Coronavirus Cinema - Cinematographe.it

Il cinema è sopravvissuto a guerre, recessioni, televisione e streaming: cosa succederà dopo l’emergenza Coronavirus?

Quando, sul finire del mese di febbraio, il governo annunciava che, per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, in Lombardia ed in altre province del nord Italia sarebbero stati chiusi tutti i luoghi di assembramento, anche il resto della penisola ha iniziato a tremare perché sarebbe stato utopistico pensare che tale provvedimento non si sarebbe allargato nel resto del Paese nel giro di pochi giorni.

Sopravvivere una settimana senza andare al cinema, magari anche due o addirittura un mese, rappresentava un sacrificio da poter fare tranquillamente, considerato il grado di emergenza nazionale ma, con il passare dei giorni, la mancanza di quell’appuntamento fisso o occasionale con amici, parenti, partner o semplicemente con se stessi, si è iniziata a far sentire sempre di più.

Ci hanno pensato, qualche giorno fa, anche le dichiarazioni di Christopher Nolan a ricordarci il valore del cinema: recarsi nelle sale ci ha permesso di risolvere intere serate, sin da quando eravamo adolescenti e non sapevamo dove andare con i nostri amici senza spendere troppo o magari ci serviva semplicemente un modo per rompere il ghiaccio con i nostri primi amori, commentando a bassa voce quello che vedevamo sul grande schermo.

Christopher Nolan: “I cinema sono parte essenziale della nostra vita sociale”

Attraverso i film, la nostra mente ha intrapreso viaggi indimenticabili e sarebbe impensabile rinunciare a tutto questo, poiché nessun impianto casalingo potrà mai sostituire il fascino della sala, da quando si spegne la luce e il proiettore lancia sullo schermo immagini e colori, a quando scorrono i titoli di coda e ci godiamo le sensazioni lasciateci dalla storia appena vissuta. Il regista di Interstellar aveva espresso la propria vicinanza all’intero universo cinematografico, e non solo a star e registi:

Quando si parla di film, la gente pensa prima agli attori, al glamour e agli studios. Ma il cinema comprende tutti, anche chi gestisce le attrezzature, i biglietti, chi fa pubblicità e chi pulisce i bagni. I cinema sono luoghi di gioia e condivisione, una parte essenziale della la nostra vita sociale, in cui si raccontano storie e i lavoratori accolgono persone che vanno lì per godersi una serata fuori con amici e famigliari. Come regista, il mio lavoro non può mai dirsi completo senza quegli operai e il pubblico che accolgono.

Un amore che non passerà mai e che non possiamo tradire proprio adesso

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Non bisogna essere per forza cresciuti come il piccolo Totò di Nuovo Cinema Paradiso o come l’orfano protagonista di Hugo Cabret, entrambi cresciuti con la passione per il Cinematografo, per dispiacersi al pensiero di quante sale abbiano dovuto chiudere nel corso dei decenni, o per augurarsi che altrettanto non capiti in seguito all’emergenza Coronavirus. La crisi c’è, la percepiamo e la viviamo ormai da settimane, e ciò che accomuna molti di noi è proprio la paura dell’ignoto: quando finirà tutto questo e cosa accadrà dopo questi mesi di quarantena?

Un tempo esatto che dia risposta a tali quesiti non esiste, purtroppo, e sarebbe ingenuo pensare che tutto possa tornare come prima, quantomeno da un giorno all’altro. Se i cinema sono stati tra le ultime realtà ad essere chiuse, con il vano tentativo di rimanere aperti assicurando la distanza tra quei pochi avventurosi che si sono recati in sala fino a quando gli è stato concesso di farlo, probabilmente saranno anche tra le ultime realtà a riassaporare un barlume di normalità.

Cinema e Cornavirus: un sondaggio racconta la paura della gente

Stando ad uno studio condotto da Variety, negli Stati Uniti rappresentano la minoranza coloro che si dicono pronti a tornare a presenziare eventi pubblici come facevano prima dell’attuale crisi. Il 44% degli intervistati ha ammesso che eviterà eventi di grandi dimensioni per un po’, anche quando la legge glielo permetterà. Il 38% ha invece detto che riprenderà tranquillamente le proprie abitudini, mentre il 18% ha dichiarato di voler addirittura aumentare le proprie partecipazioni ad eventi pubblici che prevedano grandi assembramenti di persone, godendosi quindi a pieno la propria libertà che tanto manca in questi giorni.

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Ammissioni spontanee e comprensibili, soprattutto adesso che il picco dei contagi è stato raggiunto nella maggior parte dei Paesi e a regnare è la paura e il senso di smarrimento che non ci lascerà in tempi brevi. Se qualcosa dovrà essere sacrificato, probabilmente in molti sceglieranno di rinunciare ancora per un po’ alla classica serata al cinema o al concerto a cui si pensava di andare dall’inizio dell’anno.

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Finanziamenti ed aiuti economici per il settore cinematografico, e culturale in generale, non se ne vedono all’orizzonte, e c’è chi potrebbe affidarsi ad una Startup pronta ad ottimizzare la distribuzione sull’intero territorio nazionale e aiutare così gli esercenti che non si ritroveranno a dover “spalmare” 40 persone nell’arco di quattro spettacoli giornalieri ma potranno pensare di riunirle tutte in un unico spettacolo, riducendo di molto le perdite. Un modo per ripartire ma anche di reinventare il cinema che nel corso della sua storia ha superato guerre e recessioni ed ha fatto fronte all’avvento di televisione e streaming e che dopo questa crisi dovrà avere la forza ed il coraggio di rialzarsi e magari anche rivoluzionarsi sfruttando a proprio favore i mezzi tecnologici.

L’idea del Drive In e la speranza per una ripresa veloce

Per affrontare l’immediato futuro, però, ovvero le settimane subito successive al tramonto dell’emergenza, non sono pochi i Paesi e quindi i cinema che stanno contemplando l’idea di tornare a dare vita ai vecchi e cari Drive In. C’è chi li ha vissuti in prima persona, chi li ha semplicemente visti in alcuni film ma quasi tutti hanno sognato e sognano di poter vivere tale esperienza anche nell’era digitale. In Germania l’idea sembra farsi sempre più largo e chissà che anche qui in Italia non si possa portare avanti lo stesso esperimento, sperando nella disciplina e nel buon senso della gente comune.

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Per quanto riguarda la ripresa del settore, non aiutano di certo le notizie relative alle grandi distribuzioni internazionali: nelle scorse settimane, infatti, le major principali sono corse ai ripari, posticipando a tempo indeterminato le uscite dei titoli più attesi della stagione cinematografica o rimandando direttamente il tutto al prossimo anno, vedi i principali film Sony.

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Va da sé che nel 2021 i cinema potranno contare su un calendario assai fitto, ricco di film pronti a richiamare in sala intere famiglie e quindi a far fare cassa a piccole e grandi sale, da Spider-Man 3 a Jurassic World: Dominion e Avatar 2. Ma come faranno, nei prossimi mesi, a sopravvivere i cinema, soprattutto quelli di provincia, se si contano sulle dita della mano i film che ancora pensano di poter uscire nel corso della stagione estiva (vedi Wonder Woman 1984 e la Warner che, ottimisticamente parlando, ha programmato il rilascio per il mese di agosto)? La sensazione è che, con il passare delle settimane e dei mesi, le piccole realtà diverranno sempre più piccole e le più grandi, ovvero i multisala, diventeranno sempre più grandi, un po’ come avviene da tempo per le librerie, altra realtà dove le grandi catene hanno ormai preso il sopravvento anche sulle attività più storiche.

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Un quadro un po’ troppo desolante ma che speriamo possa rappresentare uno scenario evitabile, grazie al coraggio comune di tornare subito al cinema quando sarà possibile farlo, sostenere le realtà locali e spingere anche i nostri amici o conoscenti a fare lo stesso. Perché se è vero che siamo fatti per il 70% dei film che abbiamo visto nel corso della nostra esistenza, non possiamo di certo voltarci dall’altra parte o cedere alla paura mentre un pezzo essenziale di noi viene cancellato, fosse anche solo per poter permettere ai nostri figli e a chi verrà dopo di noi di poter godere delle stesse magie e le stesse sensazioni che soltanto la sala del cinema sa regalarti.

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