voto del pubblico 5.0/5
voto finale 2.5/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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La vita è proprio strana. Sempre più bello prende l’assunto alla lettera. Regia di Claudio Norza e in passaggio ad Alice nella Città nell’ambito della 16ma edizione della Festa del Cinema di Roma, distribuisce Eagles Pictures e l’uscita nelle sale italiane è prevista per San Valentino 2022. Il film è una dramedy, cioè quel tipico mix di umorismo e dramma in cui non si sa mai bene dove l’uno comincia e l’altro finisce, e viceversa. Il tipo di storia che si sforza di tirar fuori un raggio di sole dentro un temporale e si diverte a ribaltare la prospettiva. Amore e malattia, legami di sangue più incendiari della questione palestinese. E contemporaneamente una variazione sul tema consueto: la famiglia è quella che ti scegli, non quella dove sei nato/a. Volendo, si possono ottenere entrambe le cose ma non è il caso di sottilizzare.

Sempre più bello è il terzo e conclusivo capitolo di una trilogia teen pop cominciata poco più di un anno fa (2020) con Sul più bello, e proseguita poi con il capitolo di mezzo Ancora più bello. Protagonista è ancora una volta la coraggiosa, indiavolata e coloratissima Marta (Ludovica Francesconi). Stavolta, a differenza delle scorribande precedenti, ha molto da perdere. Qualcosa è successo. Cosa?

Sempre più bello: a che punto siamo con la vita di Marta e di tutti gli altri

Sempre più bello, Cinematographe.it

Marta ha finalmente dei polmoni nuovi di zecca e una gran fame. Il trapianto è riuscito, Gabriele (Giancarlo Commare) è accanto a lei e tra l’altro ha anche abbandonato le velleità di carriera e il sogno parigino. Rimane a Torino a fare l’insegnante (le allieve apprezzano) di storia dell’arte, non ci sono più scuse per una convivenza come si deve. Jacopo (Jozef Gjura) e Federica (Gaja Masciale), coinquilini di Marta e molto più che fratelli d’elezione, si lanciano nello spericolato business dei B&B per colmare il vuoto dell’assenza. Trovandosi addirittura a sperimentare una breve parentesi di genitorialità. Rebecca (Jenny De Nucci) e Giacomo (Riccardo Niceforo), nel frattempo, sperimentano una lezione niente male: dietro ogni storia d’amore che si rispetti c’è un continuo carnevale di rapporti di potere, abusi social e colpi bassi. Tutto nella norma, dunque.

Solo apparentemente, come bene sa chi ha seguito la storia di Marta (e di tutti gli altri) fino a questo punto. Sempre più bello mantiene coerente l’ideologia di fondo della trilogia. Verniciando le pareti emotive e narrative del racconto con colori sgargianti, la fotografia è di Emanuele Pasquet. L’eleganza tipica di forme aggraziate, pure se sul fondo sta acquattato un bel mostro.

La mucoviscidosi, così Ludovica Francesconi/Marta preferisce parlare del brutto male che la insegue, la fibrosi cistica. Esorcizza la paura scegliendo un nome inconsueto, più innocuo, bastasse quello. La malattia, ovviamente, tornerà a bussare alla sua porta. E a quel punto servirà tutto l’ostinato ottimismo, il coraggio, la follia della ragazza per tenere testa al nemico. Servirà l’amore e l’affetto di chi le sta vicino. E magari anche una buona parola da un fantasma del passato, Drusilla Foer.

Un film pop, in equilibrio tra dolore e ottimismo

Sempre più bello, Cinematographe.it

Anche nel quadro di un cast e di un impianto narrativo corale, buona parte del peso di Sempre più bello riposa sulle spalle di Ludovica Francesconi. Il gioco d’equilibrio che la giovane protagonista sostiene, a metà strada tra dolore e slancio umoristico, è replicato dall’anima pop del film. Che cerca, nella carnalità dell’immagine e nella pulsione ottimistica del racconto, la chiave giusta per muovere guerra al dolore. Con integrità e senza ruffianerie. Bisogna dire che quello che riesce all’attrice, non sempre riesce al film.

Da adolescente “affamata”, di vita, d’amore, d’ossigeno, a giovane donna pronta ad aprirsi a più o meno qualunque cosa. Questo, in pillole, il senso della traiettoria spirituale di Marta e il lascito neanche troppo nascosto della trilogia. E questo, in misura maggiore, l’approdo di Sempre più bello.

Il risultato è diseguale. Il racconto del dolore e della paura, l’umorismo e il sorriso come strategie e risposte istintive ai colpi bassi della vita funzionano. L’approccio è temprato dall’esperienza di tre film sfornati a stretto giro di posta; la mano di Claudio Norza ha buon gioco a riproporre la formula. Quello che non convince è la cronaca dell’ingresso dei protagonisti nella vita adulta. Troppo superficiale e frettolosa. Come se, dopo aver speso buona parte delle sue energie a preoccuparsi della malattia, Sempre più bello non avesse voglia di occuparsi d’altro. Umanamente comprensibile. Sul piano dell’integrità narrativa, meno.