Finché morte non ci separi: spiegazione del finale della comedy horror

Chi è Mr. Le Bail e cosa accade veramente nel finale di Finché morte non ci separi, comedy horror con protagonista Samara Weaving?

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Il costrutto narrativo di Finché morte non ci separi si basa tutto sul gioco. Sull’importanza della partecipazione, sulle pedine di un enigma che si scioglie nei corridoi, nelle stanze e nelle gallerie segrete della dimora Le Domas. Giochi da tavola, giochi di famiglia, notti di nozze da trascorrere intrattenendosi con il gioco più vecchio di sempre: nascondi e cerca. E sul famoso passatempo gli sceneggiatori Guy Busick e Ryan Murphy mettono in atto una mascherata intrigante e dedita allo splatter, per una dark comedy di una piacevolezza unica.

Finché morte non ci separi – nello spot del film horror la prima notte di nozze

È partendo dal giorno del matrimonio della giovane Grace, interpretata da Samara Weaving, che il film si apre, per addentrarsi nelle tradizioni della ricca famiglia del fidanzato Daniel che, come tutte le dinastie benestanti, ha i suoi indicibili segreti. E, quello dei Le Domas, va ricollegandosi non solo alla trama del film, ma alla sconcertante rivelazione finale, che l’opera tenta, minuziosamente, di diluire con indizi e accenni all’interno di tutta l’opera. Perché Finché morte non ci separi non è solamente “dark”, ma si rivela un horror vero e proprio, che sviscera la sua anima nera non solo negli omicidi – involontari e non – del film, ma nella risoluzione finale del rompicapo.

Finché morte non ci separi: il patto con il diavolo e i giochi da tavolo di Mr. Le Bail

Finché morte non ci separi cinematographe.it

Al cuore di tutto il gioco a cui si deve prestare la protagonista, ossia un nascondino in cui, se trovata, la ragazza verrebbe presa e sacrificata, va ponendosi l’aspetto satanico alle fondamenta del patto a cui si è prestato il bis nonno del pater familia di Finché morte non ci separi. Correlazione che lo spettatore può già notare a inizio film, con la prima immagine che si apre su una scatola da gioco su cui è ritratto il volto del diavolo e, accanto, il nome Mr. Le Bail. Racconta la leggenda che l’uomo, marinaio di professione e appassionato di giochi di carte, fece un batto con Mr. Le Bail. Il bis nonno della famiglia Le Domas avrebbe dovuto scoprire il segreto dietro una misteriosa scatola mostrata nel film dal padre di Daniel interpretato da Henry Czerny e, se ci fosse riuscito, Le Bail gli avrebbe promesso prosperità e fortuna.

La tipica dinamica del patto col diavolo, che costringe la famiglia a dover giocare ogni prima notte di nozze in cui, a scegliere il gioco, è la famosa scatola, da cui viene estratta una carta e, a doverla pescare, è il novello membro Le Domas. La sfortuna ha voluto che la carta presa da Grace fosse quella di nascondino, la quale cela un macabro rituale: la giovane non dovrà solo nascondersi, ma dovrà cercare di preservare la propria vita, messa a rischio dal gioco malsano della famiglia, armata di balestre, pistole e fucili. Il motivo della tradizione risiede sempre in quel medesimo accordo con Mr. Le Bail, che comprende la distruzione della famiglia Le Domas se, entro l’alba, non riuscisse a consumare il rito celebrativo.

Il finale di Finché morte non ci separi: tra capre, botole e un misterioso interrogativo. È reale o uno scherzo?

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La potenza di Finché morte non ci separi si pone, inoltre, sul suddetto mistero, ovvero quello di una possibile morte dell’intero nucleo famigliare dei Le Domas, se questi ultimi non dovessero riuscire a prendere Grace. E il film, astutamente, punta proprio sull’ambiguità di questa non provabile supposizione, che non sembra avere riscontri affidabili nel reale, se non dicerie e coincidenze riguardanti altri componenti della famiglia. Ed è lì che il film vince, nella sua rivelazione finale, insieme inattesa, spiazzante ed esilarante.

Dopo aver superato l’alba, con Grace ancora viva seppur segnata dalla nottata passata a sfuggire dalla furia sgangherata, ma comunque determinata dei Le Domas, i personaggi si ritrovano insieme nella sala del sacrificio umano, in cui vengono finalmente esplicate le pratiche sataniche della famiglia, devota a quel Mr. Le Bail, che non è altro se non il diavolo stesso. Altro indizio dei sacrifici dei Le Domas può essere ricondotto al fienile privato della famiglia, pieno di capre – animali spesso associati a Satana – che, scopriremo con un dialogo successivo, venivano utilizzare per portare a termine determinati rituali. Un fienile con, in più, una botola ricolma di ossa umane, scheletri e interiora deteriorate, in cui nascondere i misfatti della famiglia.

La scena finale di Finché morte non ci separi e quel trionfo di sangue e cervella

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Tornando alla sequenza finale, i personaggi temono il peggio, vista la vittoria al gioco della protagonista ancora viva. Dopo un ultimo, disperato tentativo, e dopo un momento in cui sembra non dover ricadere nessuna punizione sulla famiglia, ecco che, a uno a uno, i membri rimasti dei Le Domas iniziano a esplodere. Letteralmente esplodere. Un trionfo di sangue, organi e cervella che, uno di seguito all’altro, imbrattano la stanza e la protagonista Grace, vincitrice di nascondino e, quindi, unica giocatrice che non dovrà subire lo stesso trattamento.

A conferma dello zampino del diavolo, o meglio, di Mr. Le Bail, il film ci offre per una frazione di secondo una figura seduta a capotavola, molto somigliante a quella ritratta sulle scatole da gioco, e, in definitiva, rappresentante il diavolo. Così, Finché morte non ci separi, dopo aver stuzzicato la nostra immaginazione e averci messo continuamente in condizione di porci delle domande sul senso reale o meno dell’esistenza di qualche sortilegio sulla famiglia Le Domas, abbraccia completamente il suo spirito horror, confermandosi un film sul satanismo, che ha però anche voglia di divertirsi.

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