voto del pubblico 4.2/5
voto finale 3.3/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Se è vero che spesso la disperazione è riducibile allo sconsolante abbandono di ogni speranza, è anche vero che ci può essere del coraggio in quello stato di grave abbattimento morale: l’impudenza che potrebbe nascere quando non si ha più nulla da perdere, ma, al massimo, qualcosa da guadagnare. È quel coraggio folle, che si alimenta di un’unica e ultima opportunità, che ritroviamo in Squid Game: la serie tv sudcoreana composta da nove episodi, scritta e diretta da Hwang Dong-hyuk, prodotta da Siren Pictures Inc. e distribuita da Netflix. Disponibile nel catalogo della piattaforma di streaming dal 17 settembre 2021. Squid Game è un action drama, una storia di sopravvivenza che incuriosisce, intrattiene e lascia attoniti per un clima fatto di sorveglianze e di violenze, di maschere e rapimenti; di regole e di giochi mortali. Ecco cosa ne pensiamo nel dettaglio noi di Cinematographe.

Squid Game: tutti i partecipanti alla folle e misteriosa gara vivono al limite

Nella serie tv i principali personaggi si rivelano innanzitutto attraverso l’ambiente, poi con il dialogo e l’azione. Nel primo episodio c’è l’impostazione della storia. La camera segue Ki-Hoon (Lee Jung-Jae), un disoccupato separato di 47 anni. L’uomo vive con la sua anziana mamma e ha una figlia di 10 anni. Si è indebitato e viene minacciato a più riprese dagli strozzini. Ki-Hoon ha persino firmato un atto di rinuncia ai diritti fisici. Passa una giornata con la figlia, poi incontra un uomo distinto, ben vestito e con una valigetta 24 ore, che sembra conoscere tutta la sua situazione e lo invita a partecipare a un misterioso gioco che in pochi giorni avrebbe potuto arricchirlo. Il gioco in questione ha degli organizzatori di cui non si conosce l’identità: un plotone di uomini totalmente coperti e vestiti di rosso o di nero (i superiori che danno istruzioni), guidati da un’unica mente. Come Ki-Hoon, anche tutti gli altri quattrocentocinquantacinque giocatori reclutati dagli organizzatori vivono al limite. Schiacciati in una vita e da debiti che non possono ripagare. Accettano volontariamente di partecipare senza conoscerne i dettagli terrorizzanti. Vengono drogati, trasportati in un’isola deserta e chiamati a competere in una serie di giochi tradizionali per bambini con colpi di scena mortali. Il primo è Un, due, tre, stella!

Squid Game: nel primo episodio si gioca a Un, due, tre, stella!

Quello che i 456 giocatori inizialmente non conoscono è il “dettaglio” più importante, e cioè che i partecipanti che non supereranno ciascuno dei giochi, e che quindi non passeranno mai alla gara successiva, verranno eliminati fisicamente. Durante la prima gara, che vede nel ruolo di capogioco una bambola gigante assassina e spietata (che si pone di spalle appoggiata a un albero), i personaggi realizzano la vera natura delle sfide. Lo sbigottimento per quanto accade è generale (anche dello spettatore) per la scena di cruda violenza che genera un realistico panico. Non superano la prima prova centinaia di partecipanti, che vengono colpiti a morte davanti agli occhi dei compagni, nel bel mezzo della gara. La volontà di abbandonare il gioco perverso porta poi il gruppo dei sopravvissuti a organizzare una votazione per poter far terminare i giochi. Ma sono davvero tutti disposti a tornare a casa senza tentare quell’unica, seppure sconsideratamente pericolosa, occasione di svolta? “La vita è un inferno persino peggiore di quel gioco”, afferma un anziano giocatore con un tumore alla testa.

Una serie tv che intrattiene e fa rimanere attoniti

Squid Game, by Cinematographe

È presente in Squid Game il tema del dio denaro, tanto potente da arrivare a distruggere l’esistenza di una persona e la sua umanità. Quindi la critica alla società contemporanea in cui il denaro diventa stile di vita. E il conseguente inevitabile binomio mancanza di denaro – disperazione descritto molto bene nella serie Tv coreana, che filma i personaggi nel momento più buio di un’esistenza: quello in cui la ragione non ha più ragioni per prevalere. Solo dopo un inizio a ritmo lento la storia principale inizia a catturare, intrattenere, a lasciare attoniti. Nei nove episodi si viaggia in un clima di curiosità e di perenne attesa, fra violenti colpi di scena e verso strade che non lasciano scampo. Nonostante un finale non completamente convincente e la mancanza di idee spiccatamente originali, siamo convinti che Squid Game sia un’opera capace di lasciar traccia di sé. E che perciò vi consigliamo di vedere se avete un account Netflix.