Matt Damon Cinematographe.it

Matt Damon (8 ottobre 1970, Cambridge) è il classico uomo qualunque, un tipo normale, è il vicino di casa, con un sorriso smagliante e l’aria da bravo ragazzo. Insomma, Matt Damon è bello ma non è certamente un sex symbol; è uno degli attori che fa incassare di più Hollywood, ma non si comporta da divo, è l’uomo che qualunque madre vorrebbe per la propria figlia: è sposato dal 2005 con Luciana Barroso con cui ha avuto quattro figlie. Incarna il sogno americano: prima il teatro, poi un Oscar nel 1998 come sceneggiatore di Will Hunting – Genio ribelle (di Gus Van Sant) con l’amico di sempre Ben Affleck, il successo con i film d’azione, il cinema d’autore e il ruolo di produttore (Manchester by the sea), una carriera piena e variopinta.

Eppure nonostante questa sua immagine, si schiera politicamente, si è sempre dichiarato antitrumpiano, non si tira mai indietro anche se le sue dichiarazioni possono essere scomode e impopolari (il caso Weinstein).

Matt Damon: il personaggio di un uomo normale

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Ha recitato in ben trenta film dagli anni 2000 a oggi ed è conosciuto per il suo essere attore versatile, utilizzato sia nei film drammatici (L’uomo della pioggia, Syriana, The Departed), come nelle commedie, passando per i film d’azione (Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco, Ocean’s Twelve, Ocean’s ThirteenOcean’s 8), fino ad arrivare al western (Geronimo, Il Grinta).

Damon ha fatto di una certa “banalità” il suo segno distintivo e proprio grazie a questa sua caratteristica lavora con i più grandi. Martin Scorsese, Clint Eastwood, Francis Ford Coppola, Steven Spielberg, Ridley Scott, Chirstopher Nolan sono solo alcuni dei registi che hanno pensato a lui per farne prima una comparsa, un personaggio secondario, poi un comprimario, un protagonista. Damon non è quel tipo di star che lo spettatore guarda e sogna di essere, è piuttosto ciò che potrebbe essere o che potrebbe diventare. L’attore è emblema della “raggiungibilità”, con la sua presenza dà qualcosa che sullo schermo è vincente perché nessun’altra star hollywoodiana è capace di dare, la quotidianità. Infatti quando è sul set non vuole stare lontano dalla famiglia più di due settimane e i fotografi a Los Angeles hanno smesso di appostarsi davanti a casa sua, perché non “portatore” di scoop. Downsizing di Alexander Payne è la massima rappresentazione di questo suo essere uomo qualunque, lo stesso Damon dice di essere l’americano medio – ed è stato scelto proprio per questo – che si fa rimpicciolire per vivere alla grande, nell’era trumpiana che punta per stessa ammissione del presidente alla grandezza.

Matt Damon: la fortuna di aver incontrato Luciana Barroso

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“Sono fortunato ad averla incontrata”, così Damon parla della moglie Luciana Barroso, la donna con cui l’attore ha costruito una famiglia, l’unica con cui avrebbe potuto solo pensare di sposarsi. È il lontano 2003, l’uomo sta girando Stuck on You,e in una serata di “pausa dal set” entra in un locale e incontra Luciana. Sembra una favola: lei non è un’attrice – Minnie Driver, sua co-protagonista in Will Hunting – Genio ribelle e Winona Ryder – né una modella, è una barista di Miami, ha già una figlia, tra i due scoppia l’amore e da quel giorni non si lasceranno più. Si sposano nel 2005 e si fanno una promessa: non lasciarsi per più di due settimane. L’elisir di lungo matrimonio è vivere una relazione normale, lontani dai gossip, dai riflettori, mantenere insomma un basso profilo, essere “noiosi” come ama dire lui. Mentre Damon vede sui giornali scandalistici passare i suoi più cari amici, da Affleck a Clooney con la fine delle loro relazioni, con i vari flirt, la sua unione è sempre più salda di anno in anno, e, quando parla del matrimonio dice che è folle ma che a lui piace essere sposato proprio con Luciana; il segreto quindi è sentirsi fortunati.

Matt Damon: l’amicizia con Ben Affleck

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La vita di Matt Damon è contraddistinta da incontri che segnano in maniera indelebile non solo la sua esistenza ma anche la sua carriera, il primo fra tutti quello con l’amico di una vita, Ben Affleck. Due figure divistiche quasi agli opposti, Damon, rassicurante e sempre nelle retrovie, Affleck con la faccia da schiaffi, le avventure con le donne, la dipendenza dall’alcol, eppure i due per il cinema sono “una coppia fissa”, “gli amici del cuore”  per antonomasia. Incontratisi da piccoli, Ben aveva 8 anni, Matt 10, giocano nello stesso quartiere, inconsapevoli che insieme sarebbero diventati stelle di Hollywood. Studiano recitazione fianco a fianco, si ritrovano poi nel 1992 sul set di Scuola d’onore dove incominciano a pensare ad un progetto comune, la storia di un ragazzo prodigio che lavora come addetto alle pulizia in un Istituto. Quest’idea diventa Will Hunting – Genio ribelle, il film che darà a due ragazzi, da poco entrati nel mondo dello spettacolo, il successo e la possibilità di fare altri film molto importanti. Damon gira nell’arco dei due anni successivi Salvate il soldato Ryan e Il Talento di Mr. Rypley, Affleck Armageddon e Shakespeare in love, si ritrovano di nuovo sul set di Dogma nel 1999.

Affleck e Damon incarnano due immagini divistiche, anche e soprattutto per i film che interpretano agli antipodi: il primo è il bello di cui le donne si innamorano, quello dagli amori sconvolgenti e conturbanti, il secondo è l’uomo onesto, buono, che sta sempre un passo indietro. Per diventare ciò che sono oggi è stato determinante quel set, quello di Genio ribelle, che ha dato loro la possibilità di mostrarsi, di essere creativi, di comunicare la loro storia e ciò che erano.

Matt Damon: tutto grazie a Robin Williams

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Uno degli incontri importanti per la carriera di Matt Damon è anche quello con Robin Williams. L’attore che all’epoca di Genio ribelle era già Robin Williams decide di non tirarsi indietro, dando corpo – “molle”, pieno di emotività e di emozione – allo psichiatra che ha in cura il giovane Will. Williams ha dato fiducia alla sceneggiatura di due giovani attori poco noti e ha dato un plus valore a questo lavoro. Damon e Affleck anche dopo la sua morte riconoscono il grande gesto del collega e sono ancora grati a lui e alla sua generosità.  “Io e Ben gli dobbiamo tutto”, “saremmo ancora seduti a parlare di come riuscire ad aggiornare quello script”, queste sono solo alcune delle affermazioni dei due attori. Se Matt Damon non avesse incrociato sulla sua strada quest’uomo dal sorriso buono e dagli occhi tristi che ha interpretato alcuni dei personaggi più poetici e dolorosi del cinema probabilmente non sarebbe diventato uno degli attori più pagati di Hollywood.

La sua carriera parte da Will Hunting – Genio ribelle, scritto a quattro mani con l’amico di sempre Ben Affleck (premiati nel 1998 con l’Oscar per la miglior sceneggiatura), passando per Salvate il soldato Ryan, partecipando poi alla popolarissima saga di Jason Bourne, per arrivare a Sopravvissuto – The Martian e a Suburbicon.

Damon infatti sostiene di essere uno dei pochi a sapere con esattezza il momento in cui la sua vita è cambiata, il momento in cui la sua esistenza ha preso una piega diversa: quello in cui Robin Williams ha deciso di recitare in Genio ribelle, motivo per cui gli sarà sempre debitore.

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Non è stato facile staccarsi da Genio ribelle, una sorta di positiva congiunzione astrale in cui tutto era al posto giusto e al momento giusto: attori, regista, sceneggiatura; non ci possono però sempre essere tali congiunzioni. Damon infatti dice che c’è stata la crisi, come anche per l’amico Affleck – che ha generato film da regista come Gone Baby Gone e Argo -, tutti si aspettavano un successo imperituro, ma ciò non è possibile.

L’attore si dimostra proprio per questa sua “familiarità” – che quasi ti fa dimenticare, paradossalmente, la sua presenza sulla scena – in grado di fare anche scelte diverse come con Suburbicon, diretto dall’amico George Clooney, con un personaggio, un cattivo, che rompe gli schemi, uscendo dalla “prigione degli attori”. Ora il suo pubblico si aspetta solo il grande salto, per eguagliare gli amici Affleck e Clooney, quello dietro alla macchina da presa.

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