Escape Plan – Fuga dall’inferno: il finale del film con Sylvester Stallone

Se gli eventi finali di Escape Plan - Fuga dall'inferno vi hanno lasciato con qualche perplessità, non resta che leggere la spiegazione che vi proponiamo qui di seguito.

Dopo la fortunata ma breve reunion avvenuta con la saga de I mercenari, due intramontabili icone del cinema d’azione come Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger tornano insieme in Escape Plan – Fuga dall’inferno. Diretta dallo svedese Mikael Håfström, la pellicola vede le due star fianco a fianco come protagonisti di un action thriller ambientato in una penitenziario di massima sicurezza dalla quale entrambi dovranno cercare di evadere. Uscito nel 2013 nelle sale di tutto il mondo, il film ha ottenuto un discreto incasso presso il botteghino, abbastanza da generare due sequel, che hanno visto solamente il ritorno di Stallone nei panni dello stesso personaggio qui interpretato, venendo invece affiancato dal wrestler Dave Bautista e dal rapper 50 Cent, entrambi noti per le loro apparizioni in pellicole d’azione.

Con il tentativo di richiamare il successo ottenuto con le loro pellicole degli anni ’80, Stallone e Schwarzenegger fanno squadra in un film che non produce nulla di nuovo ad eccezione della collaborazione tra i due protagonisti. Tra battute di spirito non sempre brillanti e pochi, oltre che prevedibili, colpi di scena, Escape Plan – Fuga dall’inferno si pone all’attenzione più per la spiccata personalità che contraddistingue questi attori e perché, in fondo, è sempre un piacere vedere due icone del cinema ancora in attività come se il tempo non fosse mai passato, benché questo non sarà ricordato come la pellicola migliore a cui hanno lavorato. Se il finale vi ha lasciato qualche dubbio, qui di seguito potete trovare una spiegazione dettagliata del film.

Escape Plan, Cinematographe.it

Escape plan – Fuga dall’inferno: la trama del film

In Escape Plan – Fuga dall’inferno Ray Breslin è il co-proprietario di una società di sicurezza che si occupa di testare l’efficacia dei sistemi installati nelle prigioni di massima sicurezza. La sua mansione consiste nell’entrare dentro il carcere sotto le vesti di un detenuto qualsiasi, con una finta identità e una storia personale totalmente inventata, per studiare un piano di fuga mettendo in mostra i punti deboli della prigione, cosicché possa essere migliorata e resa maggiormente inespugnabile. L’uomo si presenta come uno dei più grandi esperti al mondo nel campo della sicurezza carceraria e si potrebbe dire che, grazie al suo ingegno, è un vero e proprio maestro nella progettazione di evasioni.

Un giorno, Ray e il suo socio in affari Lester Clark ricevono un’offerta multimilionaria dall’agente della CIA Jessica Mayer per testare una prigione top secret altamente tecnologica denominata “la Tomba”, di cui non è possibile conoscere l’ubicazione per minimizzare i rischi di un aiuto esterno. Nonostante stia pensando di ritirarsi da questo lavoro e le condizioni richieste violino le regole che di solito impone, Ray decide comunque di accettare quest’ultimo incarico scegliendo come finta identità quella di un terrorista spagnolo chiamato Anthony Portos. Ben presto, si scopre che il piano sta andando tutt’altro che come previsto e che non è stata rispettata nessuna delle misure di sicurezza precedentemente concordate per poter essere liberato e porre fine al test ma, anzi, alcuni uomini lo hanno drogato e gli hanno rimosso il microchip presente nel suo braccio in modo da non poter essere rintracciato dai suoi colleghi. L’uomo si risveglia in una gabbia di vetro e, dopo aver incontrato il direttore del penitenziario, Warden Hobbes, si rende conto di essere stato ingannato.

Solo e senza possibilità di alcun tipo di aiuto, all’interno di una prigione di cui nessuno dei suoi amici conosce l’esistenza, Ray sarà costretto a confrontarsi con i vari detenuti per poter sopravvivere, riscoprendo un valido alleato in Emil Rottmayer, un suo ex compagno di prigionia conosciuto durante un test effettuato in un altro carcere e che attualmente lavora per Victor Mannheim, un novello e moderno Robin Hood.

I due uomini mettono in scena una rissa che consente a Ray di studiare la cella di isolamento, a quanto pare creata appositamente per disorientare e disidratare i prigionieri con luci alogene ad alta potenza. Rendendosi conto che i pavimenti delle celle hanno rivetti d’acciaio anziché di alluminio, maggiormente resistente all’umidità e ai cambiamenti di temperatura, Breslin chiede a Rottmayer di procurarsi una lastra di metallo in modo da surriscaldare con la luce l’acciaio e creare un passaggio abbastanza grande sotto il pavimento. Ray scopre in questa maniera che la Tomba non è altro che un’enorme nave cargo all’interno della quale è stato costruito il penitenziario. Il duo continua a studiare la struttura per trovare una via di fuga fino a quando Hobbes rivela a Ray di essere a conoscenza della sua reale identità ma che, nonostante ciò, egli trascorrerà il resto della sua vita in prigione. A quel punto, Breslin si propone di offrirgli delle informazioni su Mannheim in cambio della sua liberazione, anche se queste si riveleranno inventate, abilmente costruite per prendere tempo.

Escape Plan, Cinematographe.it

La spiegazione del finale

Nel frattempo, i colleghi di Ray, Abigail Ross e Hush, si rendono conto che qualcosa non va quando la busta paga relativa all’ultimo lavoro risulta congelata. Questi ultimi scoprono, attraverso dei documenti hackerati che la prigione denominata “la Tomba” è di proprietà di un’organizzazione a scopo di lucro collegata a una compagnia privata che vende armi e servizi avanzati di sicurezza militare. Dopo aver ottenuto la complicità del medico della prigione e aver studiato meglio la struttura in cui si trovano, Ray e Rottmayer cominciano a pianificare la fuga, ipotizzando la posizione della nave per mezzo di un sestante improvvisato. Attraverso la trasmissione di un falso messaggio in codice, i due convincono Hobbes che si verificherà una sommossa nel blocco C.

Con la sicurezza occupata nell’altra sezione, un loro complice avvia una rivolta nel blocco A, permettendogli di scappare. Breslin si dirige quindi nella sala macchine per spegnere i sistemi elettrici e dare così il tempo a Rottmayer di aprire il boccaporto prima che i generatori di riserva si attivino, mentre un elicottero inviato da Mannheim si appresta a recuperarli. Rottmayer sale sull’elicottero mentre Breslin si ritrova temporaneamente bloccato dopo che Hobbes ha riavviato il sistema elettrico principale. Quando Ray riesce finalmente a raggiungere il velivolo sotto le scariche infuocati di Hobbes e dei suoi assistenti, Breslin spara e fa esplodere alcuni barili di petrolio, uccidendo Hobbes.

Poco dopo, l’elicottero atterra su una spiaggia del Marocco, dove Rottmayer rivela di essere lui stesso il famoso Mannheim e di come l’agente della CIA Jessica Mayer sia in realtà sua figlia, che aveva assunto Breslin per liberare il padre di prigione. Il cognome inventato Portos era una parola in codice che doveva servire per avvisare Rottmayer che Breslin era l’alleato arrivato per farlo evadere. In seguito, Ross informa Ray di aver scoperto che Clark era in contatto con Hobbes sin dall’inizio e che aveva ricevuto un’offerta di 5 milioni di dollari per diventare CEO della compagnia di sicurezza collegata alla prigione, proposta che sarebbe stata valida solamente nel caso in cui l’incarcerazione di Breslin avesse dimostrato che la nave era effettivamente a prova di fuga. Con tutti i protagonisti di Escape Plan – Fuga dall’inferno ormai pronti per un lieto finale, ci viene mostrato infine come Hush ha seguito Clark fino a Miami e lo ha rinchiuso in un container diretto verso una destinazione sconosciuta.

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