The Weekend Away: recensione del thriller Netflix

Leighton Meester è la protagonista del thriller tratto dal bestseller omonimo di Sarah Alderson, in cui un weekend idilliaco tra amiche si trasforma in un incubo ad occhi aperti. Dal 3 marzo 2022 su Netflix.

È pensiero comune che l’avere a disposizione un bestseller con milioni di copie vendute alle diverse latitudini, perlopiù firmato da una delle gialliste più apprezzate della scena internazionale, possa garantire a una trasposizione cinematografica una base narrativa e drammaturgica solida sulla quale redigere la sceneggiatura, oltre al medesimo risultato in termini di gradimento. Decenni di storia della Settima Arte ci hanno insegnato che nella maggior parte dei casi gli adattamenti per il grande schermo di romanzi di successo non hanno portato agli esiti sperati. Pochi su un numero altissimo di tentativi sono, infatti, i film che hanno quantomeno saputo tenere il passo della sorgente letteraria  dalla quale sono nati. Motivo per cui ogni volta che ci si trova al cospetto di un’operazione di questo tipo, dopo essersi più volte scottati con risultati non altezza della situazione, la puzza di bruciato torna a farsi sentire. La medesima che il nostro naso ha avvertito al termine della visione di The Weekend Away, la pellicola che Kim Farrant ha tratto dall’omonimo romanzo di Sarah Alderson del 2020, rilasciata su Netflix il 3 marzo 2022.

The Weekend Away: il bestseller omonimo della Alderson non è sufficiente a garantire una trasposizione degna di nota

The Weekend Away cinematographe.it

C’è dire che è stata la stessa scrittrice londinese a rimettere mano alla sua creatura letteraria, redigendo quello che poi è diventato lo script sul quale la regista australiana ha lavorato per il  terzo lungometraggio. Tra l’altro la Farrant non è la prima volta che parte da un romanzo, così come non lo è nemmeno il confronto con il thriller. Al genere in questione appartengono i suoi precedenti sulla lunga distanza, il barcollante esordio Strangerland e il più convincente Angel of Mine, oltre agli episodi da lei diretti della serie Rush. Tuttavia, a giudicare da quello che abbiamo visto sulla piattaforma a stelle e strisce, tanto l’apporto in fase di riscrittura dell’autrice del libro, quanto il lavoro dietro la macchina da presa di una cineasta abituale frequentatrice della materia, non sono stati sufficiente a consegnare alla platea virtuale del broadcaster statunitense e al pubblico in generale un titolo meritevole di attenzione.   

In The Weekend Away un soggiorno in Croazia si trasforma in un incubo ad occhi aperti per due amiche

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Ma facciamo un passo indietro, senza ovviamente rivelare dettagli chiave della trama che potrebbero in qualche modo rovinare la visione a coloro che avranno comunque l’intenzione di farla, nonostante le nostre serene d’allarme. Per chi non avesse avuto modo di leggere il romanzo, il plot si riduce alla cronaca di un weekend che da idilliaco si trasforma in un incubo ad occhi aperti per una giovane donna sposata e da pochissimo diventata madre di nome Beth, che va in Croazia per trascorrere una due giorni di svago con la sua migliore amica Kate, in quel di Spalato. Suo malgrado però la compagna di viaggio sparisce improvvisamente nel nulla, per poi essere ritrovata morta, diventando di fatto la principale sospettata dell’omicidio. Inizia così una lotta contro il tempo per scagionarsi e trovare al più presto una via d’uscita, ma questo farà emergere nuovi segreti, mandando in frantumi tutte le sue certezze.

The Weekend Away si regge su un’architettura thriller dalle traiettorie scontate, poco originali e di semplice lettura

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Non bisogna avere letto il testo originale per capire come andrà a finire. Il meccanismo mistery messo appunto dalla Alderson inizia a mostrare la sua facile risoluzione già dopo il giro di boa, avvalorando quello che è lo svelamento della verità più comune e al contempo stereotipato nel giallo vecchia scuola. Questo vuole che il o i responsabili del misfatto sia o siano sotto gli occhi di tutti già dal principio, con le piste, le ipotesi, gli indizi e i depistaggi incontrati lungo la timeline che altro non sono che fumo gettato per confondere la vista sul bersaglio. L’architettura di The Weekend Away si regge su un’architettura thriller dalle traiettorie scontate, poco originali e di semplice lettura, proprio perché frequenti nel genere di riferimento in termini di ingranaggi e stilemi. Siamo nel terreno abitualmente battuto del malcapitato di turno che si trova incastrato in un ginepraio, con tutte le prove schiaccianti che sembrano inchiodarlo al muro per qualcosa che dice di non avere commesso. Noi siamo sicuri della sua innocenza, ma non gli inquirenti, come nel caso di Beth, che si trova a combattere per la verità.

The Weekend Away può contare solamente sulla performance assai efficace di Leighton Meester

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Dunque, non è sulla componente thriller e sul meccanismo riconosciuto fragile che si gioca la partita. Questa in tal senso la si può ritenere persa a causa anche dei plot-twist telefonati e della mancanza assoluta di tensione, nonostante i tentativi disperati di farla scaturire come nel caso delle scene dell’interrogatorio e dell’inseguimento tra i vicoli della Città Vecchia. Nemmeno il ritmo è un ingrediente sul quale si può fare sempre affidamento, con un sali e scendi che non garantisce alla fruizione un’oscillazione della temperatura in grado di coinvolgere in tutte le fasi del racconto. Quello sul quale al contrario The Weekend Away può assolutamente contare è la performance assai efficace di Leighton Meester, qui nei panni della protagonista, in una parte molto diversa da quelle in cui siamo abituati a vederla, a cominciare dalla Blair Waldorf di Gossip Girl. L’attrice texana si carica sulle spalle il peso non indifferente del personaggio e riesce molto bene a trasmettere l’enorme preoccupazione per l’amica, oltre alla vasta gamma di emozioni e sollecitazioni alle quali la figura che le è stata affidata viene sottoposta durante l’arco narrativo. È lei e la sua intensa interpretazione la zattera alla quale la Farrant e gli spettatori saranno costretti ad aggrapparsi per tutto il tempo.      

      

Regia - 2
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2.5
Recitazione - 3
Sonoro - 2
Emozione - 1.5

2.2

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