I predoni - Cinematographe.it

Diretto nel 2016 da Steven C. Miller, I predoni (Marauders, in lingua originale) è un thriller di serie B che trova il suo punto debole nella in una messinscena in grado di rendere il film inutilmente complicato, sebbene le numerose intuizioni siano potenzialmente interessanti.

Trovando i propri protagonisti nel trio formato da Bruce Willis, Dave Bautista (Avengers: Infinity War) e Christopher Meloni (Law & Order – Unità vittime speciali), il thriller di Miller ruota attorno alle vicende scatenate da una rapina in banca avvenuta per mano di un gruppo di uomini ben addestrati. Le prove rinvenute sulla scena del crimine conducono ad un unico sospetto: il propretario Jeffrey Hubert, interpretato da un Bruce Willis che appare forse un po’ troppo confuso. Che avesse bisogno anche lui di una spiegazione del film?

I predoni: i difetti del thriller di Steven C. Miller portano ad una complessità ingiustificata

In seguito alla brutale rapina che ha colpito la banca di proprietà di Jeffrey Hubert (Bruce Willis), il detective Montgomery (Christopher Meloni) viene associato al caso, dal quale l’agente speciale viene così profondamente e psicologicamente colpito da cadere in un baratro di ingiustizia e violenza: il colpo in banca, infatti, non sembra essere l’ultima azione efferata svolta dalla gang criminale che sta portando a termine numerose rapine in città, rapine che si concludono sempre con l’eliminazione fisica di uno degli ostaggi. Sarà proprio il detective a scoprire che, in realtà, dietro a queste azioni criminali libera da ogni apparente logicità, si nasconde un piano cospirativo di più grande rilevanza, un complotto che trova le proprie fondamenta in un debito che qualcuno è costretto a riscattare. Anche a costo della vita.

La trama sembrerebbe, ad una prima occhiata, alquanto lineare e lontano dalla complessità che, in realtà, caratterizza I predoni per la sua intera durata. Tale oscurità della narrazione risulta essere, ad una più approfondita analisi, priva di alcuna giustificazione, necessaria solamente a confondere lo spettatore, magari elevando il film.

L’eccessiva complessità della narrazione, però, non sembrerebbe essere un tratto che caratterizza solamente il film di Steven C. Miller, ma nell’ultimo periodo sembra essere un tratto fondamentale di tutti i b-movies: la maggior parte delle pellicole rappresentanti di tale categoria, infatti, sono definite da una grande potenzialità –come I predoni, hanno delle buone idee alle loro fondamenta–, ma si ricostruiscono attraverso una messinscena eccessivamente arzigogolata, fatta di voli pindarici e buchi narrativi che complicano il film. E questo vale anche per il thriller con Bruce Willis.

Pensando erroneamente che le tematiche trattate dovessero essere riflesse anche nel modo in cui essere venivano analizzate – e, quindi, nella struttura stessa –, il regista si è voluto soffermare su un’intricata riflessione sulla natura della legalità, dell’etica e della moralità, una materia che, priva di alcuna profondità, appaiono allo spettatore come lontane dalla tipologia del film, stonando completamente.

I predoni: in realtà, cosa vuol comunicare il thriller con Bruce Willis?

Il caso della banda di esperti criminali atterra sulla scrivania dell’agente speciale dell’FBI Jonathan Montgomery, ancora angosciato dal dolore della perdita della moglie –è necessario specificare che questa sottotrama, per quanto possa sembrare importante, non aggiunge nulla di nuovo al personaggio né tantomeno alla storia–. La vicenda, ad una prima occhiata uguale a tanti altri reati, si trasforma in un complotto di portata nazionale. Ma di quale tipo di cospirazione stiamo parlando? Lo sviluppo de I predoni è, in realtà, semplice, lineare e può essere spiegato velocemente, senza un grande giro di parole: la vendetta personale portata avanti ha come obiettivo Jeffrey Hubert –il personaggio interpretato da Bruce Willis–, il proprietario e CEO di tutte le filiali della sede bancaria che è stata attaccata, e viene eseguita sotto la copertura dei lavori finanziari.

Una volta spiegata la trama, è necessario portare avanti una breve riflessione riguardante il contenuto del film. Con I predoni, Steven C. Miller vorrebbe analizzare il fenomeno della corruzione e dell’ingiustizia che ne consegue. In poche parole, temi alti, importanti in una società come quella odierna, contenuti che, però, non vengono adeguatamente argomentati. Il thriller, quindi, non riesce a concretizzare le idee da cui è stato generato e resta un mix di pura potenzialità e debole messinscena.

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