GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE - FILMISNOW

VOTA IL FILM ORA!

3

MEDIA VOTI PUBBLICO

Essere genitori negli anni Duemila. Essere innamorati negli anni Duemila. Essere persone negli anni Duemila. È quello che ha descritto Mattia Torre, il lascito che ha donato prima della sua dipartita, così prematura, così rumorosa. Rumorosa perché, d’ora in poi, sarà il silenzio a calare nell’originalità del cinema, del teatro e della letteratura italiana. Un vuoto, finora riempito dalla surrealtà, che Mattia Torre sapeva così bene raccontare e trarre dal reale, con le contraddizioni più sottili, pur pregnanti di quella quotidianità di cui tutti siamo a conoscenza e che la penna dello scrittore ha saputo ogni volta trattare con lucidità cristallina.

Figli ne è un ulteriore esempio. Uno dei più veri, dei più maturi. Che prende da quella follia che è il mettere al mondo – quello di oggi, contemporaneo, del precariato e dei nonni-giovani, delle cartelle fiscali e dei gruppi whatsapp di classe – piccole creature uguali a noi. Esserini semplici, bisognosi di tutte le nostre attenzioni, di incredibili cure, che rubano tanto di quel tempo e quell’energia, restituendoli sotto forma di orgoglio, di felicità indiscussa, di un amore che non pensavate di poter sentire e ricevere così smisurato.

Figli – Essere genitori nell’Italia di oggifigli, cinematographe

Partendo da un monologo dello stesso Torre, la cui regia è passata a Giuseppe Bonito nel momento in cui la malattia è tornata a farsi pressante nell’esistenza dello sceneggiatore, Figli vede l’ordinarietà di una coppia dell’Italia dei giorni nostri, la lotta contro la società e contro il deterioramento stesso che la prole genera negli animi e nelle abitudini di una famiglia normale, normalissima, bellissima per la sua assoluta normalità. Suddiviso in capitoli monografici, dove ognuno è dedicato a un lato eroico e tragico della vita da genitore, il film snocciola l’ironia intrinseca nelle difficoltà dei nuclei familiari nella moderna attualità. Di chi, in questo Paese dalla natività allo zero per cento, si immola con un atto di coraggio chiarissimo, portando a compimento la nascita non di uno, ma di ben due figli, due nuovi membri di questa società che ai giovani fa ostruzionismo, che vieta loro la tranquillità, mettendoli alla prova sotto ogni versante e facendoli arrivare, con affanno, alla fine del mese.

Ma, pur nell’instabilità economica e culturale nostrana, delineata così bene dalla sceneggiatura snella e frizzante di Mattia Torre, non è mai il senso di sopraffazione a primeggiare sull’ironia delle situazioni e della vita stessa, non è mai l’insoddisfazione cronica o il terrore di fallire ad annullare le piccole cose di cui gioire, né è il senso di privazione della propria persona in funzione di un figlio e del proprio partner. È la tenerezza che si insinua nella casa disordinata dei protagonisti interpretati da Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea, la verità così semplice eppure profondissima dei dialoghi, degli sguardi a volte esausti, altri pieni di speranza per quel futuro verso cui ci si dirigeva prima in due, per diventare, improvvisamente, in quattro.

Figli – Tra amore e famiglia, la promessa è una sola: restare unitifigli, cinematographe

Ma è anche l’amore come baluardo di resistenza quello di cui narrano Torre e Bonito, che Mastandrea e Cortellesi incarnano con la naturalezza di una coppia qualunque, che ha deciso di essere, di esserci, di restare unita. È proprio quella l’unica promessa, l’unico scoglio al quale potersi attaccare in un Paese che viene riflesso nelle dinamiche della relazione dei protagonisti, dei loro ostacoli così ordinari e, per questo, destinati a toccare tutti. Restare uniti. Figli è la storia di un cambiamento, ma lo è in virtù di quei due esemplari primi che hanno scelto di stringersi la mano e di camminare verso il proprio destino, credendoci, tentandoci, anche quando l’istinto ti direbbe di buttarti fuori dalla finestra.

Ed è proprio un balzo quello che ripetutamente fanno i personaggi di Figli, fuori nell’ignoto delle complessità amorose e genitoriali di questa Italia che di bambini ne fa sempre meno e viene portata avanti dalla classe dei pensionati, di questo bel Paese che rimprovera ai genitori la mancanza di empatia causata dai modelli familiari passati e soffre della probabilità, non così recondita, di poter cadere negli stessi errori dei padri. Ma è attraverso la positività della commedia che vengono filtrati i drammi, è nell’incontro con la bizzarria che si possono mostrare i risvolti più autentici della realtà. Una generazione fotografata da Mattia Torre, che non manca di senso e gusto cinematografico, che non tralascia la fantasia per far spazio solamente alle feste in costume e ai mobili da costruire, cercando di continuare a vedersi con i medesimi occhi e di sentirsi gli uni accanto agli altri, con la sola, irriducibile speranza di poter restare una famiglia. Un testo folgorante, attento nel suo essere tanto sfrontato. Il terzo figlio di Mattia Torre, a cui ha fatto muovere i primi passi e che, adesso, potrà arrivare al pubblico sulle proprie gambe.

Figli, prodotto da Wildside, Vision Distribution e The Apartment, sarà in sala dal 23 gennaio, distribuito da Vision Distribution.

SPECIALE OSCAR 2020
Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi novità, recensioni e news su Film, Serie TV e Fiction. Inoltre puoi partecipare alle nostre iniziative e vincere tanti premi

Grazie da adesso riceverei settimanalmente la nostra newsletter

Qualcosa è andato storto

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione