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Remake dell’originale di Wes Craven del 1977, diretto dal francese Alexandre Aja e distribuito nel 2006, Le colline hanno gli occhi è un film horror-slasher che gioca con la deformità e il cannibalismo.

Complice il successo dei remake di Non aprite quella porta e di The Amitivylle Horror, Craven decide di commissionare a un giovane regista di genere l’aggiornamento di uno dei suoi grandi classici. Incontra Aja, ne carpisce lo sguardo visionario e conferma l’ottima impressione avuta con il suo esordio horror Alta Tensione del 2003. Il risultato, effettivamente, soddisfa le aspettative e il film non tradisce né i fan, né l’originale.

Le colline hanno gli occhi: il deserto è il vero villain?

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Le colline hanno gli occhi costruisce la tensione anche grazie alla maestosa location che fa da scenografia naturale. Nella trama, la famiglia Carter resta bloccata con il suo camper nel bel mezzo del deserto del New Mexico, questo perché, ingenuamente, il pater familias Big Bob (Ted Levine) preferisce la strada più lunga e selvaggia, un po’ per godersi il viaggio con tutta la progenie, un po’ perché affascinato dalla sfida di questo paesaggio.

Quello che non sa – ma che lo spettatore invece capisce sin dall’introduzione – è che non si tratta di un’area desertica qualunque, pericolosa – sì – ma gestibile, ma di una zona in cui negli anni Cinquanta l’esercito statunitense ha effettuato degli esperimenti nucleari. Le radiazioni alla lunga hanno danneggiato un clan che abita da quelle parti, che è mutato in un gruppo di cannibali deformi e violenti.

Non vedremo la famiglia Carter arrivare alla mèta e sicuramente il progetto di Big Bob di passare le Nozze d’Argento a San Diego, California, con tutta la famiglia non avrà mai luogo. L’isolamento dei Carter, dato dal fatto di trovarsi – appunto – in mezzo al deserto, dove non c’è nulla se non colline, sterpaglie e mostri, sarà il punto di forza di Papa Jupiter (Billy Drago) e della sua orribile compagnia che potranno banchettare con i malcapitati.

L’esperimento Trinity

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Nella realtà il deserto del New Mexico – anche detto Deserto di Chihuahua – è definito dal WWF una delle aree che, a parità di condizioni climatiche, presenta la biodiversità più ricca. Diversi sono gli animali che caratterizzano la fauna di quest’area ma – dalle fonti ufficiali – tra questi non compare nessun bifolco cannibale.

C’è un fondo di verità, tuttavia, che ha ispirato Wes Craven nella scrittura de Le colline hanno gli occhi. Nel 1945 il Governo americano ha autorizzato il primo esperimento nucleare della storia, proprio nell’area desertica che sta nel poligono di Alamogordo, capoluogo della Contea di Otero, in New Mexico. L’area in cui fu fatto detonare un ordigno nucleare, alle 5:29:45 del 16 luglio 1945 si trova a circa 56 km dalla cittadina di Socorro, che conta oggi circa novemila abitanti. Tra questi, il poliziotto Lonnie Zamora che nel 1964 ha affermato di aver visto un disco volante e due piccoli grigi. Siamo anche all’incirca nei pressi di Roswell, una zona intorno alla quale si sono scatenate le più pirotecniche fantasie.

Grigi e dischi volanti a parte, il progetto Manhattan del 16 luglio 1945 è stato tragicamente vero: proprio grazie a quella detonazione e agli effetti che si sono registrati nel deserto del New Mexico, poche settimane più tardi gli USA hanno deciso di sganciare le due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

La vera location de Le colline hanno gli occhi

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Nonostante l’ambientazione della storia sia più che chiara (e giustificata anche da eventi realmente accaduti), la produzione de Le colline hanno gli occhi del 2006 non ha girato il film realmente in New Mexico. Dopo alcuni sopralluoghi in America, in Messico, in Namibia e in Sudafrica, il regista Aja e il produttore esecutivo Craven hanno optato per spostare la troupe a Ouarzazate, in Marocco.

La città marocchina, la cui espansione è stata spinta negli anni Venti dai francesi, si trova a ridosso del deserto del Sahara, all’incirca nella parte centrale del Paese, tra la valle del Dadès e la valle del Draa.

In questa location sono stati girati diversi altri film piuttosto importanti, tanto da far guadagnare alla città di Ouarzazate il soprannome di Hollywood d’Africa. Oltre al sequel de Le colline hanno gli occhi (Le colline hanno gli occhi 2, del 2007), anche il classico di David Lean Lawrence D’Arabia. Dopo questa grande produzione, risalente al 1962, furono fondati gli Atlas Corporation Studios, che hanno ospitato la realizzazione di numerosi blockbuster, tra cui Il Gladiatore, La Mummia, Black Hawk Down, ma anche film d’autore come Il té nel deserto di Bernardo Bertolucci, L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese e Babel di Alejandro González Iñárritu.

Ouarzazate e dintorni: cosa vedere e cosa mangiare in Marocco

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Se ci si reca a Ouarzazate, non mancheranno le attività e i punti di interesse per viaggiatori e turisti. In particolare, ai cinefili è consigliata la visita agli Atlas Studios dove si potranno riconoscere i set dei film più amati. Poco distante dagli studios, inoltre, sorge la suggestiva Kasbah di Tauorirt, costruita nell’Ottocento e talmente ben conservata da essere stata usata anch’essa come scenografia di alcuni film come Il Gladiatore e Il té nel deserto.

La Kasbah è una struttura architettonica tipica del Medioriente, che appare come una cittadella fortificata all’interno dei centri abitati, antichi castelli dove si ora svolge principalmente l’attività di mercato. Questa attività è una delle maggiori attrazioni turistiche, con le numerose bancarelle e negozi di artigianato dove si possono comprare gli oggetti tipici del luogo. Di fronte alla Kasbah di Tauorirt si trova anche il Museo del Cinema, che raccoglie oggetti di scena e scenografie dei tanti film girati da quelle parti. Nei pressi di Tauorirt, inoltre, si trova anche il sito archeologico di Aït Benhaddou dove sono state girate alcune scene de Il trono di spade.

Trattandosi di una meta turistica, a Ouarzazate non mancano i locali dove mangiare della buona cucina marocchina, con influenze della gastronomia francese e – in generale – europea. Si tratta di una cucina piuttosto speziata, in cui la carne e le verdure la fanno da padrone: su tutte la ricetta più caratteristica è il cous cous, arricchito da coriandolo, brodo e – a seconda delle zone e delle stagioni – carne, pesce e verdure. È il piatto conviviale per eccellenza che simboleggia l’accoglienza e l’innato spirito di condivisione della cultura mediterranea. Il rituale di preparazione è tradizionalmente femminile e consiste nello sgranare la semola che va a costituire la base del piatto. La pietanza è spesso accompagnata (nonostante le alte temperature!) da un thé alla menta caldo e dolcissimo, anche quello talmente tipico da essere diventato un vero e proprio richiamo turistico. Infine, i dolci: realizzati con miele, mandorle, cannella e altri ingredienti tipici dell’area Mediterranea, sono spesso venduti nelle bancarelle nella Kasbah o serviti a fine pasto nei ristoranti.

 

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