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Editoriale | Nel nome di Stan Lee

Con la scomparsa del padre di supereroi si apre una seconda era per la Marvel, qual è però l'eredità lasciata da sua maestà Stan Lee?

Tempo di lettura: 6 minuti

Stanley is God“. Frase detta dagli ammiratori? Slogan di fan di fumetti e cinecomic di tutto il mondo? Tributo pronunciato da eminenti colleghi o da addetti ai lavori? No. Frase scritta da un diciassettenne sognatore sul soffitto di una scuola newyorchese, il suo nome era Stanley Martin Lieber, sarebbe diventato la più grande icona della storia del fumetto mondiale.

Si trattava del soffitto dell’allora redazione di Magpie, un giornaletto scolastico, e non tanto la frase in sé, quanto l’intenzione del giovanissimo Stanley nello scriverla, potrebbe oggi, dopo la sua scomparsa, essere il riassunto della personalità di questa figura leggendaria. Un tocco d’autore, un commento sopra le righe, un’aggiunta personale, eccentrica e narcisista, la firma di Stan Lee.

Stan Lee: il nostro amichevole supereroe di quartiere

Stan Lee Cinematographe.it

Stan, classe 1922, figlio primogenito di Jacob e Celia, una coppia di immigrati ebrei di origine rumena trasferitisi in America, più precisamente a New York. Alla soglia dei vent’anni aveva già fatto ogni sorta di lavoretto per contribuire all’economia familiare, genitori spesso disoccupati e con il fratellino Larry a cui badare, senza tralasciare i propri impegni scolastici. La Grande Depressione aveva tagliato le gambe alla sua famiglia ed il clima nel focolare domestico non era dei migliori. I giorni difficili si avvicendavano senza sosta, noncuranti dei sogni del giovane Stan, il quale si riciclò come fattorino, autore di necrologi, copywriter per un ospedale ebraico, maschera per i teatri di Broadway ed illusionista conosciuto con il nome d’arte di Thimbilini (da “thimbles”, i ditali, usati per i suoi trucchi). Gli unici svaghi erano le pellicole di Errol Flynn e i romanzi d’avventura, che si divertiva a reinterpretare per la mamma.

La svolta arrivò quando seguì il consiglio dello zio Robbie Salomon e decise di fare domanda per lavorare come addetto alle copie alla Timely Comics, la casa editrice di fumetti gestita dal fu Martin Goodman, marito di Jeanie, la cugina di Stan.

Stan Lee nacque quando Stanley aveva ormai 19 anni. L’occasione si presentò nel momento in cui, dopo la lunga gavetta da tuttofare alla Timely, gli fu riservato uno spazio in Captain America Comics #3 (maggio del 1941) per un testo in prosa, che firmò scomponendo il suo nome da “Stanley” a “Stan Lee”.

Stan Lee: l’inizio della carriera, la guerra e l’amore

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Diventato editor visse il decadimento del fumetto nella cultura americana, da grande pilastro, 143 titoli pubblicati e 50 milioni di lettori al mese, a nemico pubblico numero uno del buongusto. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale partì per il fronte e, durante il servizio militare, conobbe Joan Boocock, la modella inglese che gli rubò il cuore e che sposò ad all’età di 25 anni.

Leggi anche Stan Lee: il futuro della Marvel predetto da Stan Lee nel 1984

Al suo ritorno in patria Stan si scontrò con la dura campagna moralizzatrice dello psichiatra Fredric Wertham e del senatore Estes Kefauver, accusatori spietati degli albi a fumetti, colpevoli di corrompere le giovani menti americane con immagini di violenza gratuita, linguaggio scurrile e sessualità ambigua. Risultato? Una crisi senza precedenti del mondo del fumetto, causa dell’allontanamento forzato di gran parte degli addetti ai lavori, finché le uniche testate rimaste in attività all’inizio degli anni ’50 furono quelle di Superman, Batman e Wonder Woman, tutte appartenenti alla DC Comics.

Stan rimase alla Marvel (il terzo nome adottato dalla Timely dopo Atlas), cercando di riciclarsi come meglio poté, ormai scontento e prossimo all’addio al settore, fino alla svolta improvvisa. Goodman, venuto a sapere del successo insperato della Justice League of America, il team di supereroi ideato dalla DC Comics, incaricò Lee di creare un degno contraltare per la Marvel.

Nel 1961, dalle menti di Stan Lee e Jack Kirby, videro la luce I Fantastici 4, sulla scia della missione di Yuri Gagarin, il primo uomo ad andare nello spazio. Questo è il primo e, per certi versi, il più grande capolavoro di Stanley, capace di ribaltare completamente qualsiasi concetto, idea, linea guida, schema e convenzione su cui, sino a quel momento, si basò la creazione di ogni testata fumettistica.

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Il gruppo di supereroi si va ad inserire in un contesto scientifico in linea con i tempi e che, anzi, osa andare avanti, presentando al pubblico dei personaggi prima umani e poi eroi. Una famiglia disfunzionale, che deve lottare prima con le tensioni e i nervosismi interni e solo dopo con il cattivone di turno. “Supereroi con superproblemi”, la ricetta vincente di Stan Lee, capace di parlare con lo spettatore tramite protagonisti umani, rappresentati di ambizioni, paure e fragilità.

L’anno dopo toccò all’Uomo Ragno (creato con Steve Ditko), un altro supereroe atipico, poi ancora ad Hulk, gli il gruppo mutante degli X Men e ancora Capitan America, rispolverato dagli anni 40. Tutti eroi legati a grandi problemi e dilemmi sociali, dalle questioni razziali fino al terrore del nucleare, passando per l’equilibrio precario della Guerra Fredda. Un fumetto all’altezza di un America multirazziale e multiculturale, in grado di parlare alle masse, rappresentare gli emarginati e far riflettere sulla società. Il resto è storia.

The Man, un inconfondibile sorriso oltre i limiti della mortalità

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La figura di Stan Lee ha poco a che fare con Stanley Lieber. Come tante altre figure iconiche della storia antica e recente in qualsiasi ambito, anche quella di Stan, a suo modo, non può combaciare con le umane e quindi imperfette vicissitudini a cui noi tutti andiamo inevitabilmente incontro.

Qui non si parlerà dei pesanti scontri tra con Ditko e Kirby riguardo la paternità dei supereroi, delle accuse riguardo i mancati pagamenti dei diritti di immagine ad autori importanti oppure delle polemiche riguardo la sua completa estraneità artistica nella creazione di storie e personaggi che resero e rendono grande il mondo Marvel. D’altronde sono state scritte biografie, contenenti varie versioni su tanti eventi della vita di Stan, smentite, confermate e modificate da lui stesso, con la scusa di avere “una pessima memoria”.

Non è questa l’eredità di Stan Lee e sicuramente non è tra le dichiarazioni nei tribunali, le lettere, i comunicati stampa e le interviste che si troverà il cuore di quello che ha rappresentato The Man nella cultura di massa e l’importanza che ha avuto, direttamente o indirettamente, per l’immaginario supereroistico che coinvolge tutti noi.

Stan Lee: il padre dei supereroi

Stan lee Cinematographe.it

Dunque, anche se ufficialmente editore capo e presidente della Marvel, Stan Lee era, di fatto, il padre dei supereroi e di tutti i fan. Al dì là di meriti creativi, talento, albi scritti e sceneggiatura stese, lui era il simbolo di ciò che rappresenta tutto il mondo Marvel, fin dalla sua nascita e tramite ogni forma di linguaggio, dal cartaceo ai film del Marvel Cinematic Universe. Presente sempre e comunque nell’immaginario collettivo, nessuno può pensare alle titaniche guerre degli Avengers, Guardiani della Galassia, X- Men e via dicendo, senza il suo sorriso ben stampato in testa.

Stan Lee: tutti i cameo della leggenda Marvel in un’unica immagine

Il suo essere un simbolo vivente è, ovviamente, legato alla sua personalità, magnetica, ironica e inconfondibile, al suo gergo particolare (leggendario il suo grido di battaglia: “Excelsior!”, divenuto, tra l’altro, anche il motto dello stato di New York), alle frasi caratteristiche presenti nelle sue sceneggiature (nelle quali usava dialogare familiarmente con i suoi lettori), i suoi celebri camei nei film MCU e non solo (Big Bang Theory, Chuck, Big Hero 6), le sue presenze alle convention e agli incontri con i fan di tutto il mondo lo hanno reso il portavoce sulla Terra di una fede, di un sentimento e di un modo immaginifico che ha appassionato per decenni tutti noi e, senza dubbio continuerà a farlo in futuro.

La sua esuberanza, leggerezza, carisma e spirito fanciullesco sono il motore delle sue creazioni, diventate, di fatto, un tutt’uno con lui. Stan Lee è e sarà sempre l’unico uomo capace di vivere nel mondo da lui creato. Non si esagera nel dire che lui, più di tutti e a discapito di tutti, è la Marvel. Questa è la sua eredità.

Stan Lee: il toccante tributo dei fan sulla Hollywood Walk of Fame

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