La dolce vita è Roma. È l’aria della Capitale, dei vicoli stretti del centro dove dive del cinema passeggiano indisturbate, è la via dei rotocalchi, dove pettegolezzi e malelingue si arrovellano per scrivere lo scoop in prima pagina. È la brezza di una città eterna che Federico Fellini ha contribuito a santificare, celebrare, elevare, luogo dell’arte per antonomasia, passionale e appassionata, febbrile nel voler racchiudere la bellezza delle proprie meraviglie, dalla periferia al centro storico, tutto ripreso in un film da Palma d’oro, che ha segnato gli annali di una cinematografia nostrana che dovrà sempre un pezzo di cuore a questo capolavoro intramontabile come la sua città.

La Dolce Vita di Federico Fellini: ecco cosa accadeva esattamente 60 anni fa a Cannes e in Italia

Una Roma che Fellini ha voluto percorrere per lungo e largo, in cui la frenesia degli anni Sessanta, delle starlette e dei produttori, dei sogni e della cruda morte si susseguono per posti iconici e quartieri più isolati, in un connubio tra alto e basso che ha segnato la cifra stilistica de La dolce vita. Come simbolica è diventata, nel corso del tempo, Fontana di Trevi, luogo iconico del bagno dell’attrice Anita Ekberg e la sua esortazione all’accompagnatore Marcello Mastroianni: “Marcello, come here!”. Una scena stampata nella storia del cinema, in cui il monumento romano diventa lo scenario per uno dei momenti più emozionanti dell’intera filmografia mondiale, cercato di ricreare in seguito da molti altri, ma impossibile anche solo da imitare.

Da Via Veneto a San Pietro: il centro di Roma ne La dolce vitala dolce vita, cinematographe

Nel bel mezzo della Roma del lusso, Via Veneto rappresenta per La dolce vita una strada paradigmatica, l’esaltazione di cosa significava vivere il glamour e l’ambiente dello spettacolo sull’aprirsi degli anni Sessanta, in cui andavano incontrandosi personalità di spessore e aspiranti artisti, tutti insieme sulla via più chiacchierata dell’intera Capitale. Covo di veri e propri paparazzi, Via Veneto al suo splendore è stato il red carpet più succulento da cui poter trarre le ultime notizie, ripreso da Fellini assieme ai suoi flash e ai suoi volti.

Sono poi le Terme di Caracalla altro luogo adorato dal caro regista Fellini, già posto di lavoro della protagonista prostituta di Giulietta Masina ne Le notti di Cabiria (1957), che tornano nel 1960 ne La dolce vita per diventare palcoscenico di incontro, conoscenza e ballo dei personaggi di Mastroianni e della Ekberg. È però su una ripresa panoramica del Parco degli Acquedotti su cui si apre la pellicola, con il protagonista Marcello in volo sopra ad un elicottero che trasporta la famosa statua di Gesù. Giro in aria che continua fino a far arrivare il protagonista sopra la Piazza di San Pietro e che ritornerà nel film nel momento di incontro tra l’uomo e la Sylvia di Anita Ekberg, prima di salire su per la cupola di Michelangelo.

Fuori città, fino alla spiaggiala dolce vita, cinematographe

Se del centro, poi, ci sono ancora Piazza del Popolo (dove Marcello e il personaggio di Maddalena di Anouk Aimée caricano in macchina una prostituta) e Palazzo del Quirinale, La dolce vita si sposta anche in altri quartieri, soprattutto all’Eur, dove è situata la casa dell’amico intellettuale Steiner e quello che nel film dovrebbe rappresentare il pronto soccorso in cui Marcello porta il personaggio di Emma dell’attrice Yvonne Furneaux assuefatta dai barbiturici, ma che in realtà è il Palazzo dei Congressi all’Eur. Tra via Tuscolana e l’aeroporto di Centocelle è collocata, invece, la Chiesa di San Giovanni Bosco, il cui esterno del film non coincide, però, con l’interno, ripreso dalla chiesa dei Santi Martiri Canadesi.

Spostandosi da Roma, ma rimanendo sempre in zone limitrofe, La dolce vita si sposta a Villa Giustiniani Odescalchi per il ballo dei nobili a Bassano di Sutri (utilizzata anche da registi come Luchino Visconti e Roberto Rossellini) e a Fregene per le riprese dell’esterno dell’orgia nel film. Tra le tante scene fondamentali de La dolce vita c’è, poi, il finale, sulla spiaggia di Passo Oscuro sulla costa tirrenica del Lazio, che ricorderemo per sempre come il sorriso di speranza di quella giovane fanciulla nel mezzo di un clima di morte, un segno rivolto al protagonista e al suo – e nostro – futuro.

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