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Belle, forti, testimoni e simbolo di un capitolo poco conosciuto della rivoluzione del costume, le Gloriose Signore del Wrestiling tornano in GLOW 3. Disponibile dal 9 agosto, la terza stagione della serie firmata da Liz Flahive e Carly Mensch tiene alta l’attenzione sul prodotto, consegnando al pubblico un’evoluzione coerente e appassionante.

GLOW: la storia vera che ha ispirato la serie tv Netflix

Tra love story che si intensificano – o si rivelano, finalmente – un nuovo formato dello show, memorabili personaggi secondari, GLOW 3 mantiene le promesse e regala alcuni momenti davvero emozionanti, terminando con un finale che lascia intendere (e sperare) in una splendida quarta stagione.

Glow 3: se parliamo di Wrestling per parlare di genere

GLOW 3

In una scena dell’ottavo episodio di questa stagione, intitolato Proseguire, le due showrunner Liz Flahive, Carly Mensch definiscono tramite il personaggio di Rhonda (Kate Nash) il succo artistico dello show: “È il suo marchio: ragazze che fanno cose che fanno solo i maschi”. Letta in quest’ottica, tutta la stagione assume un connotato davvero specifico, soprattutto per quel che riguarda l’arco narrativo di alcuni personaggi.

Con un percorso già magnificamente introdotto nella prima e nella seconda stagione, il compito di rappresentante dell’emancipazione professionale femminile è affidato a Liberty Belle-Bettie Eagan (la bravissima Betty Gilpin). Da casalinga e madre disperata e tradita, Bettie assorbe la lezione del ring come stile di vita e impara a lottare, senza scrupoli o preconcetti morali, per la propria gloriosa realizzazione. Vederla in questa stagione come madre, produttrice, amante e donna d’affari è come osservare in vitro la dura e faticosa emancipazione delle intraprendenti manager che si sono fatte strada tra gli anni Ottanta e i Novanta nel mondo dello spettacolo. Insomma, non solo showgirl o attrici – mestieri di per sé più che dignitosi, ma molto spesso basati su una determinata presenza estetica – ma produttrici, presidentesse, che uniscono tanto una sensualità del corpo quanto una ferocia mentale.

GLOW 3 è uno show che fa le domande giuste

GLOW 3

Sono poche le persone che hanno uno spessore intellettuale tale da saper trattare temi importanti – e non leggerissimi – in un contesto apparentemente frivolo e autenticamente glamour. Liz Flahive e Carly Mensch (quest’ultima, ricordiamo, è una delle professioniste alla base del successo di Orange is the new black) con GLOW fanno di questo doppio binario il loro punto di forza: si gioca con il contesto sfacciatamente finto di Las Vegas e con la disciplina del Wrestling, dove la simulazione diventa arte, per parlare di veri problemi di vere donne.

Non eroine da cliché, che sanno sempre quello che fanno o che affrontano in maniera serena il proprio ruolo, ma persone a 360 gradi che sbagliano, mandano all’aria i propri sogni, deludono il prossimo, ma che – alla fine – continuano a lottare. Fuori e dentro il ring.

Dopo aver a lungo parlato della posizione scomoda della donna nel mondo dello spettacolo (specialmente nella seconda stagione, in quella puntata straordinariamente sintetica e rappresentativa che è Anche i pervertiti sono persone), la terza stagione si dedica a raccontare il rapporto tra carriera e maternità. Interessante è il modo in cui Cherry Bang (Sydelle Noel) – che tenta di avere un figlio col marito Keith (Bashir Salahuddin) – riesce a stabilire e mettere in chiaro le sue priorità, affrontando un argomento tutt’ora difficile nel dibattito pubblico: quello delle donne che non vogliono avere figli.

L’amore, il sesso e il corpo

GLOW 3

La centralità del corpo come tempio di femminilità preziosa, da difendere, è un tema decisamente importante in tutto lo svolgimento di GLOW 3. Non solo le protagoniste condividono riflessioni su come la gravidanza traumatizzi il fisico femminile (e richiede, dunque, una consapevolezza maggiore di quella determinata dal ruolo e dall’abitudine), ma anche su come il corpo sia fin troppo spesso un oggetto di cui gli uomini, e la società, si sentono in diritto di disporre.

Senza slogan, senza proclami politici, GLOW introduce lo spettatore verso la gioia della sessualità tra due donne con una forte intesa sentimentale ed erotica – tra i due personaggi di Arthie (Sunita Mani) e Yolanda (Shakira Barrera) – ma anche la libertà e la bellezza di un corpo non più giovane e non più magro. In questo senso, è particolarmente apprezzabile il personaggio di Sandy Devereaux St. Clair interpretato da una Geena Davis in splendida forma.

La trasformazione esteriore come segnale di una crescita interiore è il centro dell’arco narrativo di uno dei personaggi più sorprendenti dell’intera serie: quello di Sheila (Gayle Rankin) che in questa stagione sarà protagonista di un toccante percorso personale.

Glow 3, come inseguire i propri sogni

Forse la vera rivoluzione della Gloriose Signore del Wrestling si realizza nella libertà dell’inseguire i propri sogni. Ben lontane dalla retorica, nella maggior parte dei casi, questo sogno consiste semplicemente nell’essere sé stessi e non arrendersi davanti ai paletti che la società inevitabilmente mette davanti.

Il personaggio che più di tutti rappresenta questo messaggio è quello di Alison Brie, Ruth aka Zoya la Destroya. In questa stagione, la complessità di Ruth è messa giustamente da parte per far spazio alle voci delle altre. Tuttavia, essendo una delle protagoniste (è attraverso il suo punto di vista che la prima stagione ci introduce nel mondo di GLOW), gli autori le dedicano un’evoluzione e un finale che la proietterà senz’altro in una brillante quarta stagione.

Un’altra chiave di lettura dell’affermazione della propria identità come realizzazione di un sogno è nei personaggi – sin ora minori – di Melanie (Jackie Tohn) e Jenny (Ellen Wong). In quell’episodio catartico che è il sesto della terza stagione, Andare lontano, le ragazze hanno finalmente l’occasione di raccontarsi. Gli autori approfittano di un espediente, una sospensione della narrazione, per presentare nuovi aspetti dei personaggi e aprire la porta – per poi socchiuderla delicatamente – sulla voragine di trauma e dolore da cui Melanie e Jenny fuggono. Il deserto, come spesso accade nella narrativa americana, è il luogo in cui ci si trova, in cui si riesce a fare ordine nella propria testa e nella propria storia, un acceleratore di crescita e di autodeterminazione.

I personaggi maschili di GLOW 3

Una panoramica così fortemente improntata sul girl power non deve far pensare che i personaggi maschili siano stati trascurati. Anzi, questa nuova stagione è l’occasione per entrare più in profondità anche nelle loro storie e per stringere inaspettati sodalizi tra i generi. Il personaggio a cui più di tutti ci si affeziona è quello di Sam Sylvia (Marc Maron) che – pur conservando fermamente i punti saldi della caratterizzazione – si rivela nella sua fragilità fisica ed emotiva. Evitando ogni spoiler, si può però affermare che il suo lato più umano verrà alla luce, scontrandosi con le conseguenze di anni di anestesia dati dall’abuso di alcol, droghe e isolamento.

GLOW – Stagione 3: il full trailer in italiano

Grande intensità anche nel racconto dell’evoluzione di Bash Howard (Chris Lowell), la cui vicenda – in questa stagione – conferma e consolida alcuni indizi seminati nelle precedenti. A fare da contraltare, il nuovo personaggio di Bobby Barnes (Kevin Cahoon), magnifica drag queen, omosessuale, che conduce – come una fata madrina piena di lustrini – molti dei nostri eroi e delle nostre eroine verso la tanto agognata consapevolezza di sé. Bobby Barnes, insieme all’episodio di violenza nel finale della puntata nove, I libertini, introduce ancora un altro tema: l’intersezionalità, ovvero l’associazione della lotta per l’emancipazione di genere a quella dell’orgoglio lgqbti.

La piega che prende la serie, infatti, spiega come tutti gli oppressi hanno interesse a unirsi in un fronte comune e come – negli anni Ottanta come oggi – essere donna e essere omosessuale sono considerati come condizioni di svantaggio e da questo svantaggio occorre prendere lo slancio per compiere imprese ancora più straordinarie.

In conclusione

GLOW 3 è la degna prosecuzione della storia introdotta e approfondita nelle prime due stagioni. Gli autori si concedono lo spazio per entrare nel cuore delle vicende personali e per spiegare il background dei personaggi, rompendo una volta per tutte la patina brillante che le ha rese celebri.

Mancano i momenti di pura follia, come quello della puntata numero otto della seconda stagione – La gemella buona – che hanno consacrato la serie come assolutamente unica e speciale. Tuttavia, quello che si perde in capacità visionaria, si guadagna in analisi psicologica e rafforzamento del legame empatico che il pubblico crea coi personaggi. Diventa più chiara la funzione simbolica del wrestling femminile, donando alla serie uno spessore nuovo, che risponde all’esigenza di emancipare le serie comedy dai prodotti di puro intrattenimento.

Una bella stagione di passaggio, che lascia ben sperare per una grandiosa quarte parte. GLOW 3 è disponibile su Netflix a partire dal 9 agosto.

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