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Arriva in sala Ted Bundy – Fascino Criminale, un film dall’impianto documentaristico guidato da due interpreti molto misurati. Il legal-thriller convince e si lascia studiare nelle sue dinamiche.

Un caso che ha fatto parlare di sé. L’arco narrativo del famigerato killer Theodore Robert Bundy, autore di una serie di atroci uccisioni ai danni di oltre 30 donne, viene esaminato sotto l’occhio vigile di Joe Berlinger, un abile documentarista che ha trascorso la maggior parte della sua carriera usando il cinema e la televisione per rafforzare la sua impronta registica. Si mette in evidenza il brutale modello di processo americano, che nell’ultimo mezzo secolo ha accolto più del 77% dei serial killer attivi operanti negli Stati Uniti.
La storia di Ted Bundy è apparentemente folle, incentrata sulla popolarità che lui stesso è riuscito a crearsi attorno, ma nasconde un lato tenebroso che mai si avrebbe intenzione di verificare.

Ted Bundy: un punto di vista inedito, un’innocenza fasulla

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La sceneggiatura a cura di Michael Wernie riesce a soffermarsi sulla dualità di cui si fa carico Zac Efron nei panni di Bundy. Si crea un profilo affascinante, si raggiunge lo status di celebrità perversa grazie alla capacità di sfruttare i media a suo vantaggio. Una visione attenta e meticolosa dello smisurato carisma dietro al mostro, del personaggio pubblico al di là del conteggio dei cadaveri e delle vittime che ha generato. Si forma un piano narrativo che non si perde in digressioni, donando un ritmo serrato alle dinamiche che sorgono all’interno dei vari processi, e si raggiunge un ragguardevole compromesso fra vita privata con la sua fidanzata Elisabeth Kloepfer (interpretata brillantemente da Lily Collins) e tensioni che intercorrono fra rocambolesche fughe e mesi di prigione in isolamento.

Sfruttando l’azione della prospettiva della vita reale di Elisabeth, non ci si imbatte in un film voyeuristico. Non si ha un’azione costante e una corsa a perdifiato fra le strade di diverse contee. Il pubblico viene tenuto a bada, viene privato della narrazione dal punto di vista omnisciente: sperimenta lo svolgersi degli eventi come li percepisce la moglie del sospettato. Ted, per la co-protagonista, è vittima di un sistema che recupera informazioni essenziali ai fini dell’indagine, ma li rielabora per puntare il dito su un ragazzo innocente. Ciò consente al regista di sovvertire gli schemi e le rivelazioni che ne conseguono, fornendo allo spettatore la tensione di svelare il vero significato di ciò che si sta effettivamente rivelando.

Ted Bundy – Fascino Criminale: due interpreti che dominano la scena

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Zac Efron riesce sorprendentemente a distaccarsi da ruoli a lui più congeniali (commedie demenziali e romantiche) per vestire i panni di un killer che non conosce sconfitta. Egli assume il volto, le movenze, e il carattere distinto di Ted. Una persona all’apparenza affidabile, ammirata e persino glorificata, che col passare dei minuti mostra la sua vera natura e la sua indole da predatore sessuale. Un grande sforzo a livello recitativo, accompagnato da una performance misurata da parte di Lily Collins. Un’attrice in grado di calarsi in una condizione estrema, con una figlia da mantenere ma un futuro marito che non ha la possibilità di ritornare a casa. Riesce a catturare il dolore della perdita, con un viso solcato da una vita vissuta per inerzia. A lei vengono affidate le parentesi più travolgenti e le scene fortemente drammatiche, che esplodono per pathos ed intensità emotiva quando avvengono gli incontri con l’interprete californiano.

Ovviamente si è certi che Ted Bundy sia un assassino di donne, prima ancora che il film cominci, ma il grado di immersività che si raggiunge ci invita a sospendere tale conoscenza, addirittura metterla in discussione. Si intraprende lo stesso percorso della giovane ragazza, iniziando a fare il tifo per la loro relazione. Bundy ha davvero amato Liz? Questa rimane la domanda irrisolvibile della pellicola e la chiave di volta per sbloccare un atto conclusivo di grande impatto, che tradisce le aspettative e assume una forma estetica più macabra.

Ted Bundy – Fascino Criminale: un film estremamente malvagio, incredibilmente crudele e vile

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Il tema della natura della verità viene delineato con mirabile padronanza dei mezzi, scomponendo una storia in atti, optando per un montaggio frammentato e fornendo il sostegno necessario ad un cast ispirato. Le musiche di Marco Beltrami e Dennis Smith tentano di scavare nella psiche di chi sta assistendo ad un caso di importanza storica, con un accento da porre sulle incongruenze dell’indagine e sulla personalità doppia legata a doppio filo con Bundy. Le interpretazioni rappresentano l’aspetto cruciale da valorizzare, ai fini di una comprensione maggiore del racconto e di un immedesimazione istantanea. Avvicinandoci alla storia del killer di Vermont e attraverso gli occhi della sua donna, riusciamo a esaminare come un uomo colpevole possa presentarsi al mondo come innocente e sperimentare il prezzo emotivo di coloro che pensavano di conoscerlo bene.

Joe Berlinger non si serve di una vetrina dove esporre una serie di efferati omicidi. Tralascia dettagli cruenti per dedicarsi all’immediata sensazione di pericolo. Un’aria malata si respira tra diversi cambi di location e penitenziari, che rischia di insorgere senza avvertenze nelle sequenze conclusive. Il legal-thriller cambia aspetto, rende dinamica e attiva la partecipazione del pubblico, al fine di restringere l’obiettivo sulla coppia di protagonisti, che sorprendono per dedizione ed impegno.

Ted Bundy – Fascino Criminale è in uscita nelle sale italiane dal 9 maggio 2019, distribuito da Notorious Pictures.

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