figli, cinematographe

Mattia Torre aveva preparato tutto. Aveva scritto la sceneggiatura – tratta da un suo monologo e inserito nella raccolta di testi In mezzo al mare. Sette atti comici, aveva pensato all’intero cast, aveva organizzato i giorni prima della lavorazione, mancava solo arrivare sul set per le riprese. Ma la malattia è tornata a bussare, la difficoltà di gestire la direzione di un film diventava sempre più concreta, e così è all’amico Giuseppe Bonito che ha pensato, chiamato per sostituirlo e portare a termine il suo progetto Figli. La morte, poi, è sopraggiunta, e qualche mese dopo anche l’uscita del film.

In sala dal 23 gennaio, la commedia familiare con Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea, è il ritratto generazionale di coppie alle prese con le difficoltà di mettere al mondo il secondo figlio e tutto ciò che questo comporta. Una commedia che usufruisce della bizzarria per trattare con attenzione il reale, in un’opera che colpisce per la sua cristallina ironia e la sua infinita attinenza con ciò che, a ogni coppia, accade.

Figli: leggi qui la nostra recensione

Giuseppe, come ti sei sentito quando Mattia ha chiesto a te di dirigere Figli? E come mai credi abbia pensato proprio a te?

“Per Figli Mattia aveva bisogno di un regista che facesse da sostegno, ma che avesse anche con lui qualche legame personale. Il mio primo film era molto drammatico e non ho figli, quindi per me approcciarmi al progetto è stata vera fantascienza. Quando gli chiesi come mai mi aveva scelto rispose “Non chiedermi perché”. C’è sempre stata una collaborazione continua tra noi, da ultimo sono stato nella seconda unità della serie La linea verticale. Ma, la realtà, è che tra noi c’è sempre stato un contatto molto istintivo.”

Quanto hai aggiunto di tuo nel film, soprattutto con un occhio particolare alla regia?

“La forma era già ben definita fin dalla sceneggiatura. Aveva il tratto tipico della scrittura di Mattia. C’è quella sfrontatezza che viene mischiata alla grazia e che può portare la stessa scena a ondeggiare tra realtà e inconscio. Quello che però sapevo per certo e che avevo capito durante il mio lavoro a La linea verticale era soprattutto questo: non serviva dopare il racconto. Questa miscela incredibile che Mattia compie, passando dal comico al tragico e viceversa, non doveva venire gonfiata a nessun livello. Sia il lavoro con gli attori che quello con la macchina da presa era in costante linea rispetto alla scrittura della sceneggiatura.”

Valerio e Paola, Figli è certamente un film su una coppia e l’arrivo del loro secondo bambino. Cos’altro c’è, per voi, nell’opera scritta da Mattia Torre?

Paola Cortellesi: “Figli parla di tante cose. Di una coppia, intanto. Di una lunga relazione, sia che questa poi abbia a che fare o meno con dei figli. È un film d’amore, parla d’amore, dei percorsi che si fanno per mantenere questo sentimento, e in questo caso il mantenere saldo un rapporto dopo l’arrivo del secondo figlio, che piano piano rivendica le proprie attenzioni.”

Cortellesi & Mastandrea: “La genialità di Mattia Torre nello scrivere della realtà con estrema ironia e surrealtà”

Un film che sembra molto parlare alla contemporaneità e ai genitori di oggi, no?

Valerio Mastandrea: “Effettivamente ci siamo riconosciuti in tante delle cose scritte da Mattia. Soprattutto nelle scene di conflitto e di dibattito. Dentro questo film c’è tutta la maniera con cui Mattia si approcciava alle cose. La sfrontatezza con cui affrontava la realtà, il bagaglio emotivo che ha vissuto di cui ho riconosciuto delle componenti biografiche, il che mi faceva molto ridere. Mi ha fatto riflettere sulla grande fortuna che ha avuto la gente che è potuta entrare in contatto con Mattia, un contatto che permetteva di dare e ricevere qualcosa. Questo film non parla di figli e basta, ma di come si può restare uniti anche con gli urti che ci dà la vita, che ci danno la cultura e la società, ma che la pellicola prende in giro.”

Voi, che siete genitori, vi siete ritrovati in alcune delle tipologie messe in mostra nel film? O in qualche aspetto della vita familiare?

P.C.: “Mi sono ritrovata in tutte le categorie di genitore rappresentate. Quando ho letto la sceneggiatura ridevo di me stessa e di quanto mi ritrovavo in quelle parole. Questo è uno dei grandi talenti della scrittura geniale di Mattia. Non scrivere di cose straordinarie, ma cose comuni che riescono a far sorridere perché vere, vedere attraverso l’ironia di Mattia e saperne ridere. È qualcosa anche di molto terapeutico.”

V.M.: “Una volta una persona mi ha detto “Quando ti nascerà un figlio capirai che si muore”. Questo è vero, perché il tempo inizia ad accelerare. Ma non per questo trovo che sia folle fare dei figli oggi, come accade ai personaggi nel film. È vero, anche io non sono e non mi sento all’altezza, mi sono sentito spesso difettoso nel ruolo di padre, ma è qualcosa che ti riempie d’amore.”

Come è stato già sottolineato, la sceneggiatura di Figli richiedeva dei continui passaggi da registri comici ad altri più drammatici. È stato difficile muovervi su questo doppio binario, spesso presente in una stessa scena?

P.C.: “Non è stato difficile perché entrambi i toni erano presenti nella sceneggiatura e nelle scene che la componevano. E poi è qualcosa che accade anche a casa, continuamente. Magari si sta litigando fino a un secondo prima e a un certo punto c’è qualcosa che ti fa scoppiare a ridere. Questa realtà è ciò che ha reso facile e bellissimo fare questo film.”

V.M.: “Non è complicato perché i film hanno sempre questo doppio aspetto, il ridere piangendo e viceversa. È vero che, in questo caso, ogni scena aveva delle specifiche sfumature. La cosa importante è che ci siamo trovati molto con Paola, abbiamo respirato l’uno il registro dell’altra ed è stato piacevole.”

Il film racchiude al proprio interno anche una critica molto viva sulla condizione del nostro Paese, sia a livello culturale che sociale. Siete in linea con questa visione?

V.M.: “Il film tratta di motivi storici e si percepisce la voglia di Mattia di dire qualcosa sulle generazioni precedenti e di come sono responsabili di tanti disagi che si portano ora sulle spalle i giovani, e questo mi piace moltissimo.”

P.C.: “Quando ho letto la sceneggiatura ero piuttosto d’accordo con ciò che affermava Mattia, su quanto è vero che la classe dei “nonni” sia quella su cui si basa la nostra economia e la direzione del gusto culturale. Nel film, ad esempio, c’è questo scontro tra la mia protagonista e il personaggio di sua madre, che serve sia per questa riflessione, sia per far vedere le difficoltà in cui una coppia si può trovare se viene a mancare l’aiuto di quella parte di famiglia.”

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