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Hua Mulan, la giovane eroina che, per amore filiale e spirito intrepido, sostituisce l’anziano padre alle armi travestendosi da uomo, è tornata al cinema in un film diretto da Niki Caro, remake in live action del celebre lungometraggio d’animazione del 1998. Si tratta dell’ennesima rivisitazione, prodotta da Walt Disney Production e distribuita da Disney+, di un’antica leggenda che da circa 1500 anni ispira scrittori, drammaturghi e cineasti in Cina e non solo.

Mulan, tra Storia e leggenda

Il testo che per primo racconta le gesta di Mulan, nome che in cinese significa “fiore di magnolia”, è un poema anonimo di 62 versi scarsi, scritto nel 568 e tramandatoci con il titolo Mulan shi (“La ballata di Mulan”). È proprio questa la prima fonte, arrivata a noi grazie a un’antologia cronologicamente successiva, a cui hanno attinto tutti coloro che, in seguito, hanno elaborato versioni alternative della vita di Mulan. L’identità dell’eroina, tuttavia, non è mai stata ricostruita e resta, ancora oggi, in bilico tra Storia e leggenda.

Il breve poema ci restituisce il ritratto di una giovane fanciulla d’indole temeraria, che decide, nonostante le proteste di sua madre, di entrare nell’armata cinese (che richiedeva a ciascuna famiglia un soldato) per proteggere suo fratello, ancora troppo giovane per adempiere gli obblighi di coscrizione, e suo padre, troppo anziano e malconcio per poter affrontare le fatiche dell’addestramento. Naturalmente, in quanto al tempo alle donne era preclusa la possibilità di arruolarsi, Mulan è costretta ad assumere nome e identità del fratello minore e a travestirsi da uomo. Per oltre dodici anni la giovane cela la sua identità ai commilitoni e questi ultimi, una volta venuti a conoscenza della verità, non possono credere al prodigio che si trovano di fronte: una donna valorosa che combatte come e meglio di un uomo.

Mulan, esempio di amore filiale più che di amor patrio

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Disney torna, dopo più di vent’anni dal primo lungometraggio d’animazione, a raccontare le gesta di Mulan.

La ballata enfatizza la devozione della giovane alla sua famiglia: Mulan è motivata al sacrificio più dall’amore nei confronti del padre e del fratello che da un mero sentimento patriottico. Gran parte dei versi del poema si concentrano, infatti, sulla struggente nostalgia provata dall’eroina e, nel finale, dopo i numerosi pericoli affrontati, sulla gioia di ritrovarsi ricongiunta ai suoi affetti.

Circa mille anni dopo, è la commedia del drammaturgo Xu Wei, ispirata alla ballata, ad integrare la fonte con un’estesa ricostruzione dell’esperienza di addestramento di Mulan e degli stratagemmi da lei adottati per non farsi scoprire dai commilitoni in quanto donna. La figura di Mulan viene qui maggiormente erotizzata senza, tuttavia, tradire l’intenzione già contenuta nel poema, vale a dire quella di elogiare un atto di eroismo compiuto per amore della famiglia e per il profondo rispetto nutrito nei confronti del padre anziano e malato. Xu Wei aggiunge, inoltre, un dettaglio essenziale alla storia: Mulan si decide a prendere servizio presso l’esercito proprio perché venuta a scoprire l’intenzione del padre di suicidarsi per evitare l’arruolamento. 

Mulan diventa icona femminista nella seconda metà del Novecento

Il mito di Mulan dal VI secolo ad oggi: la leggenda di un’eroina coraggiosa, di un’icona femminista ante litteram.

Nei romanzi storici, rispettivamente di fine Seicento e Settecento, di Chu Renhuo e Yingyuan Jiuzhu, anch’essi adattamenti e integrazioni tanto dell’antica ballata quanto della commedia di Xu Wei, è, invece, Mulan che prende la decisione di uccidersi, riuscendoci. Scelta compiuta per evitare il destino di moglie e di madre in aperta polemica all’ideologia di Stato, che obbliga gli uomini ad arruolamenti estenuanti e le donne a matrimoni non sempre graditi. La pietà filiale vince sull’obbedienza al potere centrale, le ragioni del sangue su quelle della politica.

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Le produzioni novecentesche superano il sentimento anti-imperiale al cuore delle prime tradizioni della leggenda di Mulan ed accentuano le implicazioni identitarie insite nel motivo del cross-dressing, dedicando, come nel film di Bu Wancang del 1939, grande spazio all’assedio sessuale subito da Mulan, tanto da donne quanto da uomini. Solo dopo il 1949, dopo il progressivo ridimensionamento degli impegni militari della Cina, la storia di Mulan si converte in una parabola femminista, la cui potenza narrativa è funzionale alla rivendicazione dell’uguaglianza tra i generi e della necessità dell’ampliamento dei diritti femminili.

Mulan, un mito che non perde fascino

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Disney torna, dopo più di vent’anni dal primo lungometraggio d’animazione, a raccontare le gesta di Mulan.

Nel 1964 il film in mandarino Hua Mulan, diretto da Yue Feng introduce l’elemento romantico: Mulan s’innamora e diviene moglie del suo compagno d’armi, il Generale Li, al quale è avvinta da un sentimento di autentico desiderio sessuale. A quel lungometraggio, nel Novecento, sono susseguiti, in Cina, altri film o adattamenti televisivi della leggenda. Ciò dimostra, senz’altro, la sua inesauribile attualità. L’accentuazione del motivo del sacrificio compiuto per devozione filiale ha, però, progressivamente ceduto il passo al tema del conflitto tra la volontà individuale della protagonista, tra il suo desiderio assunto soggettivamente, e le ragioni superiori di una devozione imposta, tanto alla famiglia quanto allo Stato, per evidenziare l’arbitrarietà dei modelli di genere e delle aspettative che ricadono sulle donne soffocandone spesso le potenzialità e il libero accesso all’auto-individuazione.