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Al civico 119 di Via Parco del Lauro in quel di Polignano a Mare, dove un tempo sorgeva l’ex mattatoio comunale del paese, da qualche anno è nato il Museo Pino Pascali che, oltre ad ospitare le creazioni del compianto artista, è anche la sede della Fondazione a lui dedicata. Lì, in una splendida location a strapiombo sul mare, nella zona del lungomare a sud della cittadina pugliese, abituale meta di turisti da tutto il mondo, ha trovato “casa” ciò che resta delle tante opere realizzate nel corso della sua carriera dal copywriter, grafico, arredatore, fotografo e attore pugliese, spentosi prematuramente all’età di 33 anni in seguito a un incidente motociclistico all’apice di un fulminante percorso artistico.

Pino: una riflessione sull’uomo e l’artista, immersa in una dimensione narrativa in cui spazio e tempo si azzerano

Pino cinematographe.it

Tra le opere presenti nell’area espositiva del museo non poteva di certo mancare la celebre Cinque bachi da setola e un bozzolo. Ed è dalla sua acquisizione e dall’installazione in quella topografia avvenuta nel 2018, in occasione del 50° anniversario dalla scomparsa, che prende il là il documentario Pino di Walter Fasano, presentato nell’edizione virtuale del 38° Torino Film Festival. Proprio il ritorno di quell’opera nei luoghi di origine si tramuta in una riflessione sull’uomo e l’artista, immersa in una dimensione narrativa in cui spazio e tempo si azzerano.

Una babele di lingue per ricucire i fili di una biografia che raccoglie i temi, gli stilemi e gli highlights chiave del percorso creativo di Pino Pascali

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A firmarlo il pluridecorato montatore barese che, tra una post-produzione e l’altra di pellicole di noti cineasti come Dario Argento, Maria Sole Tognazzi, Marco Ponti, Igort, Luca Guadagnino e Park Chan-wook, è solito ritagliarsi di tanto in tanto qualche incursione nella regia. Così dopo l’esperienza di Bertolucci on Bertolucci, a sette anni di distanza ha deciso di riprovarci e sempre con lo stesso modus operandi, quello che vuole i materiali d’archivio (foto, interviste e video) mescolarsi senza soluzione di continuità per dare forma e sostanza a un film-saggio che ricostruisce  la breve e intensa vicenda umana e artistica di Pascali. Per farlo, Fasano si affida nuovamente a una babele di lingue (italiano, inglese e francese) affidata alle voci narranti di Suzanne Vega, Alma Jodorowsky, Monica Guerritore e Michele Riondino, per cucire i fili di una biografia che raccoglie i temi e gli stilemi, ma anche gli highlights più significativi, della vita e del percorso creativo (tra cui l’esposizione a L’Attico e quella in una contestata Biennale) di un grande del Novecento.

Pino: un ritratto a mano libera per rendere un sincero omaggio a un grande artista del Novecento

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Pino è un “mosaico audiovisivo” che restituisce appieno l’essenza, l’estro e il fuoco sacro che alimentava l’essere umano e l’artista. Si sarebbe potuto dire e mostrare molto di più, ma probabilmente non era questa l’intenzione dell’autore. Più che una biografia classica come erroneamente si potrebbe pensare a una lettura più superficiale, il documentario in questione è piuttosto un atto d’amore e un omaggio sincero quanto dovuto a quello che è stato e a ciò che è destinato a rimanere impresso nel futuro. Mai didascalico nella sua stesura, tantomeno nel riutilizzo che viene fatto dei materiali di repertorio pre-esistenti (come era solito fare il protagonista), Pino è un ritratto a mano libera pensato e montato in punta di matita, che ha come grande merito quello di ricordare e riscoprire e non di celebrare o immortalare. Il tutto impreziosito da un pregevole lavoro di sound design e mix.