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David Fincher ha tratto nel 2007 Zodiac dai libri scritti da Robert Graysmith e dedicati al “Killer dello zodiaco“, serial killer attivo in California a fine anni sessanta e a cui sono attribuite cinque vittime certe più una serie di vittime probabili ma per le quali non ci sono sufficienti prove della sua colpevolezza. L’identità del serial killer è ancora oggi sconosciuta e il caso è ancora aperto. Zodiac è un thriller che racconta le indagini e le numerose false piste che hanno ostacolato la ricerca del sfuggente assassino.

Fincher si concentra in particolare sulle reazioni, gli stati d’animo, le insicurezze e la tenacia dei protagonisti, in costante tensione e sempre più imprigionati e ossessionati dalla vicenda. Come nello storico Seven (1995), altro film di Fincher incentrato sulla caccia ad un serial killer, l’indagine e la sua soluzione sono quindi quasi strumentali e contano soprattutto gli smarrimenti, le paure e le ossessioni di chi vanamente insegue il killer. Un’operazione sotto certi versi simile, passando al film biografico, a quella che Fincher compirà nel 2010 con The social network, dove le vicende processuali che colpirono il giovane Mark Zuckerberg diventano uno strumento (anche preveggente ) per riflettere sulla solitudine, sull’individualismo estremo e sul disagio interiore.

Zodiac: il film di David Fincher tratto da una storia vera

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Robert Graysmith, l’autore dei libri su cui Zodiac è basato e nel film interpretato da Jake Gyllenhaal, è uno dei protagonisti della vicenda. Graysmith era un vignettista appassionato di enigmistica che nel 1969 lavorava al San Francisco Chronichle, quotidiano a cui il 5 luglio di quell’anno arrivò una lettera di rivendicazione di un omicidio avvenuto il giorno prima. L’autore della missiva riportava dettagli conosciuti solo alla polizia e prometteva che avrebbe colpito nuovamente se il giornale non avesse messo in risalto le sue gesta. Oltre a questo, c’è anche un messaggio cifrato che, una volta risolto, rivelerebbe l’identità dell’assassino.

Inizia così la caccia al killer dello zodiaco, che vedrà particolarmente attivi, e ossessionati, lo stesso Graysmith, il suo collega del San Francisco Chronichle e giornalista di cronaca nera Paul Avery (Robert Downey Jr.) e il detective Dave Toschi (Mark Ruffalo). Il killer , che continuerà a contattare con i suoi messaggi da decifrare stampa e polizia, si rivelerà però un’entita sfuggente, tra false piste, illusioni e errori che alla lunga colpiscono i tre fin nell’interiorità. Particolarmente devastati saranno Paul e Dave, che ad un certo punto si defilano dal caso, mentre Robert, altrettanto ossessionato, continuerà a inseguire il misterioso assassino. Siamo nel 1979 quando il vignettista si convincerà della colpevolezza di Arthur Leigh Allen, già tra i principali sospettati, ma scagionato dalla prova decisivia della perizia calligrafica.

Zodiac: cosa accade nel finale?

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Robert espone le sue teorie a Dave, il quale però, mancando le prove decisive, non può provare la colpevolezza di Allen e lascia cadere la questione. La sequenza si chiude con il detective che, lasciato l’amico nella tavola calda dove si sono incontrati, attraversa la strada; una macchina sfreccia accanto a lui uscendo poi dall’inquadratura. Con un’estremamente intelligente ed efficace soluzione di montaggio Fincher ci trasporta nel 1983. Come a seguire la direzione della macchina che è passata accanto al detective, un’automobile entra nella nuova inquadratura e parcheggia di fronte ad un negozio. Dal veicolo scende Robert. Questo apparentemente irrilevante dettaglio di montaggio non solo dà ritmo, ma diventa anche un modo per sottolineare come l’ossessione del protagonista e la sua ricerca del colpevole non si siano esaurite nei quattro anni trascorsi; è un dettaglio decisivo che dà continuità al tutto e apre le porte alla conclusione, almeno per quanto riguarda Robert, della vicenda.

Robert entra nel negozio e nota il commesso, girato di spalle. Accortosi della sua presenza, il commesso si volta. è Arthur Leigh Allen. Il dialogo tra i due è brevissimo: “Posso aiutarla?” “No!“. Contano gli sguardi. Con un classico ed essenziale campo/controcampo lungo una quarantina di secondi – e con il passaggio dalla musica diegetica a quella extradiegetica altrettanto significativo –  i due si fissano a lungo. Robert capisce di trovarsi di fronte all’assassino e l’assassino, che sbianca in volto, sembra capire che colui che si trova di fronte sa tutto. Robert, il quale anni prima aveva confidato alla moglie che per lui sarebbe finita solo nel momento in cui avrebbe osservato negli occhi il killer, esce dal negozio.

Zodiac: l’epilogo e il significato del finale

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Questo potente campo/controcampo segna quindi la fine dell’ossessione per il vignettista protagonista, ora definitivamente convinto che la sua intuizione, per quanto non possa essere provata, è vera. In qualche modo per lui è un traguardo raggiunto, la fine di un incubo. Una dissolvenza in nero ci porta poi ad una sorta di epilogo, nel quale Fincher pare confermare i sospetti su Allen. Siamo nel 1991 nell’aereoporto di Ontario ( uno dei paesi nel quale agì il killer dello zodiaco e vennero riaperte le indagini ) dove , dopo un dettaglio sui libri pubblicati da Graysmith diventati bestseller ed esposti in bella vista, un poliziotto incontra Michael Mageau, sopravvissuto al primo agguato del serial killer, e gli mostra una serie di foto segnaletiche. Michael riconosce Allen, con quasi assoluta certezza (alla domanda di quanto fosse sicuro su una scala da 1 a 10 risponde “almeno otto”). In questo modo, accennando alle nuove indagini degli anni ’90 incentrate proprio su Allen, Fincher pare voler confermare le teorie del protagonista, dando così un ulteriore senso alla sua lunga battaglia e alle inevitabili conseguenze interiori.

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