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Se siete degli inguaribili nostalgici del cinema action anni ’80 e ’90, quello che aveva per protagonisti i vari Stallone e Schwarzenegger (ma anche un po’ Bruce Willis), Security è il film che fa per voi. Realizzato nel 2017 e destinato fin dalla sua nascita all’home video, il film di Alain DesRochers materializza davanti ai nostri occhi esattamente ciò che sarebbe lecito aspettarsi: una trama ridotta all’osso, personaggi tagliati con l’accetta (buoni buonissimi vs cattivi cattivissimi) e una incontrovertibile tensione verso la più smaccata prevedibilità.

Ma, a dirla tutta, abbiamo ancora bisogno di queste operazioni, che non concendono il minimo spiraglio allo stupore? Possiedono ancora un loro pubblico di riferimento? Il dubbio è grosso, perché l’unico motivo di interesse di Security sembra risiedere nella presenza di Antonio Banderas, che conosciamo già in qualche modo come piccolo/grande eroe del cinema d’azione (alla Mercenari) ma che in verità siamo più avvezzi a ricondurre all’intimismo di Pedro Almodovar, colui il quale per primo l’ha scoperto in Spagna nel lontano 1982.

Security: tutto in una notte

Security, Cinematographe.itPrima di arrivare all’azione e alla caccia, che esplode più o meno attorno a metà film, c’è un preambolo che avrebbe forse meritato un più degno approfondimento: il protagonista Eddie Deacon è un ex capitano dei servizi speciali, che ha partecipato anche alla sanguinosa battaglia di Sangin in Afghanistan. Ora, abbandonato dallo stesso Paese per cui ha rischiato la vita, è in cerca disperata di un lavoro. Uno qualsiasi, che gli permetta di andare a trovare moglie e figlia che vivono in un altro stato. Un po’ di analisi e di critica sociale, dunque, che ci fa tornare in mente per qualche secondo l’American Sniper di Clint Eastwood e le sue questioni etico-morali.

Tutto ciò, però, viene seppellito troppo in fretta dalla necessità di semplificare e ridurre al minimo le complicazioni narrative: Deacon viene assunto come guardia in un centro commerciale, i suoi colleghi sono molto poco organizzati (il capo borioso, lo sfigato, il nerd e la donna tutta d’un pezzo) e l’arrivo di una ragazzina in fuga manda in tilt la loro quotidiana routine. Inizia l’assedio notturno, col solito collaudatissimo – e, per questo, vagamente noioso – confronto fra il villain (Ben Kingsley) armato fino ai denti e i “bravi ragazzi” quasi disarmati disposti a tutto pur di salvare la giovane in pericolo.

Security: “un Die Hard ambientato in un grande magazzino”

Security, Cinematographe.itUn buon indizio per valutare il reale valore di un’opera è spesso lo strillo di locandina, ovvero la tagline che i distributori decidono di apporre per meglio vendere il prodotto. In questo caso ce ne sono due: “dai produttori di Attacco al potere 2” e “un Die Hard ambientato in un grande magazzino”. Rifarsi alla saga di Attacco al potere è una dichiarazione di intenti: anche Security è un thriller di cospirazioni e sotterfugi, in cui a risolvere l’intreccio è un uomo solo al comando (“Se vuoi un lavoro ben fatto, devi fartelo da solo”) a cui probabilmente non verranno riconosciuti i propri meriti.

Strizzare l’occhio a Die Hard, invece, significa fare leva sulla nostalgia. La nostalgia dell’action movie ad alto tasso di improbabilità (ad un certo punto Antonio Banderas per difendersi dai proiettili guida un quad in derapata e andando agevolmente in testacoda) e dal vago sottotesto comico. Si gira col pilota automatico, che per lo spettatore significa apprezzare la buona qualità degli stunt ma sapere già perfettamente come andrà a finire. Chi vuole accontentarsi, ne uscirà mediamente soddisfatto; per gli altri… resta la buona prova di Banderas, e la voglia di andare a rivedersi Bruce Willis che si arrampica nella sua trappola di cristallo.

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