smetto quando voglio - masterclass

Premettendo che un film che inizia con la sinfonia di Mozart e la pittorica immagine di Stefano Fresi che, impasticcato e in pelliccia di lontra, compie una piroetta sulla sua spider, non può non promettere bene, Smetto Quando Voglio – Masterclass si conferma degno erede del primo film, al quale apporta un plus sia nel numero dei personaggi che nella regia, atta a migrare ulteriormente verso quel genere action il quale, se da una parte strizza l’occhio ai registi d’oltreoceano, dall’altra rimane impregnato di pura commedia all’italiana.

Il sequel di Smetto Quando Voglio si inserisce nel frangente di tempo che intercede dall’arresto di Pietro Zinni (Edoardo Leo) a quello in cui lo vediamo perfettamente inserito nell’ambiente del carcere, dove addirittura insegna e percepisce uno stipendio, mentre fuori la compagna Giulia (Valeria Solarino) lo attende, crescendo da sola il figlio e pretendendo l’affidamento esclusivo.

In quel frangente chiuso frettolosamente nel primo film, il brillante Sydney Sibilia crea l’attacco perfetto di Smetto Quando Voglio – Masterclass, al cinema da 2 febbraio con 01 Distribution.

Il trucco sta nel farci rivedere la fine del film del 2014, ma da angolazioni differenti, in modo da introdurre nuove chiavi lettura e in particolar modo un nuovo personaggio, dotato di occhi nuovi, occhi che vedono nella banda dei ricercatori non dei mascalzoni buoni a nulla, ma una risorsa. Quel personaggio è Paola Coletti (Greta Scarano), ispettrice di polizia in erba intenzionata a rimettere su la banda.
Guidata dal pallino della carriera, la Coletti architetta infatti una squadra in grado di agire oltre la Legge, ma per conto della Polizia, catalogando e debellando tutte le smart drugs in circolazione.

Messo dinnanzi al compromesso a Pietro Zinni non resta che ricontattare i suoi vecchi colleghi e assumerne di nuovi!

Accanto al leader, laureato in neurobiologia, ritornano allora Alberto Petrelli (Stefano Fresi), laureato in chimica computazionale e braccio destro di Pietro; Giorgio Sironi e Mattia Argeri (Lorenzo Lavia e Valerio Aprea), i due latinisti del gruppo, laureati rispettivamente in semiotica interpretativa ed epigrafia latina, che costituiscono il braccio armato della banda; Arturo Frattini (Pietro Calabresi): laureato in archeologia classica, è il massimo esperto di cartografia archeologica e urbanistica della Roma antica, ma si trova a far parte della banda solo perché è detentore di un furgone! Abbiamo poi Bartolomeo Bonelli (Libero De Rienzo), laureato in macroeconomia dinamica e responsabile del successo economico della banda.

All’antropologo Andrea De Sanctis (Pietro Sermonti) si deve il merito della mimetizzazione nel mondo del crimine, mentre Vittorio (Rosario Lisma) è l’avvocato specializzato in diritto canonico di cui abbiamo già sentito parlare nel primo film e che in questo secondo capitolo acquista finalmente un volto!
Alla vecchia banda si uniscono l’anatomista Giulio Bolle (Marco Bonini) e l’ingegnere meccatronico Lucio Napoli (Giampaolo Morelli).

Un parterre di personaggi tratteggiati nei minimi dettagli, ognuno con la propria storia burrascosa e interessante alle spalle; tutti con dei pregi e dei difetti che trasudano conoscenza; tutti in grado di mettersi al centro dell’attenzione senza occultare nessuno.

Nei protagonisti di Smetto Quando Voglio – Masterclass si nasconde una certa eroicità, con rimandi puntigliosi a blockbuster come Ghostbusters.

Di quest’ultimo, infatti, ritroviamo per esempio i gadget futuristici o l’idea stessa della squadra di improbabili colleghi brillanti messa insieme per compiere un’impresa stramba ma necessaria. Ma altri riferimenti si trovano disseminati nell’intera pellicola e vanno dalla commedia all’italiana al poliziesco anni ’70 (da notare titoli come Roma violentaLa polizia sta a guardare sulle pagine dei giornali), fino a Indiana Jones, Ritorno al futuro e ancora il western, palese nella scene del treno, in cui la scazzottata viene immortalata con sublime chiarezza.

smetto quando voglio masterclass

Smetto Quando Voglio – Masterclass è a tutti gli effetti una action comedy e, nonostante si ricolleghi al primo film, può liberamente svincolarsi dallo stesso, apparendo agli occhi dello spettatore come un’opera a sé stante.

Un’opera perfetta e godibile sotto ogni punto di vista, in cui la regia e la sceneggiatura sono praticamente impeccabili e illuminate da certe perle – purtroppo non comuni nel cinema nostrano – come la scena iniziale dell’incidente, l’assalto al treno o la sequenza in cui i protagonisti vanno in giro con auto e moto del periodo nazista.

Da non sottovalutare le location – che rappresentano una cornice formidabile e valorizzano ulteriormente le scene d’azione – e la colonna sonora composta da Michele Braga, che attraverso brani originali e classici intramontabili fa da contrappeso alla storia stessa.

Per usare le stesse parole di Sidney Sibilia: “La musica non patteggia per la banda, poiché si esalta anche quando le cose vanno male”.

Quello di Smetto Quando Voglio – Masterclass è, insomma, un ritmo frenetico, complesso, imprevedibile, che però non agisce in solitaria ma si lascia coadiuvare dai dialoghi, dona spazio alla sensibilità, alla battuta non per forza pronta, all’umanità che affiorerebbe nella vita comune.

Il film scritto, diretto e sceneggiato da Sydney Sibilia con Francesca Manieri e Luigi di Capua sa polemizzare con discrezione, mettendo il luce la condizione reale nella quale versa il nostro Paese – vi dice nulla l’espressione “cervelli in fuga”? – ma senza focalizzarsi troppo sul lato pessimistico della questione.

Ottimo lavoro trasuda anche dalla fotografia, coadiuvata da Vladan Radovic e dall’uso dei costumi, opera di Patrizia Mazzon. Ogni inquadratura del film è un piccolo quadro nel quale affollano colori brillanti e chiaroscuri da fumetto, se non proprio il fumetto!
Già, perché all’interno del film alcune scene sono prese in prestito dal fumetto di Smetto quando voglio, opera di Roberto Recchioni e Giacomo Bevilacqua.

Non dimentichiamoci poi che fa parte del cast anche un vero e proprio, quanto inaspettato villain: Luigi Lo Cascio nei panni di Walter Mercurio, ma per smascherare la sua vera identità dovremo aspettare l’arrivo del terzo capitolo di Smetto quando voglio.

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