il castello errante di howl cinematographe.it

Quella che lega Hayao Miyazaki ai suoi fan è, più che una semplice passione, quasi una venerazione per il suo modo di fare cinema. Con Il castello errante di Howl, distribuito in Italia nel 2005, poi, ha – a detta di molti – superato se stesso. Sicuramente, insieme a La città incantata, Il mio vicino Totoro e La Principessa Mononoke, Il castello errante di Howl è uno dei punti più alti della sua cinematografia, per l’atmosfera e l’estetica che è riuscito a imprimere nell’immaginario degli spettatori.

Quello che, però, può passare in secondo piano o – meglio – essere interiorizzato senza essere ben razionalizzato, è il significato profondo del film. Costellato di metafore e simboli, Il castello errante di Howl è una condanna assoluta della guerra, fortemente voluta da Hayao Miyazaki che in quel periodo era profondamente scosso dal conflitto in Iraq.

Tratto dal romanzo di Diana Wynne Jones (scrittrice fantasy britannica molto amica, tra l’altro, di Neil Gaiman), il film di Myiazaki pone il tema bellico in primo piano, divergendo in questo modo dal libro. Il rapporto con la guerra è non solo importante nella narrazione generale, ma è anche il punto attorno a cui si evolve il protagonista Howl e, di conseguenza, tutti gli altri personaggi.

Apparenza e sostanza ne Il castello errante di Howl

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Ambientato in un regno immaginario, dove la magia è una realtà con cui gli esseri umani si confrontano quotidianamente, Il castello errante di Howl parte dal punto di vista della protagonista femminile Sophie, una ragazza di 18 anni dall’aspetto e dall’atteggiamento modesti. Discreta, remissiva, Sophie trascorre il suo tempo nel laboratorio da modista che una volta era del padre, circondata da donne chiassose e più appariscenti di lei. Sembra rassegnata a una vita nella penombra quando una mattina incontra Howl, l’affascinante e misterioso mago di cui parlano tutti. Eppure, questo fortunato incontro sarà la causa della sua sventura, attirando la gelosia della tremenda Strega delle Lande, che le lancia una maledizione che le dà di colpo l’aspetto di una vecchietta.

La trasformazione di Sophie è solo il primo di una serie di “non è come appare” che saranno sempre più importanti nello svolgimento del film. In realtà tutti i personaggi o quasi nascondono, dietro l’apparenza, una sostanza completamente diversa. Il bellissimo Howl, per combattere contro le grandi corazzate nemiche, avrà l’aspetto di un corvo enorme e inquietante. Lo Spaventapasseri Testa di Rapa in realtà altri non è che il Principe del Reame Vicino e persino la Strega delle Lande, privata dei suoi poteri, è completamente diversa da come è sempre sembrata. Il piccolo Markl, il ragazzino al servizio di Howl, quando si deve rapportare col mondo esterno si traveste da uomo anziano e la Maga Sulliman, dal ruolo e dall’aspetto così rassicuranti, in realtà è autoritaria, violenta ed egoista.

L’amore che riesce a svelare ciò che c’è dietro l’apparenza e che, prima ancora, nasce e cresce nonostante essa è uno dei temi più forti di tutto il film. Ricorrente nelle fiabe, dove spesso è la protagonista femminile ad innamorarsi superando l’aspetto del compagno, qui i ruoli sono ribaltati ed è il bellissimo Howl ad essere ammaliato da Sophie nonostante sembri una donna anziana. Oltretutto, quando l’amore fiorisce tra i due e la protagonista inizia ad acquisirne consapevolezza, la sua diventa un’età variabile, mutando costantemente il modo in cui appare.

Quando nasce il coraggio?

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Contraddicendo quello che ci aspetterebbe dal protagonista maschile di una fiaba, Howl è un gran codardo. Pur di evitare responsabilità e sofferenze è arrivato a stringere un patto con il demone Calcifer lasciandogli in custodia la sua anima. In un certo qual modo, si comporta alla stregua di chi, per non incorrere in delusioni, sceglie di non provarci affatto. La sua ipertrofia di idee, esperienze, incontri accumulati spasmodicamente nel tempo si traduce nella sua stessa casa – il castello del titolo – che si presenta come un ammasso caotico di oggetti, disposti senza cura e criterio. Tuttavia – si scoprirà nel corso del film – il suo cuore (o la sua anima) è ciò che fa muovere il tutto e che ne preserva la sopravvivenza.

Quando Sophie entra in casa di Howl per la prima volta è colpita proprio da quella tendenza accumulativa, quasi un guscio con cui il padrone pensa di proteggersi. Sarà lei, investendosi del ruolo di signora delle pulizie, a spostare, pulire, gettare nell’immondizia tutti gli strati non necessari di quella caotica armatura emotiva. Non per altro, Howl la prega continuamente di fare pulizie “con moderazione”.

Lentamente, Sophie smantella quella armatura rivelando un cuore debole e suscettibile, troppo spaventato per esporsi. Quando, però, Howl riconosce in Sophie una presenza positiva che non gli avrebbe chiesto nulla se non di potergli stare accanto, decide che sarà lei la sua nuova protezione e la manda a trattare con la Maga Sulliman la sua diserzione alla guerra in corso. Una richiesta che metterà in pericolo la donna e che costringerà Howl a venire a patti con la sua vigliaccheria: ecco quando nasce il coraggio, quando si trova qualcuno da difendere.

Solo in quel momento, il mago Howl sarà disposto a perdere quello a cui teneva di più: il proprio aspetto e la propria solitudine. Solo così ne guadagnerà in bellezza e in amore. Chi non è disposto a rischiare, difficilmente potrà evolversi.

In conclusione

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Il castello errante di Howl è una fiaba incantevole, che gioca con il simbolo e la metafora per raccontare il passaggio da un sentimento adolescenziale a un amore adulto. Entrambi i personaggi principali, infatti, devono fare i conti con l’insicurezza tipica dell’età giovanile per potersi concedere la bella storia d’amore che li attende. Pesante come la guerra e leggero come un castello che vola nel cielo, il sogno di Myiazaki investe lo spettatore con una raffica di bellezza e insegna, a chi vorrà ascoltare, ad amare.

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