Everest, il film è una storia vera, la spedizione del 1996

Perché la notte tra il 10 e 11maggio del 1996 è considerata una delle più tragiche nella storia dell'alpinismo?

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Non solo una pellicola da brividi Everest,  film diretto da Baltasar Kormákur, con Jake GyllenhaalJason ClarkeJosh Brolin e Michael Kelly nel cast, ma anche una tragica storia vera consumatasi ad alta quota, che la settima arte ha saputo raccontare magistralmente nel 2015. Si tratta di una delle tragedie più sconcertanti della storia dell’alpinismo: la morte di dodici arrampicatori durante la tentata scalata dell’Everest nel maggio del 1996.

Everest: il film con Jake Gyllenhaal racconta la tragica spedizione del 1996 sul monte più alto del mondo

everest

Everest, film ma soprattutto una storia vera!

Il 10 Maggio 1996, due compagnie di alpinisti concorrenti iniziarono la loro scalata sull’Everest. Ma si sa, la natura molto spesso può essere crudele, e quando decide di vendicarsi per tutto il male che i suoi ospiti le infliggono fin dai tempi più antichi, non c’è alcuna scoperta umana che possa fermare la sua ira.

Così è successo proprio quel giorno di 21 anni fa, quando le due squadre si trovarono intrappolate sulla cima della montagna, a 40° sotto zero, senza visuale o via di fuga. Tutti i partecipanti alla spedizione restarono, quindi, per circa 12 ore nel nulla, con il gelo che entrava nelle loro ossa e impossibilitati a muoversi, perché anche un solo movimento sarebbe stato la causa della loro morte.

Quello è stato forse un giorno terribile per chi era lì sul monte Everest, per i familiari delle vittime e per tutto il mondo, che ha assistito alla morte di ben 12 persone. Uno dei pochi sopravvissuti, Beck Weathers – che aveva più di dieci anni di esperienza e che faceva parte della compagnia Adventure Consultans – ancora oggi guarda al passato e ripensa a quell’evento così drammatico.

Proprio la sua compagnia (l’Adventure Consultans), la notte del 10 Maggio, tentò di raggiungere la cima del monte dal Campo 4 (situato a 7.900 m, sulla sommità del Colle Sud). Fin da subito, la spedizione incontrò degli imprevisti, a causa delle forti incomprensioni tra gli scalatori. Senza ossigeno supplementare e con gli imprevisti che aumentavano di volta in volta, gli alpinisti ritardarono sempre di più l’arrivo sulla cima, rendendo più complicato il ritorno al Campo 4 in tempo per la notte.

Infine, tutti gli alpinisti raggiunsero la cima entro il tardo pomeriggio. Alcuni di essi, però, iniziarono ad accusare dei dolori, dovuti allo sforzo e alle condizioni climatiche sempre più sfavorevoli. Con i vari ritardi, e i disagi che diventavano sempre più fitti, gli arrampicatori dovettero affrontare la montagna di notte, con l’arrivo di una tempesta che minacciava la loro sicurezza.

Così, nella notte tra il 10 e l’11 maggio si consumò una tragedia che, nonostante il tempo trascorso, continua a terrorizzare i sopravvissuti. Ancora oggi, il miracolato Beck Weathers ripensa a quel momento con terrore e un vago sollievo, perché nonostante la difficoltà e la sofferenza, è riuscito a vivere.

“Ero perso. Ero quasi cieco” descrive Weathers “Le mie mani erano congelate. Il mio viso era distrutto dal freddo. Non ho mangiato per tre giorni e non bevevo da due. Ricordo che il vento mi spostava, pregavo affinché mi liberassero, ma in cuor mio sapevo che non sarei mai sopravvissuto. Ho alzato lo sguardo e ho capito che in una sola ora, quando le tenebre sarebbero di nuovo scese, il freddo avrebbe attraversato il mio corpo solo un’ultima volta.”

La testimonianza dell’alpinista è scioccante, e i suoi ricordi insieme a quelli di altri sopravvissuti hanno permesso a Baltasar Kormákur di creare un film capace di far immedesimare lo spettatore in quella voglia incomprensibile che nutrono molti di “sfidare” la montagna. Una passione che, nonostante non si possa e non la si deve criticare, sempre più spesso porta gli alpinisti alla morte. L’evento consumatosi nel lontano maggio del ’96 fece scalpore per la commercializzazione a esso legata. La maggior parte degli alpinisti che perirono in quel maledetto giorno, infatti, avevano pagato profumatamente per vivere quell’esperienza (65 mila dollari ciascuno).

Nonostante le speculazioni e la paura al ricordo di quell’evento catastrofico, gli alpinisti non si sono fermati e negli anni tanti altri hanno deciso di sfidare la natura. L’Everest ha quindi risposto alle provocazione, mietendo nuove vittime, anche negli scorsi anni; 16 persone hanno perso la vita il 18 Aprile del 2014, proprio mentre il film veniva girato. Infine, ancora più tragico, sul monte sono morte altre 19 persone, a seguito del terremoto in Nepal, il 25 Aprile del 2015.

Oltre Everest, film che ha aperto la 72ma Mostra del Festival del Cinema di Venezia e di cui potete leggere qui la nostra recensione, è stato divulgato anche un documentario targato National Geographic.

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