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Quando c’è la crisi, bisogna diventare creativi. È stato questo il motto di Ramona, che ha guardato in faccia il disfacimento economico del 2008 e gli ha risposto mettendo in piedi la sua agenzia. Giusto quattro ragazze, una sostanza che metteva k.o. i clienti e carte di credito da cui reclamare i soldi della loro prestazione. Niente di eccessivamente spinto, solo qualche balletto, qualche sorso in compagnia. Una serata indimenticabile, se non fosse che i gentili gentleman non ne avrebbero più avuto memoria la mattina seguente.

Dall’articolo pubblicato nel 2015 dal New York Magazine alla scrittura e regia di Lorene Scafaria, l’attività delle stripper più proficue della Grande Mela diventa film con Le ragazze di Wall Street – Business Is Business – in originale il ben più efficace Hustlers -, che dopo l’intelligente prospettiva sul crollo della borsa nel disastroso anno finanziario ne La grande scommessa di Adam McKay, vede tornare il regista e sceneggiatore in veste, stavolta, di produttore della pellicola (insieme all’attore Will Farrell), per esplorare un altro lato di quel momento di transizione privo di aspettative e speranze in cui, in qualsiasi modo, bisognava trovare la maniera per andare avanti.

Le ragazze di Wall Street – Tra paillettes e trucchetti, i due lati delle spogliarellisteLe ragazze di wall street, cinematographe

E Ramona (Jennifer Lopez) l’ha trovata davvero. Eccellente stripper con il fiuto per gli affari, la donna prende sotto la sua ala Destiny (Costance Wu), nuova arrivata del club a cui insegna la regola principale per poter guadagnare nell’ambiente dei locali notturni: sapere con chi, di Wall Street, si ha a che fare. Ma l’America sprofonda nella crisi economica e così anche gli strip club devono darsi il doppio da fare. È qui che l’astuzia di Ramona rientrerà in gioco, escludendo l’idea di tornare ai soliti balletti ed escogitando il modo per incrementare i propri guadagni.

Lorene Scafaria con il suo Le ragazze di Wall Street utilizza lo stesso stratagemma compositivo che Steven Soderbergh aveva adoperato con il suo Magic Mike. È il mondo dello spogliarello che acchiappa lo spettatore, che attira per le luci al neon smorzate dai toni bui dei locali, per le paillettes che rimangono attaccate al jeans dei pantaloni, su cui la regista può sperimentare il proprio occhio con libertà, dando maggiori stimoli alla macchina cinematografica. E, contrapponendosi alla fantasticheria del proibito, a quel mondo di cui si è inevitabilmente incuriositi, va creandosi la solidità di un racconto che rallenta i propri ritmi, che smorza l’euforia delle sue scene ad alta concentrazione sessuale, dove è la vera storia a mandare avanti il film, a dare senso discorsivo all’opera.

In una partita dove ogni mossa è truccata, in cui è il giocatore più furbo a poter conquistare il proprio obiettivo, le protagoniste controbattono con la stessa moneta offertagli dal proprio Paese, sfruttando a loro volta quei rampolli di Wall Street che erano stati i mandanti della rovina in cui si era ritrovato il mercato globale. Nell’abbracciare Ramona, Destiny e le loro “sorelle”,  Lorene Scafaria sostiene la sensualità dei suoi personaggi, esaltandole nella presenza più di quanto non faccia già il loro aspetto e senza privarle mai della dimensione famigliare che aveva caratterizzato l’unione tra le donne. È poi il montaggio di Kayla Emter a mettere insieme il tutto, a fare delle protagoniste delle strippers e delle strateghe, delle truffatrici e delle madri, stabilendo per ogni circostanza i migliori tagli, in una collaborazione con un sonoro a cui vengono riservate le intuizioni più entusiaste.

Le ragazze di Wall Street – L’America dei soldi e dei balletti

Al centro dell’uragano delle protagoniste, Jennifer Lopez conquista il predominio piazzandosi come capo indiscusso dell’intera operazione. Di una sicurezza tale, l’interprete si muove con una confidenza che intercorre tra le sue abilità manageriali e la padronanza del proprio corpo, qualità che le fanno assumere il comando e la rendono fulcro primario della pellicola. L’attrice catalizza l’intera attenzione non solo appoggiandosi sulla propria fisicità, ma rimarcando un carattere determinato che la Lopez ricopre con potere, finendo per diramare quest’ultimo in ogni angolo del film.

Quando “l’America è un intero strip club, c’è chi lancia i soldi e chi balla”, l’unico modo per cavarsela è saper ricoprire entrambi i ruoli. E loro per un periodo ce l’hanno fatta. Le ragazze di Wall Street, quelle dei pub notturni, dei vestiti costosi e alla ricerca di una propria indipendenza, ce l’hanno fatta. Così come il loro film, graffiante e compatto, non invaghendo soltanto gli uomini del quartiere finanziario, ma anche tutti coloro che si ritroveranno a scoprire la loro storia attraverso lo schermo.

Le ragazze di Wall Street – Business Is business, prodotto da STXfilms e Gloria Sanchez Productions, sarà nelle nostre sale dal 7 novembre, distribuito da Lucky Red.

Per saperne di più sulla storia vera de Le ragazze di Wall Street leggi qui

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