetti speciali e il miglior montaggio sonoro. Aliens – Scontro finale occupa il primo posto della classifica dei migliori sequel di tutti i tempi della prestigiosa rivista Empire.

Aliens - Scontro finalePassati 57 lunghissimi anni dagli eventi di Alien (QUI tutte le curiosità sulla saga), Ellen Ripley (Sigourney Weaver) viene fortunosamente tratta in salvo. La donna scopre di avere trascorso tutto questo tempo in sonno criogenico e di dovere rendere spiegazioni di quanto accaduto sulla Nostromo alla compagnia Weyland-Yutani, piuttosto scettica sulla sua versione dei fatti. Un’ulteriore trauma per Ripley arriva dalla scoperta che il pianeta LV-426, sul quale era cominciata la sua personale odissea, è stato nel frattempo terraformato e colonizzato dai terrestri. Il contatto con la colonia viene però improvvisamente perso, e la compagnia decide di mandare una squadra di marines coloniali sul posto per indagare su quanto accaduto. Dopo qualche tentennamento iniziale, Ripley accetta il ruolo di consulente della squadra, preparandosi così per una nuova discesa agli inferi.

Aliens – Scontro finale: Più terrore, meno orrore
Aliens - Scontro finale

Più terrore, meno orrore. Questa la sintesi dell’approccio al film di James Cameron, pienamente supportata da quanto da lui fatto nel suo straordinario Aliens – Scontro finale. Nell’impossibilità di riutilizzare situazioni e atmosfere di Alien senza risultare banale e ripetitivo, Cameron sceglie l’impervia strada di cambiare totalmente registro, sfruttando abilmente i 7 anni di progresso nel campo degli effetti speciali per realizzare un vero e proprio spettacolo visivo ed emotivo, ancora oggi metro di paragone per qualsiasi blockbuster maturo a sfondo action o Sci-Fi.

Dopo un incipit di rara solidità e compattezza, volto a introdurre i nuovi personaggi, porre le basi per il prosieguo della narrazione ed espandere la personalità della protagonista Ripley, James Cameron abbandona le atmosfere sinistre e misteriose del primo capitolo e trascina lo spettatore in un war movie nello spazio, riuscendo a trarre il meglio dal proprio predecessore ed evitando magistralmente il pericolo di banalizzare racconto e personaggi.

Grazie anche al suo ottimo lavoro di sceneggiatura, Cameron riesce a donare ai personaggi principali e secondari tridimensionalità e profondità, conferendo a ognuno di loro una personalità chiara e definita e permettendogli di conseguenza di creare empatia con lo spettatore. A trarre giovamento da questa pregevole scrittura è soprattutto il personaggio di Ellen Ripley, grazie anche alla sublime performance di Sigourney Weaver.

Aliens – Scontro finale trasforma definitivamente Ripley nell’eroina per antonomasia del cinema d’azione degli anni ’80, mostrandoci molteplici sfumature del suo personaggio: non solo il carisma nel fronteggiare i vertici della compagnia e il coraggio nell’affrontare terrorizzanti creature, ma anche fragilità, paure, ossessioni e infine istinto materno, riscontrabile soprattutto nel rapporto con la piccola Newt (Carrie Henn). Una prova di estrema complessità da parte della Weaver, che le ha fruttato una meritatissima nomination all’Oscar, fra le poche conferite dall’Academy alle interpreti di film di genere.

Quello che Alien suggeriva, Aliens – Scontro finale lo mostra esplicitamente

Ottime anche le prove degli interpreti di tutto il gruppo dei marines coloniali, dal compianto Bill PaxtonMichael Biehn, passando per Jenette Goldstein, che, anche grazie alla specifica preparazione in stile militare voluta da James Cameron, riescono a infondere il cameratismo e l’affiatamento tipici di un plotone bellico. Ennesima eccellente performance anche per Lance Henriksen nei panni dell’androide Bishop, a cui l’attore statunitense riesce a fornire la rigidità tipica di un robot ma anche una sorprendente e toccante umanità.

Ciò che Ridley Scott sussurrava, James Cameron lo urla in faccia allo spettatore. Sarebbe però scorretto e fuorviante ridurre Aliens – Scontro finale a una volgarizzazione del suo predecessore. Fra le pieghe di una trama semplice ma ben sviluppata e di un’azione adrenalinica ma mai caotica, emergono riflessioni acute e per certi versi persino più profonde di quelle del film precedente sulla disumanità delle corporazioni, sui rischi di un progresso ottuso ed eccessivamente muscolare e sull’istinto di conservazione di ogni specie vivente. Non è difficile scorgere nel cinismo e nella rigidità della Weyland-Yutani una critica quantomai attuale alla società del consumismo e del capitalismo, disposta a calpestare la dignità umana e i diritti dei singoli sulla strada del profitto e della ricerca di nuove quote di mercato.

Aliens – Scontro finale approfondisce e sviluppa la mitologia di Alien in maniera totalmente autonoma e autorevole

Lampante anche il parallelo fra l’approccio semplicisticamente fisico della compagnia e il comportamento degli USA e di altre super potenze mondiali, ancora oggi inclini a risolvere i principali conflitti mondiali con la forza invece che con la dialettica e la logica. Di grande importanza simbolica lo scontro finale, tutto al femminile, fra Ripley e lo Xenomorfo Regina.  Due madri una contro l’altra, disposte a qualsiasi azione per difendere loro stesse e la propria progenie, rappresentata idealmente da Newt per quanto riguarda Ripley e dalle uova per quanto riguarda l’essere alieno. Una lotta per la sopravvivenza della specie che dà spessore e profondità al confronto finale, rendendolo, se possibile, ancora più vero, spaventoso e crudele.

A emergere nella fase finale della pellicola sono inoltre gli stupefacenti effetti speciali del 4 volte premio Oscar Stan Winston, straordinariamente realistici nonostante la loro artigianalità (lo Xenomorfo Regina veniva mosso da sedici persone), e le musiche di James Horner, che accompagnano ed esaltano le scene più intense della pellicola.

Aliens - Scontro finale

Aliens – Scontro finale è una pietra miliare del cinema di fantascienza, capace di sviluppare e approfondire la mitologia di un capolavoro assoluto del genere come Alien in maniera autorevole e completamente autonoma. La conferma dell’autorialità di un giovane regista come James Cameron, che qualche anno più tardi sbancherà i box office mondiali con altri due fragorosi successi come Titanic e Avatar. La prosecuzione perfetta di un franchise che a quasi 40 anni dalla sua nascita continua a incantare nuove generazioni di cinefili.

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