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Editoriale | Jurassic Park: cosa rimane del film di Steven Spielberg dopo 25 anni

Vi ricordate la prima volta che avete visto Jurassic Park? Nessun altro film della saga è in grado di eguagliare l'emozione che grandi e piccini provano e hanno provato e non è solo una questione nostalgica. Spielberg ha cambiato il cinema e noi proviamo a spiegarvi come.

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11 Giugno 1993. Due giorni dopo l’anteprima ufficiale al National Building Museum, a Washington, esce in ben 3400 sale il nuovo film di Steven Spielberg: Jurassic Park.

E fu subito amore a prima vista, successo che ancora oggi ha ben pochi precedenti nella storia, in grado di rivitalizzare e rivoluzionare il cinema di quei primi anni ’90 sia a livello concettuale che, soprattutto, a livello di maestranze. Da quel momento il rapporto tra il cinema e gli effetti speciali, la colonna sonora, la regia e la fotografia sarebbe cambiato per sempre, portando il tutto su quei binari che oggi permettono ad un certo tipo di cinema di essere l’assoluto dominatore delle sale.

Sono passati 25 anni dal giorno in cui milioni di bambini poterono ammirare i dinosauri come solo nelle loro fantasie e non si può nascondere che persino tra gli adulti Jurassic Park fu accolto con un entusiasmo che ancora oggi non accenna a diminuire. Si perché la realtà, guardandoci indietro e pensando a questo quarto di secolo trascorso, è che il cinema è cambiato, moltissimo, ma la certezza è che certi film non invecchiano mai e paradossalmente, parlando di quel Jurassic Park del 1993, sembrano addirittura migliorare.

Ora che i bambini ed i ragazzi di allora sono diventati adulti, ora che magari stanno accompagnando i loro bambini al cinema per vedere il nuovo Jurassic World – Il Regno Distrutto, forse è l’ora di tirare le somme, di chiedersi che posto affidare al film di Spielberg nella storia del cinema e innanzitutto chiederci cosa è rimasto, cosa è stato raccolto dal cinema odierno di quel primo Jurassic Park.

Jurassic Park e l’eredità di Steven Spielberg

Jurassic Park Cinematographe.it

Sicuramente una prima riflessione, la più evidente (soprattutto visti i recenti sviluppi in merito alla censura decisa per alcune scene) è in merito non tanto al target del film, ma al diverso modo di approcciarlo, di considerarlo. Il vecchio Jurassic Park, così come i nuovi di fatto, era un film molto trasversale, perfetto per le famiglie perché capace di affascinare non solo bambini e teenagers, ma anche quella parte sognatrice e mai sopita dei giorni dell’infanzia presente negli adulti.

Spielberg in questo è sempre stato un maestro sin dai tempi de Lo Squalo, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e di E.T. Tuttavia, il film del 1993 aveva qualcosa di prezioso e inestimabile: il fatto di considerare gli spettatori più giovani, né stupidi, né particolarmente vulnerabili o limitati. E questo riguarda non solo il tono generale dei film, ma anche il modo in cui sono dipinti i più giovani in Jurassic Park.

Jurassic Park e la bellezza della paura sublimata dal T-Rex

Jurassic Park Cinematographe.it

Non credete sia vero? Pensate anche solo alla celebre coppia di fratellini Tim ed Alex, a quanto erano credibili, realistici, veri. Spielberg creò ad hoc una variazione nella sceneggiatura proprio per esaltarne le avventure che non avevano nulla di comico o di anche solo ironico, anzi la componente della paura, del pericolo reale, mortale, era sempre dietro l’angolo. Anche il loro rapporto con il Dottor Grant (altro personaggio tutt’altro che scontato o banale) era distante anni luce dai cliché che oggi ammorbano ogni film dove adulti e ragazzi condividono un’avventura.
Jurassic Park del 1993, insomma, era ben lontano dal dipingere i protagonisti più giovani come macchiette o in modo irreale, tanto che in effetti nella fastidiosa pedanteria di Tim o nel malriposto senso di superiorità di Alex, non era poi difficile riconoscere i nostri coetanei di quegli anni.

Jurassic Park Cinematographe.it

Ma ampliando lo sguardo, l’orizzonte di questa analisi, è palese il fatto che il film di Spielberg (compreso il seguito di 4 anni più tardi) avesse una componente fondamentale alla base dell’iter narrativo: quella del terrore. O dello spavento se preferite. Memorabile da questo punto di vista è la famosissima sequenza in cui sua maestà il T-Rex fa la sua comparsa, lasciando semplicemente terrorizzati non solo i protagonisti più giovani ma anche gli adulti.
Ogni movimento, ogni istante, ogni suono, erano studiati nel dettaglio per creare quell’effetto di attesa e crescendo che Spielberg conosceva bene e che già aveva mostrato in Lo Squalo, perfetti per infondere nello spettatore il terrore e la meraviglia per il “drago”, il “mostro”. Nell’istante in cui il T-Rex di Spielberg entra con le sue pesanti falcate non solo tra le vite dei protagonisti ma anche nella storia del cinema, assistiamo alla miglior personificazione del perché, secondo Jung e Freud, amiamo i nostri mostri, nella loro sfuggente alienità dal mondo che conosciamo e diamo per certo.

Humor: la pedina “vincente” del nuovo franchise

Jurassic Park era quindi un film per adulti mascherato da film per bambini? O forse un film per bambini trattati da piccoli adulti? Forse un misto tra le due cose. Ma ciò che è più importante è un’altra caratteristica che oggi appare lampante nel contrasto tra quel film e quelli non solo del nuovo franchise, ma anche facenti parte bene o male dello stesso genere fantasy o fantascientifico: lo humor.

Jurassic Park aveva al suo interno, come molti altri film dell’epoca, un’ironia che però era più sfumata, sicuramente molto più “indiretta” di quella presente nei film di oggi, anche nei nuovi film del franchise che, forse proprio per questo, hanno pagato un enorme dazio rispetto ai primi due capitoli della saga, specialmente il primo, dove l’ironia era molto più nascosta. La componente del terrore del resto ne sarebbe rimasta troppo indebolita, soprattutto il film avrebbe perso in tensione, drammaticità e anche in realismo e plausibilità.
Una lezione che purtroppo il cinema di oggi non ha raccolto, ma che addirittura disprezza, con un mare di film appartenenti ai generi più disparati dove l’humor la fa da padrone, anche dove onestamente se ne potrebbe fare a meno. La definizione di “umorismo Marvel” è forse quella più usata (o abusata).

Jurassic Park e i suoi dinosauri reali

Jurassic Park Cinematographe.it

Ma l’altra, vera lezione di Jurassic Park, fu l’aver concepito delle creature che, al contrario di quelle immaginifiche create dalle menti e dalla computer grafica moderna, avevano come primo obbiettivo quello di essere realistiche, credibili. A vedere quelle create in tanti altri film, ciò che salta agli occhi è quanto “finti” sembrino gli esseri che abitano il mondo del cinema, quanto innaturali siano i loro movimenti, studiati per essere belli, divertenti ma che tolgono veridicità a ciò che lo spettatore ha di fronte.
Sicuramente gran parte del merito del realismo in Jurassic Park va dato a Dennis Muren e Tim Alexander, supervisori degli effetti VFX, che cambiarono per sempre la storia del cinema con il loro lavoro nel film di Spielberg. Peccato che però poi Hollywood, come sovente le capita, si sia fatta prendere la mano, optando per degli effetti speciali che da plus dell’opera finale sono diventati solitari protagonisti.

Basta ripensare alla saga di Transformers, alla trilogia prequel di Star Wars, a Scontro tra Titani, ai nuovi Terminator o ai tanti film d’azione in cui la CGI la fa da padrone. Se si esclude la prima trilogia di Peter Jackson sul Signore degli Anelli (ma non il suo King Kong per esempio) e pochi altri casi, gli effetti speciali hanno inseguito la spettacolarizzazione, il fracasso, ma non il realismo, questo anche nei nuovi film del franchise dedicato ai dinosauri. Un esempio? Beh guardate la fantastica scena finale di Jurassic Park del 1993!

La strepitosa scena finale di Jurassic Park del 1993 a confronto con una celebre scena di Jurassic World

Fatto? Bene. Ora guardate una tratta da quel Jurassic World che ha fatto storcere il naso a mezzo mondo, a dispetto degli incassi stratosferici.

Notato niente? Beh, a l di là dell’uso degli animatronics, ciò che salta all’occhio è che ancora oggi i dinosauri del film del 1993 sembrino molto più reali, più veri di quelli realizzati 22 anni dopo. Il motivo? La finalità di base, quella di divertire e stupire, ha preso il sopravvento sull’intento ultimo del film del 1993: creare qualcosa di realistico, di credibile.
Un altro esempio di tale incresciosa tendenza è quello del combattimento tra l’Indominus Rex e l’Ankylosauro, semplicemente ridicola per chiunque abbia anche solo una minima conoscenza dell’anatomia animale o di come erano i dinosauri. Anche qui il creare una sarabanda adrenalinica ha preso il sopravvento ed i dinosauri appaiono finti, innaturali, artificiosi. Per non parlare di come questi dinosauri, così come molti altri “mostri” moderni, siano sempre più umanizzati, resi sempre meno animali e sempre più delle versioni 2.0 di certe creature disneyane. E notate che il termine disneyano non è stato scelto a caso… chi ha orecchie per intendere intenda!

Jurassic Park e la paleontologia

Jurassic Park aveva soprattutto alla base un enorme lavoro sull’anatomia ed il movimento animale, in molti casi gli addetti ai lavori si erano orientati nella creazione dei giganteschi rettili, utilizzando non solo la consulenza di grandi paleontologi, ma anche ispirandosi ad animali contemporanei come uccelli, felini, elefanti o simili. Il tutto seguendo un iter lungo, meticoloso, in cui la CGI riguardava soprattutto il soggetto, non l’ambiente circostante, che in molti film è assolutamente artificiale anch’esso.
Jurassic Park però non era solo immagini strabilianti o tensione, era anche contenuto, dialoghi, era una sceneggiatura ottimamente orchestrata, che affrontava temi scottanti come la manipolazione genetica o il rapporto tra uomo e ambiente, con dialoghi sottili, acuti, intelligenti.

Jurassic Park e il coraggio di osare

Il cinema di oggi, invece – non solo nel nuovo franchise ma un pò ovunque – ha preferito sostituire il tutto con battutine, humor per adolescenti e frasi da baci Perugina, perché in fondo, al cinema di oggi, poco importa di creare qualcosa di veramente originale, di vero o di trattare i propri spettatori da adulti. Del resto anche gli spettatori sono cambiati… oggi al cinema ci vanno al 90% gli under 25, in principal modo negli Stati Uniti, e a questa generazione di millennials poco importa di intelligenza, coerenza, verosimiglianza, quanto piuttosto di passare due ore in un cinema senza pensare, divertendosi e senza doversi sforzare più di tanto. Basta guardare chi detiene negli ultimi anni il record di incassi per capirlo e non occorre per questo essere additati ad haters dei cinecomic, quanto piuttosto riconoscere che onestamente a suo tempo si poteva fare cinema d’azione con effetti speciali e allo stesso tempo curare storia e contenuti.

Jurassic Park 25 anni fa segnò un punto di svolta ed è ancora oggi un film migliore (in ogni componente, maestranze comprese) di gran parte di quelli che troviamo nei nostri cinema, perché andava oltre. Oltre i cliché, oltre il già visto; era frutto di una fantasia spontanea, curata, matura, rispettosa del prodotto finale e soprattutto del pubblico, trattato con maggior rispetto e maturità.
A tanti anni di distanza non ci resta che sperare che il futuro ci regali altri registi in grado di andare oltre a ciò che è più comodo e sicuro e di rischiare come fece Spielberg, perché alla fin fine fu questa la grande lezione di quel 1993 al mondo del cinema: rischiare, osare, alla fine paga. Sempre!

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