La casa delle bambole – Ghostland: la spiegazione del film

Cosa accade di fatto in La casa delle bambole – Ghostland, il film horror di Pascal Laugier con Emilia Jones e Taylor Hickson? Ecco la spiegazione del film.

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Pascal Laugier torna dietro la macchina da presa per dirigere un horror che sa dipingere le paure del nostro tempo; un film capace di farci riflettere non solo sulla condizione di donna-oggetto, ma anche su quanto l’immaginazione abbia il potere di innalzare una muraglia meravigliosa nella quale incastellarsi pur di sopravvivere. Le giovani protagoniste di La casa delle bambole – Ghostland si muovono così in uno spazio-tempo che si alterna tra la mente e la realtà, ingannando perennemente lo spettatore e lasciandolo in un limbo immaginifico in cui fa fatica a capire cosa sta accadendo e quando.

La casa delle bambole – Ghostland: recensione dell’horror di Pascal Laugier

La casa delle bambole – Ghostland: come succede nel film di Pascal Laugier? [SPOILER]

La casa delle bambole – Ghostland Cinematographe.it

Andando con ordine, il film inizia mostrandoci una madre (Mylene Farmer) e due figlie adolescenti (Emilia Jones nei panni di Beth e Taylor Hickson in quelli di Vera) in auto, mentre percorrono la strada che li condurrà verso la loro nuova casa. Ma lungo il tragitto un camion che vende caramelle inizia a lampeggiare e a fiancheggiarle, snervando la cinica Vera, che ribatte con un gestaccio (una scena che ricorda Animali notturni). In questi primi minuti si delinea già il tipo di famiglia davanti alla quale siamo: un nucleo fatto di donne con esigenze e caratteri diversi, in cui le sorelle Beth e Vera si stuzzicano e si provocano a vicenda, mostrandoci la loro diversità: introversa e attratta da storie dell’orrore la prima, cinica e critica su tutto la seconda.
Il campanello d’allarme di ciò che accadrà ci viene dato quasi immediatamente quando, fermandosi in un’area di servizio, Beth legge un articolo di giornale che parla di due maniaci che si divertono a torturare le ragazze, uccidendo i genitori e lasciando i corpi di quest’ultimi dentro casa. Vera non dà peso alle parole della sorella, pensando si tratti di una delle sue storie.

E invece la loro prima sera nella nuova casa – già di per sé caratteristica per via della presenza di bambole e pupazzi allocati in ogni angolo – è segnata dall’intrusione dei due mostri (un orco e una strega, come li definiranno le due ragazze in seguito): un uomo possente con evidenti problemi mentali e un altro magro travestito da donna. La prima ad essere attaccata è Pauline, che cerca di difendersi inutilmente, mentre le due ragazze, gettate nello scantinato, vengono malmenate. Quando Beth riesce a risalire vede la madre combattere contro il serial killer travestito da donna, con le ultime forze rimaste supplica la ragazza di fuggire via. E noi pensiamo che sia realmente tutto finito, perché da questo momento Pascal Laugier ci fa fare un balzo in avanti di 16 anni: Beth è sposata e ha un figlio, è diventata una scrittrice famosa e il suo romanzo Incident in a Ghostland, sta avendo un successo pazzesco. Tornata a casa dopo un’intervista televisiva in cui ha dovuto rispondere alla domanda della conduttrice in merito all’autobiograficità del romanzo, riceve una chiamata sospetta dalla sorella Vera, che la supplica di tornare.

La casa delle bambole – Ghostland: il divario tra finzione e realtà

La casa delle bambole – Ghostland Cinematographe.it

Beth prova a ricontattarla, ma nessuno risponde e non le resta che tornare in quella casa isolata. Ghostland ci illude allora che sia davvero tornata, che la madre vive ancora lì insieme alla sorella, affetta da disturbi mentali a causa del trauma subito. Ma proprio quando siamo caduti nel tranello, credendo di trovarci davanti a un film a base di fantasmi e follia, ecco che Laugier ci chiude in gabbia, incatenandoci insieme alle due protagoniste in un mondo fatto di soprusi, un carcere dal quale Beth cerca di fuggire via attraverso la sua fervida immaginazione, mentre Vera cerca disperatamente di riportarla alla realtà, ricordandole che la madre è morta e che sono rimaste solo loro due e facendole delle raccomandazioni su cosa fare nel momento in cui il mostro arriverà per portarle al piano di sopra.

Quindi si: la verità è che le due sorelle non sono mai cresciute, Beth non è mai uscita da quella casa, né è diventata una scrittrice famosa con una vita normale. Pauline non ha mai combattuto contro i serial killer: è stata pugnalata a morte e il suo cadavere in decomposizione è ancora dentro quella casa e Vera e Beth – che fa fatica a fidarsi delle parole della sorella e a ritornare nel mondo reale – sono nel seminterrato della casa probabilmente da qualche giorno o da qualche ora.

Il bello di Ghostland è che lo spettatore riesce a entrare in simbiosi con la condizione psicologica delle protagoniste, intuendo la delusione e la disperazione di svegliarsi da un sogno bellissimo e perfetto in cui l’idea di felicità sembra concreta e possibile per ritrovarsi in un vero e proprio circo degli orrori. Una scena straziate che viene sottolineata, oltre che dalla crudeltà delle immagini, anche dall’interruzione improvvisa della musica, fino a quel momento onnipresente e dall’urlo di Beth, che apre le porte alla realizzazione della violenza perpetrata contro le due ragazze, la loro trasformazione da persone a oggetti, il disgusto di essere violentate da un essere così abominevole, di essere toccate e torturate come bambole, sfregiate nel corpo e nell’anima, rotte dall’interno e senza speranza di sottrarsi al male, solo la consapevolezza di riuscire a resistere, di cercare di evitare il peggio.

La casa delle bambole – Ghostland: cosa succede nel finale del film?

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Tra le due la più abusata è Vera. È dalla sua voce che apprendiamo la realtà. Fino a questo momento l’abbiamo conosciuta come la più audace, ma i ruoli si invertono rapidamente, con Beth che d’un tratto acquista sicurezza, come se la sua immaginazione le avesse aperto uno spiraglio di luce, istruendola su come agire (una prospettiva che ricorda la protagonista de Il terrore del silenzio). E infatti riesce a portare in salvo sia lei che la sorella, bloccate loro malgrado e riportate indietro dalla “strega”.
Ma la loro salvezza è vicina: le ragazze vengono trovate dalla polizia e aiutate dai paramedici. Nell’ultimo frame è proprio uno di loro a chiedere a Beth se fa sport, lei risponde “no, amo scrivere storie”, dando un chiaro segnale che tutto quel martirio subito non la fermerà, anzi, magari proseguirà la sua vita esattamente come sognava di fare fin dall’inizio.

Detto questo, è bene soffermarsi sull’attenta costruzione del film, che corre sul filo della classicità dei film horror, adagiandosi su capisaldi come l’uso di una location particolare e isolata e l’incastro tra le varie dinamiche che vediamo srotolarsi nella trama. La particolarità, tuttavia, sta nella rapidità con cui arriviamo a renderci conto della situazione in cui versano le protagoniste: dopo i primi minuti veniamo messi al corrente del profilo psicologico dei personaggi e di ciò che potrebbe accadere (e che di fatto accade), nel secondo atto abbiamo le allucinazioni di Beth e infine un terzo e lungo atto che ci fa realizzare che non si tratta di fantasia ma di realtà, conducendoci fino alla fine come trascinati da un’onda gigante.
Inoltre è bello notare gli incastri tra la mente di Beth e la trama del film: lei che scrive romanzi horror e che fa delle sue allucinazioni un film nel film, presentandoci il suo mondo fatto di paure, entità e immagini tipiche delle pellicole di genere con cui è probabilmente cresciuta (da notare, per esempio, la menzione di Rob Zombie). A ciò va ad aggiungersi il fatto che, attraverso le sue allucinazioni, ci sono molti accenni sottili a ciò che sta accadendo realmente, come alcune affermazioni di Pauline, le dita rotte di Vera, la visione di cose che sono davvero intorno a Beth.

La casa delle bambole – Ghostland: una spiegazione alternativa

È vero anche che alcune cose sembrano essere esagerate, come i suoni o il modo in cui Beth si difende dalla strega (nell’ultima parte), strappandole la pelle di dosso, ma c’è da dire che il racconto viene filtrato dagli occhi di una ragazzina. E un’altra chiave di lettura è questa: il racconto potrebbe essere la trasposizione del romanzo scritto dall’adulta Beth. Quindi, per intenderci: quello che vediamo sullo schermo altro non è che la riproduzione di un ricordo/racconto avvenuto nel passato.

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