cambio tutto, cinematographe

A volte c’è proprio bisogno di dirlo: Cambio tutto!. Stile di vita, di lavoro, nelle relazioni. Il cambiamento è una parte fondamentale dell’esistenza, soprattutto se per troppo tempo rimaniamo bloccati nelle nostre insicurezze, accondiscendenti verso tutto e tutti e incapaci di volerci bene. È quello di cui si rende conto la protagonista Giulia interpretata da Valentina Lodovini nella commedia di Guido Chiesa, film nato dall’insieme di remake tramutati dal regista e sceneggiatore italiano in una riflessione sul femminile e la società di oggi, che si apre alla dimensione della donna, ma può parlare comunque a ogni tipo di persona. Confermano infatti Lodovini e Chiesa durante la presentazione di Cambio tutto!, disponibile su Amazon Prime dal 18 giugno.

Giulia è un personaggio che deve trovare il proprio equilibrio, tra l’accontentare sempre tutti e il cercare la maniera di riscattarsi. Come descrivereste questa protagonista e quanto l’hai sentita vicina come personaggio?

Valentina Lodovini: “Giulia è un personaggio verosimile in linea con i tempi che stiamo vivendo. Bisogna dire che c’è un po’ in giro la fobia del femminile, che sia tra uomini e donne, ma anche tra donne e donne. Questo va riflettendosi anche su Giulia, fino a quando non accetta più di non essere né ascoltata, né considerata, decidendo di concentrarsi su se stessa. In ogni caso Cambio tutto! può rivolgersi anche agli uomini, ma mentirei se dicessi che siamo arrivati ad un punto in cui si può parlare di uguaglianza di genere, a partire dalla quotidianità, dai rapporti con gli altri fino all’ambito lavorativo. È per questo che il film segue un archetipo, che è quello della mancanza di parità ricercata dalla protagonista.”

Guido Chiesa: “Il personaggio di Giulia nasce anche molto grazie all’interazione che Valentina ha avuto con la costruzione del personaggio, che ha visto un suo coinvolgimento molto importante. Quando abbiamo lavorato alla sceneggiatura non avevamo Valentina in mente, ma nel momento in cui è stata scelta si è messa in relazione con Giulia e ha delineato con noi come si sentiva in riferimento al personaggio. E forse il suo contributo più grande è stato proprio risaltare gli aspetti che riguardano la maggior parte delle donne, mettendosi in gioco.”

Avete detto che, oltre all’aspetto femminile, la vostra commedia può riferirsi comunque a un bacino di pubblico più ampio, che può ritrovare situazioni che chiunque ha vissuto. Cos’è, dunque, che ci unisce tutti e come viene riportato nel film?

V.L.: “È principalmente la paura di ribellarsi quella in cui molti possono rivedersi, nel mostrare realmente chi si è. La paura è quel fattore che spesso non ti fa reagire. In più può capitare che in momenti in cui ti senti più fragile vai ad attaccarti a qualcosa, capita anche a me, che siano incensi, oli essenziali o del gelato, come per la protagonista Giulia. Anche se, per quanto mi riguarda, sono sempre stata una privilegiata per mia fortuna, ma è vero che in quanto donna spesso senti come il bisogno di fare più attenzione a esprimere i tuoi disagi o suggerimenti. Per esempio sul set esiste ancora questa differenza, se è un’attrice a dare dei consigli allora è capricciosa, se è un attore è una persona di carattere.”

In quanto regista, vista anche la proposta dei personaggi in Cambio tutto!, c’è una sorta di messa in dubbio oggi sulle figure maschili e quale pensi sia il cambiamento che più stanno affrontando?

G.C.: “Negli anni Sessanta un certo modello classico di maschile è cominciato ad entrare in crisi. Non reggeva più il passo, infatti mentre il femminile si metteva in gioco, il maschile non riusciva a elaborare il lutto della perdita dell’autorità, dovendosi mettere a cercare a tentoni una nuova identità. È il femminile che ha posto il problema dell’uguaglianza e per il maschile è fondamentale saper lavorare e approcciarsi con rispetto su questo versante. Il maschile ha ancora poco rispetto del femminile. Pensiamo ancora al modello della rappresentazione, se per vendere una macchina o un detersivo metto una top model sul cartellone si intende che quel corpo è oggetto dell’immaginazione maschile. Bisogna rendersi conto che c’è ancora questo problema e capire di farne parte. Io me ne rendo conto.”

Valentina Lodovini: “Se dai un consiglio sei un’attrice capricciosa, se sei un uomo un attore con carattere.”

Qual è, dunque, lo stile di appartenenza di Cambio tutto!?

G.C.: “Il film è un remake di un remake. Esiste inizialmente l’opera cilena, poi quella messicana e infine quella spagnola, ma già tra loro le pellicole sono tutte diverse. Cambio tutto! è più vicino al film spagnolo, senza quel grottesco che caratterizza il loro cinema. La vicinanza diventa quasi più americana, se il film fosse stato girato qualche anno fa una protagonista sarebbe potuta essere Renée Zellweger o Sandra Bullock.”

E come è stato scelto il cast?

G.C.: “In parte si tratta di un cast di attori con cui avevo già lavorato. Altri, come Libero Di Rienzo e Neri Marcorè, li abbiamo chiamati perché li trovavamo davvero adatti. Marcorè mi sembra perfetto per questo ruolo del guru che racchiude insieme un po’ di autorità e un po’ di leggerezza. Avere degli attori solidi alla base è indispensabile per il film, tutti hanno un background che li porta alla comicità, ma servono interpreti capaci anche quando si tratta di accelerare su qualcosa che non sia solo la risata. E gli attori di contorno lo hanno fatto, tant’è che se il lavoro di Valentina è stato così buono e risaltato credo lo debba anche grazie all’interpretazione svolta dai colleghi.”

Nel film a Giulia viene chiesto di gestire ogni parte della sua vita casalinga e lavorativa. Ma come mai c’è questa idea che le donne siano tutte multitasking?

V.L.: “Non voglio mettermi a fare psicologia spicciola, ma penso che in verità, chi più e chi meno, siamo tutti multitasking. Non è una capacità solo delle donne, poi può esserci chi è più pigro o più attivo, ma tutti quanti se volessero saprebbero gestire più parti insieme della propria vita. Ciò che fa credere, però, che la donna sia multitasking è qualcosa di radicato nel nostro sistema culturale e che dovrebbe venire estirpato. L’esempio è banale, ma calzante: se alle bambine non venissero regalate solo le cucine e ai bambini solo le macchinette, da grandi capirebbero che nella quotidianità i ruoli potrebbero essere intercambiabili e contribuire entrambi, per esempio, al sostentamento della casa e del lavoro. Ad oggi vedo che i modelli di riferimento, fortunatamente, si stanno evolvendo, ma non è ancora abbastanza e questa cosa mi spaventa. E, personalmente, distinguo più le persone per quello che fanno che per il loro sesso.”

Un sistema culturale che anche Cambio tutto! vuole per l’appunto dimostrare. Ti è mai capitato di ritrovarti in situazioni simili a quelle del film?

V.L.: “La maggior parte delle cose che avvengono nel film le ho sentite perché non sono solo cliché, purtroppo. La frase “Ah, ma hai il ciclo!” quando ci si mostra più aggressive o emotive è un must. Ciò che più mi tocca e destabilizza ogni volta è la mancanza di ascolto. Il dire qualcosa di più o meno giusto, ma che in ogni caso esprime un tuo contributo o una tua opinione e viene rimbalzato. Quello lo vivo proprio come una squalifica. Ma ho capito spesso che qui subentra anche l’intelligenza di chi è dall’altra parte, perché le persone migliori si dimostrano sempre quelle che, anche se poi fanno di testa loro, almeno chiedono il parere altrui.”

Oltre alla questione femminile, nel film c’è anche una sorta di scontro generazionale, tra la tradizione che resiste e l’innovazione che cerca di farsi strada. Come vivete la velocità di questi tempi?

V.L.: “Di mio sono vintage. Come artista mi obbligo a stare nella contemporaneità, un artista ne ha il dovere. Ho anche cinque nipoti, dai trentuno ai sedici anni, quindi con loro vivo sempre il confronto, ma mi rendo conto che ho difficoltà. Ho quarantadue anni e non me li sento, non ci faccio caso, ma sai che prima o poi ti arrivano in faccia. Il mio compito da attrice è di adeguarmi a ciò, anche perché la vita stessa è cambiamento. L’importante è che l’equazione sia qualità e progresso, perché a volte mi sembra che ci siano cose che hanno bisogno di tempo e che quest’ultimo non viene concesso. Va bene la velocità del linguaggio, ma l’importante è saper mantenere l’equilibrio. Come per i film, ora ce ne sono davvero tantissimi disponibili grazie alle piattaforme online, ma è bene che in questo mare si scelgano quelli buoni.”

Anche Cambio tutto! arriverà su Amazon Prime a causa del periodo Covid-19. Come è stato vivere questo momento di quarantena appena passato?

V.L.: “L’ho vissuto come tanti. Al di fuori del lavoro non sono una persona mondana, quindi la mia normalità è stata deformata solo in parte da ciò che è successo. Ci sono stati momenti parecchio spaventosi, ma cercavo di rimanere lucida pensando a chi stava davvero combattendo. Mi sono data alla lettura, ai film, alle serie tv. E ho visto tanti tutorial sull’ukulele. Potrei fare un musical adesso!”

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