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È nelle sale il nuovo film d’animazione della Illumination, la casa di produzione creatrice di Cattivissimo Me e Minions. Questa volta si punta direttamente al Natale con un grande classico: Il Grinch. In Italia i millennials hanno già perso dalla memoria il film di Ron Howard che lo precede nel 1993, quindi non essendo il racconto originale troppo frequentato dalle nostre parti, una riedizione cartoon potrebbe segnare un nuovo percorso per questo scorbutico personaggio verde.

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Ma partiamo dal principio. Nel 1957 il Dr. Seuss scrive e illustra How the Grinch stole Christmas, un racconto in rima che criticava il consumismo natalizio con il linguaggio della favola. Un ometto verde e peloso rubava il Natale per far dispetto a una pacifica cittadina che basava tutta la propria esistenza proprio su festeggiamenti, addobbi e regali. Curiosità: dai libri di Seuss sono stati tratti successivamente anche altri film d’animazione come Lorax e poi Ortone nel modo dei Chi. Il primo ancora Universal e Illumination, mentre il secondo adattato al cinema da 20th Fox e Blue Sky Studios. Prolifico autore di storie illustrate per bambini, Seuss lavorò anche per l’esercito americano, per il quale si occupava di propaganda contro le dittature europee e asiatiche. Disegnò anche in un film vincitore dell’Oscar come Miglior documentario nel 1948, intitolato Design for death.

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La prima volta al cinema del brontolone che ruba il Natale fu nel 1966, in un film rimasto cult per moltissimi anni in America. L’animazione del protagonista verde ricorda molto il gatto pasticcione e famelico di Tom & Jerry, serie tv uscita nel ’60. L’ingegnosità perfida di quel Grinch somiglia anche a quella di Willy il Coyote della Warner Bros. Il cartone Roadrunner uscì nel 1949, e rivisto oggi sembra avere influenzato molto l’estetica del Grinch in versione cartoon. Pure  più della penna dello stesso Dr. Seuss, che lo tratteggiava con uno stile essenziale e favolistico. Curiosità in più, la voce originale del protagonista era quella di Boris Karloff, l’attore divenuto star grazie al primo, iconico Frankenstein del cinema.

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Dovremo aspettare il 2000 per avere il primo lungometraggio live-action del Grinch. È la Universal a detenere i diritti e la regia viene affidata a un visionario, Ron Howard, che per l’occasione raccoglie il progetto lasciato da Tim Burton. L’ispirazione al Nightmare Before Christmas si coglie già da linee estetiche come la punta della roccia dalla quale il Grinch butta la refurtiva. Picco similare a quello dove Jack Skeletron, o Skellington in V.O., canta i suoi versi alla luna. Certo, qui le influenze s’incrociano rincorrendosi, poiché lo stesso Burton non fu impermeabile ai disegni immaginifici del Dr. Seuss. Tanto che il suo stile appare spesso molto vino a quello. Moltissima della potenza di questo film sta comunque in Jim Carrey. È lui a rimodulare e rimodernare questo piccolo mostro di egoismo. Il trasformismo vocale e facciale saltano fuori lampanti anche da ore di trucco al lattice. Non sarà un film guardato con soddisfazione critica, ma rimarrà la convincente interpretazione del comico faccia di gomma.

Il Grinch di Alessandro Gassmann

A Carrey si devono probabilmente le basi espressive per il nuovo lavoro della Illumination. Il nuovo Grinch è un piccolo vulcano espressivo, alter ego a sua volta del più tecnologico Gru di Cattivissimo Me. Dopo 18 anni di silenzio il Grinch torna a tramare contro il Natale in un nuovo lavoro che perfeziona la regia istrionica di Howard. L’animazione offre più possibilità della macchina da presa, così il nuovo prodotto d’intrattenimento promette di essere più sfavillante e movimentato che mai. Nella versione originale c’è Benedict Cumberbach, sheakespeariano inglese a dare accento americano al verde imbronciato. La storia segue sempre il filo originale ei suoi sviluppi senza scostarsene. La morale sul bene condiviso viene rimessa in piedi a discapito di un individualismo affamato dei nostri tempi.

Nella versione italiana poi c’è Alessandro Gassmann, che per la prima volta si cimenta con questo personaggio. Sia Gassmann che Cumberbach danno al loro personaggio verde sembianze vocali normali. Niente voce camuffata, ma la naturalezza di una sagacità mai arginabile votata al buonumore del pubblico. Ricomincia il cammino verso Natale, in questo periodo le copie vendute del racconto originale si alzano vorticosamente ogni anno. Merito delle favole dal lieto fine popolate da alberi addobbati e personaggi buffi, gadget cinematografici a rinverdire il mercato del merchandising e, quest’anno, un nuovo prodotto d’intrattenimento per piccoli e grandi.

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