voto del pubblico 2.3/5
voto finale 2.9/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Presentato al Giffoni Film Festival e nella sezione Alice nella Città della Festa del Cinema di RomaSul più bello” è l’esordio cinematografico di Alice Filippi, un teen drama che sulla scia di successi internazionali come Colpa delle Stelle e A un metro da te decide di portare sullo schermo la malattia, senza cavalcarne sfrontatamente l’emotività. È una storia nota, quella di un amore osteggiato da una forza più grande apparentemente impossibile da vincere che nella declinazione e nel tocco vivace della regista non risente del suo peso, anzi vibra leggera sulle note di un amore genuino arricchito dalle interpretazioni di Ludovica Francesconi e Giuseppe Maggio (Amore 14, Baby), qui nella parte di Marta e Arturo. A costruire il favoloso mondo di Marta oltre alla palette cromatica dal sapore vintage e alle inquadrature squisitamente simmetriche (una gioia per gli occhi!) un cast ben assortito di personaggi pittoreschi tra cui spiccano, oltre i volti già noti, interessanti novità del panorama attoriale italiano.

Sul più bello: quando “il destino cambia la destinazione”

“Se ci pensi siamo come un film
Cambiamo sul più bello, sempre sul più bello”

 

Marta (Ludovica Francesconi) è una studentessa universitaria iscritta alla facoltà di psicologia, orfana di entrambi i genitori e affetta da mucoviscidosi, meglio conosciuta come fibrosi cistica, una malattia cronica ereditaria che indebolisce i polmoni e accresce le possibilità di manifestare frequenti bronchiti e attacchi asmatici. A tenerle la mano durante ogni visita e a condividere con lei ogni attimo della sua “banale quotidianità esistenziale” sono i migliori amici Federica (Gaja Masciale) e Jacopo (Jozef Gjura), una triade vincente che ripropone la necessità degli affetti in un microcosmo di piccole conquiste giornaliere. Dotata di un lucido senso di consapevolezza Marta riconosce i suoi limiti concedendosi puntualmente l’occasione di ribaltare i risultati contro ogni pronostico e quando la malattia si aggrava si convince che avere un obiettivo sia sufficiente a tenerla in vita. Anello di congiunzione tra Marta e il futuro è l’inarrivabile Arturo (Giuseppe Maggio), un rampollo dell’alta società che succube delle imposizioni familiari ritrova in Marta la serenità di una vita vissuta giorno per giorno nelle sue infinite possibilità.

Sul più bello: un primo piano ironico e delicato della malattia 

Alice Filippi raggira il cliché con una delicatezza che sembra cullare i protagonisti in una cornice rassicurante per quanto temibile. Investire l’amore della forza necessaria a tenerti in vita è un’impresa coraggiosa se si pensa alle trasposizioni cinematografiche che hanno fatto della malattia l’occasione per cavalcare l’onda del successo. Sul più bello non è un’ode al dolore della perdita né un primo piano sull’evoluzione della malattia: è un racconto sostenuto dall’ironia di una brillante e vivacissima Marta capace di assumersi il rischio di innamorarsi senza concedere troppo potere alle incertezze del domani. Un decorso dignitoso della malattia che non cede all’emotività caricata e non ricerca la lacrima facile, ma concentra ogni sua attenzione sulle dinamiche interpersonali, sui rapporti di fiducia, sull’imprevedibilità della vita. Tutti elementi che riescono a salvare la pellicola dall’azzardo del déja-vu costruendosi in maniera equilibrata e sbarazzina.

Famiglia per scelta: Gaja Masciale e Jozef Gjura sono irresistibili 

L’occhio della regista si mostra definitivamente inclusivo e sensibile alle tematiche di genere portando sullo schermo, parallelamente alla storia di Marta, le vicende di FedericaJacopo, due ragazzi omosessuali pronti a diventare genitori ma spaventati dagli effetti che una decisione simile potrebbe comportare sulle loro vite. A dominare la scena è l’incredibile espressività di Gaja Masciale, “figlia” dell’Accademia d’Arte drammatica “Silvio d’Amico”, una personalità esuberante, fiera quanto fragile in grado di suscitare emozioni epidermiche con la sua naturalezza. Lo sguardo magnetico, la folta chioma rossa, la gestualità innata e materica che si staglia al centro delle inquadrature attraendo e respingendo lo spettatore: un personaggio umano che restituisce, in equilibrio con un “partner” presente e complice, tutta la maturità di una donna decisa a costruire da sé la propria storia.