The Silent Sea: recensione della serie sci-fi Netflix

Dopo Squid Game ed Hellbound arriva su Netflix una nuova inquietante serie made in Sud Corea, in cui il regista Choi Hang-yong adatta sulla lunga distanza il plot di un suo cortometraggio del 2014. Disponibile dal 24 dicembre 2021.

Tra le proposte natalizie che Netflix ha messo sotto l’albero dei suoi abbonati figura anche una nuova inquietante serie made in Corea del Sud dal titolo The Silent Sea, rilasciata dal broadcaster a stelle e strisce il giorno della vigilia. Si tratta dell’adattamento del cortometraggio del 2014 The Sea of Tranquility, scritto e diretto dallo stesso Choi Hang-yong, che ha sviluppato sulla distanza degli otto episodi dalla durata variabile (dai 51 ai 39 minuti) il plot del suo precedente lavoro, ambientato in un futuro distopico in cui la Terra si è trasformata in una distesa desertica e i bacini idrici si stanno prosciugando. Per correre ai ripari il Governo sudcoreano ha imposto un sistema a caste per l’approvvigionamento dell’acqua e  l’agenzia spaziale ha deciso di dare vita a una missione sulla Luna con un team di esploratori al fine di recuperare alcuni campioni in una base abbandonata da tempo.

The Silent Sea è una space-opera nella quale la fantascienza si mescola con azione, mistery e horror

The Silent Sea cinematographe.it

Dopo Sysyphus: The Myth, Squid Game ed Hellbound, l’Industria dell’audiovisivo asiatica continua a puntare con decisione sulle diverse sfumature della fantascienza, contaminandola con dosi massicce di azione, mistery e horror. Formula che ritroveremo anche nell’ultima arrivata in casa Netflix, che l’autore ha deciso di mettere al completo servizio di una space opera a 360°. Filone, questo, che la produzione sudcoreana ha iniziato a frequentare solo di recente con Space Sweepers di Jo Sung-hee, he ci catapulta in un’avventura galattica ambientata nel 2092, anno in cui il mondo è vivo ma attaccato al respiratore, diventato praticamente inabitabile tanto da costringere l’umanità a trasferirsi nell’orbita terrestre, a bordo di enormi stazioni spaziali.

Crisi climatica e disparità sociale sono i temi alla base di The Silent Sea

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Così dopo avere tenuto i piedi saldamente piantati sul pianeta Terra, la produzione sudcoreana ci riprova con The Silent Sea, che vede l’odissea del team protagonista svolgersi quasi interamente all’interno di una stazione lunare spettrale, dove qualcosa di pericoloso si annida, ma non si mostra se non in occasione del giro di boa del quinto episodio, nella quale la verità sulla missione inizia a venire a galla. La mente in tal senso ritorna di default alla saga di Alien, che il regista ha preso come modello e fonte d’ispirazione per cucire i fili di un racconto che intreccia fantascienza, thriller e horror, mescolandoli senza soluzione di continuità con i rispettivi stilemi e paradigmi. Sullo sfondo un chiaro messaggio catastrofico e un campanello d’allarme che proietta lo spettatore in un mondo senza acqua, legato a doppia mandata ai temi della crisi climatica e di una incolmabile disparità sociale.

The Silent Sea parte con la quinta marcia ingranata in un media res che mostra l’equipaggio alle prese con un disastroso allunaggio

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A tenere insieme il tutto è una linea gialla che si dirama attraverso una serie di situazioni imprevedibili e verità tenute segrete dal governo locale, che gli esploratori avrebbero forse preferito non sapere. Nel mezzo colpi di scena e cambi di prospettiva che nel corso degli episodi rilanciano, rimescolano le carte e sovvertono le posizioni dominanti.  I momenti di tensione non mancano e immergono gli spettatori in brevi fasi di apnea, come nel caso della rottura dell’ascensore e del salvataggio in extremis del capitano durante il quarto capitolo. In tal senso, The Silent Sea parte con la quinta marcia ingranata in un media res che mostra l’equipaggio alle prese con un disastroso allunaggio che ha provocato feriti e gravi danni alla nave spaziale sulla quale viaggiavano. La puntata pilota poi riavvolge le lancette dell’orologio ritornando sulla Terra per presentare i protagonisti alle prese con la preparazione, il lancio e il difficile approdo sulla stazione spaziale segnato da perdite e dal veloce consumo del poco ossigeno a disposizione. Una corsa contro il tempo che cede il posto a una lotta per la sopravvivenza in un ambiente ostile e una intestina tra i membri della spedizione, alla quale si va ad aggiungere un nemico occulto che lascerà dietro di se una scia di morte e dolore.   

The Silent Sea può contare su una regia e un cast affidabile

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The Silent Sea può contare su una regia e un cast variegato e affidabile, nel quale figurano tra gli altri Bae Doona (già vista su Netflix in Sense8) nel ruolo della dottoressa Song Ji-an e il giovane Gong Yoo (Squid Game, L’impero delle ombre e Train to Busan) in quello del capitano Han Yoon-jae. Il ritmo crescente rende la fruizione sempre più coinvolgente, peccato che non si possa dire la stessa cosa della confezione, sulla quale pesa l’artigianalità di una CGI lontana dagli standard ai quali le moderne tecnologie ci hanno abituati negli ultimi anni. Sta qui il tallone d’Achille di una serie dalla quale, viste le premesse e il potenziale, era lecito aspettarsi di più, soprattutto sul fronte visivo.

Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3.5
Emozione - 2.5

2.9

Tags: Netflix

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