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The Informer – Tre secondi per sopravvivere ha come protagonista Pete Koslow (Joel Kinnaman), ex cecchino delle Forze Speciali e affiliato alla mafia polacca di New York. Finito in passato in carcere a causa di una rissa, è da tempo confidente per la task force dell’FBI, comandata dall’alto dal gelido Agente Capo Montgomery (Clive Owen) e sul campo dall’Agente Erica Wilcox (Rosamund Pike), che gli garantiscono che se riuscirà a farli arrivare al capo della sua Famiglia, il Generale (Eugene Lipinski), lui e i suoi cari saranno finalmente liberi e potranno rifarsi una vita.

Purtroppo però lo psicotico nipote del Generale, il giovane Stazek (Mateusz Kosciukiewicz), quando la trappola ordita da Pete sta per scattare, decide per una piccola “deviazione”, cioè vendere parte della loro droga sintetica a un certo Daniel Gomez (Arturo Castro). Questi è in realtà un poliziotto di New York sotto copertura, che incurante degli avvertimenti di Pete, si fa scoprire solo per essere freddato dal giovane mafioso.
Koslow sarà costretto dal Generale a tornare nel carcere di Bale Hill, dove era stato in passato, e occuparsi dello spaccio di droga, per “sdebitarsi” verso l’Organizzazione.
Anche l’FBI lo vuole al fresco, di modo da avere da lui i nomi dei detenuti e delle guardie coinvolte nel traffico del Generale, senza curarsi della sua vita. Ma non hanno tenuto conto della sete di vendetta dell’ex partner di Gomez, il Detective Grens (Common) e del fatto che Pete sarà pronto a tutto per rivedere la moglie Sofia (Ana de Armas) e la figlia.

The Informer – Tre secondi per sopravvivere: un thriller lontano dai cliché hollywoodiani

Diretto da Andrea Di Stefano (vedasi alla voce Escobar), anche sceneggiatore assieme a Matt Cook e Rowan Joffe, The Informer è tratto dal romanzo Tre Sekunder di Börge Hellström e Anders Roslund. Thriller poliziesco che si rifà in modo abbastanza chiaro alle atmosfere dei crime movies anni ’70, come Il Braccio Violento della Legge o Serpico, The Informer è però in tutto e per tutto anche sentito omaggio al genere carcerario, in particolare al periodo compreso tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, a pellicole come Brubaker.

Le due anime, quella più urban e crime, e quella invece più legata ai al mondo carcerario, coesistono in modo assolutamente equilibrato grazie a una sceneggiatura molto robusta e a una regia in grado di regalare cambi di ritmo di ottima intensità. Di Stefano confeziona un thriller assolutamente distante dai cliché hollywoodiani, con personaggi tutt’altro che scontati o superficiali, dove la tensione e la mancanza di certezze inseguono lo spettatore costantemente.

Su tutto e tutti domina la performance di un Joel Kinnaman che ancora una volta si misura con un personaggio completamente diviso a metà, in bilico tra redenzione e perdizione, tra luce e oscurità.

The Informer cinematographe.it

La fotografia di Daniel Katz è semplicemente perfetta per seguire Kinnaman nella sua Odissea allucinante nel mondo del crimine profondo, quello della gang che dominano i ghetti, le strade, che da secoli hanno fatto degli Stati Uniti e dei loro vicoli il loro campo di battaglia.
Le strade, le celle, i piccoli spazi angusti, il cortile diroccato, tutto viene connesso fino a sembrare un solo gigantesco organismo, un’immensa ragnatela creata per fermare ogni tentativo di fuga e redenzione del protagonista.

The Informer – Tre secondi per sopravvivere: la forza della fragilità e la realtà dell’FBI

Né eroe né macho-man come ormai se ne vedono fin troppi negli actions dei nostri giorni, Pete Koslow è un umanissimo anti-eroe che avrebbe fatto la gioia di registi come Peckinpah o Fuller, e che a suo tempo sarebbe stato sicuramente un personaggio perfetto per Harrison Ford.
The Informer infatti fa della fragilità e umanità dei suoi protagonisti il punto di forza, togliendo ogni certezza, regalandoci un’istantanea inquietante del rapporto tra giustizia e legge negli Stati Uniti.

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Se infatti siamo sempre stati abituati a vedere l’FBI come il bene supremo, che vigila sull’operato di polizie locali sovente corrotte o inefficienti, qui invece Di Stefano getta una luce sui reali rapporti di forza tra i Federali e il corpo di Polizia più potente del mondo: la N.Y.P.D., la Polizia della Grande Mela.

Il realismo di Di Stefano interessa dialoghi, interazioni, codici di comportamento e linguaggi sia degli uomini di “legge” che dei criminali, sinistramente molto più simili di quanto sovente ci viene mostrato da una cinematografia sovente troppo mite.
E l’FBI da lui descritta è una gigantesca macchina politica, una piovra che misura i risultati contro la lotta al crimine basandosi sulle performance gradite ai capi, non sul reale apporto dato ai cittadini. Sicuramente qualcosa di poco lusinghiero ma anche di realistico e assolutamente attuale, almeno a leggere i recenti scandali che l’hanno interessata.

The Informer all’azione preferisce la tensione, i dialoghi, il mettere a nudo esseri umani che fanno del contatto continuo con il peggio della società il loro pane quotidiano, ma che cercano (ognuno a modo suo) di mantenere un qualche codice, di sopravviverci. A meno che non siano dall’altra parte della barricata, nelle tenebre.

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In quel caso Di Stefano ce ne mostra il lato stupido, rozzo, ignorante, deludente in un certo senso, ma anche quello più sofisticato, machiavellico, raggelante, quello che ha portato e porta ancora oggi uomini astuti e spietati ai vertici di cartelli e mafie in grado di creare regni sotterranei basati su regole ferree e un’efficienza davvero sorprendente.

A modo suo, The Informer è quindi anche un atto d’accusa contro il sistema carcerario americano, descritto come sostanzialmente un disumano circo dove regna un’anarchia mascherata, e dove più che venir eliminato, il crimine viene coltivato in una sorta di giardino segreto delle tenebre.

The Informer – Tre secondi per sopravvivere arriva al cinema il 17 ottobre 2019 distribuito da Adler Entertainment.

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